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I CONSIGLI DEL FARMACISTA


INSUFFICIENZA VENOSA

Pubblicato il: 21/10/2020

La malattia venosa cronica degli arti inferiori racchiude nella sua definizione un insieme di condizioni di grande rilevanza medica e socio-sanitaria, caratterizzate da segni e sintomi variabili per tipo, severità e impatto sulla qualità di vita del paziente.  Sono sotto-diagnosticate, ma molto diffuse, e colpiscono di più le donne a causa degli ormoni, delle gravidanze e, banalmente,  dei  tacchi alti. Hanno elevata prevalenza, tendenza a evolvere verso quadri  complessi e, cosa non trascurabile, un impatto estetico molto negativo.
Negli stadi avanzati s’instaura l’insufficienza venosa cronica, disturbo funzionale dell’emodinamica delle gambe, caratterizzato da ipertensione venosa con un corteo di segni e sintomi tra cui varici, edema, dolore, alterazioni del trofismo cutaneo, ulcerazioni. Tutto nasce da anomalie nella funzione delle valvole o da alterazioni della parete delle vene che permettono il reflusso del sangue verso il basso con aumento della pressione nel sistema venoso degli arti inferiori; se la condizione si protrae, le valvole perdono gradualmente la loro funzionalità, l’ipertensione si aggrava (gonfiore, dilatazione dei vasi e varicosità) e si innescano fenomeni infiammatori che, in un circolo vizioso, perpetuano la disfunzione e fanno progredire la patologia. L’infiammazione, in ogni caso, è il cuore del problema perché i leucociti aderiscono alla parete venosa  liberando mediatori ed enzimi proteolitici che la danneggiano e rendono le valvole incontinenti.
Terapia farmacologica e obiettivi
La terapia farmacologica nel trattamento della malattia venosa cronica deve mirare contemporaneamente a due obiettivi:
1) combattere le alterazioni del microcircolo e del circolo venoso, ripristinando l’omeostasi micro-circolatoria, aumentando il tono venoso e il drenaggio linfatico, migliorando l’emoreologia, riducendo la filtrazione, eliminando i manicotti di fibrina peri-capillari.
2) contrastare l’infiammazione e la degenerazione strutturale dei vasi,  inibendo le molecole d’adesione, bloccando i mediatori d’infiammazione, antagonizzando l’effetto dei radicali liberi e dello stress ossidativo.
I farmaci, insieme all’elasto-compressione e alla correzione di comportamenti e stili di vita sbagliati, possono  alleviare la sintomatologia e contenere il problema negli stadi iniziali; nei casi più gravi, però, può essere necessario intervenire in modo invasivo con il trattamento sclerosante o lo stripping chirurgico delle vene patologiche.
Trattamento 
I bioflavonoidi sono molecole naturali molto utilizzate in quest’ambito: la rutina e i suoi derivati (oxerutina e troxerutina) sostengono il tono venoso bloccando l’inattivazione della noradrenalina mentre a livello del microcircolo aumentano la resistenza capillare e diminuiscono la frazione di filtrazione; queste azioni sono condivise in parte dalle saponine del rusco che sono peraltro anche agonisti diretti dei recettori adrenergici vasali α1.
Escina e proantocianidine (da semi d’uva) agiscono soprattutto sul microcircolo.
L’unico bioflavonoide ad azione davvero multi-target nella malattia venosa cronica è la diosmina: da sola o in associazione a esperidina sostiene il tono venoso prolungando l’azione della noradrenalina, migliora il microcircolo, stimola il drenaggio degli edemi e aumenta il numero di vasi linfatici, ha azione antinfiammatoria e anti-adesiva. Per l’efficacia e l’ottima tollerabilità la diosmina micronizzata è probabilmente il composto-leader tra i bioflavonoidi vasoattivi.
I triterpeni del fito-complesso di Centella asiatica  sono antinfiammatori, stabilizzano le fibre di collagene ed elastina, stimolano la biosintesi di glicosaminoglicani, hanno azione angiogenetica, favoriscono  la guarigione delle ferite e delle ulcere, supportano la funzionalità del microcircolo.  Studi pre-clinici hanno  evidenziato la loro efficacia nell’indurre la sintesi di collagene da parte di fibroblasti umani in coltura nonché l’aumento di fibronectina, proteina di struttura importante per la tenuta della parete venosa; regolarizza anche  la struttura del tessuto connettivo della guaina perivascolare, riduce la sclerosi e l’indurimento e migliora il flusso di sangue negli arti .
La cumarina del meliloto ha un’azione specifica a livello linfatico favorendo la degradazione da parte dei macrofagi degli accumuli di macromolecole proteiche nel comparto extracellulare perivascolare. La loro scissione produce molecole di dimensioni inferiori che possono essere drenate con conseguente riduzione dell’edema. La cumarina, peraltro, sembrerebbe stimolare la contrazione delle fibrocellule dei vasi linfatici e possedere anche un certo effetto antinfiammatorio.
Non trascurabile è il contributo della vitamina C, per i suoi effetti favorevoli sulla biosintesi del collagene vasale e la sua azione antiossidante che attenua gli effetti endoteliali dell’eccesso di radicali liberi.