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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

Donne sportive, attenzione alla dieta

Allenamenti più o meno intensi senza seguire anche un regime alimentare adeguato, ricco di minerali e vitamine, possono sottoporre l’organismo a uno stress eccessivo.È il grido di allarme dell’American College of Sports Medicine: le donne che praticano molto sport e non controllano la propria dieta, possono incorrere, a lungo andare, in disturbi di tipo alimentare, amenorrea e osteoporosi.Dipende dal fatto che, in genere, le persone sportive privilegiano un’alimentazione proteica, con apporti spesso insufficienti di carboidrati, grassi e vitamine. La prima regola, quindi, per beneficiare dell’attività fisica, è iniziare a praticarla con gradualità tenendo d’occhio la tavola.Quando e come mangiareSe siamo in procinto di andare in palestra, a fare una partita a tennis o la corsa quotidiana è meglio non appesantire la digestione: il pasto, a base di carboidrati, verdura e frutta, va consumato almeno 2 ore e mezza prima.Dopo l’allenamento, aspettare almeno mezz’ora prima di mangiare qualcosa, scegliendo tra frutta di stagione, frutta disidratata o succhi di frutta.Qualsiasi sport comporta un dispendio di acqua e sali minerali, che vanno reintegrati. Il succo d’ananas e il succo di pomodoro sono i più indicati per recuperare in fretta. Non ci sono limiti al consumo di acqua naturale.Per gli sportivi del weekendQuando potete dedicare allo sport preferito soltanto il fine settimana, è molto probabile che la scelta ricada su un allenamento mattutino. In questo caso, la colazione deve essere calibrata.Un esempio? Una tazza di latte parzialmente scremato, un paio di fette sottili di pane, meglio se integrale o d’avena con un leggero strato di marmellata e un frutto.Ecco a quali elementi prestare maggiore attenzioneGli sforzi a cui è sottoposto un organismo in attività possono ridurre i livelli di magnesio nel sangue, con conseguenti crampi muscolari. Ma una carenza di questo prezioso minerale, che favorisce la produzione di energia, può essere causata anche da un eccesso di zuccheri semplici o proteine.Dove trovare il magnesio negli alimenti? Nella verdura a foglia verde, nelle noci, nei legumi e nelle banane.Anche le scorte di vitamine del gruppo B, necessarie alle cellule per usare in modo corretto i carboidrati a disposizione, tendono a calare in chi fa sport con una certa frequenza.Ecco perché è necessario non farsi mancare le vitamine B1, B2, B6 e PP (niacina). Gli alimenti più comuni che le contengono sono cereali integrali, le noci, le mandorle, il tuorlo d’uovo, i legumi e i cavoli.Una carenza di calcio, minerale che interviene nelle funzioni neuromuscolari, oltre a essere responsabile di osteoporosi, può provocare amenorrea, cioè scomparsa del ciclo mestruale, fenomeno non raro tra le donne che praticano sport.Il calcio si recupera con il latte e i suoi derivati ma anche aggiungendo salvia e rosmarino alle pietanze.Infine, nella dieta ideale di chi consuma molte energie con l’attività fisica non devono mancare zinco, (presente in ostriche, latte e carni) protettivo della muscolatura, e vitamina C, che favorisce l’assorbimento del Ferro e contribuisce a mantenere in forma i muscoli sottoposti a impegno costante.La vitamina C è presente soprattutto nel kiwi, negli agrumi, nel ribes, nel prezzemolo e nei peperoni.

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COME CONSTRASTARE L'ASTENIA

Può essere dovuta a una patologia sottostante, ma anche a una cattiva qualità del sonno o al passaggio verso la bella stagione.C'è la spossatezza “indicibile”, che impedisce di compiere anche le più banali attività quotidiane: come quella che può colpire chi si ammala di influenza e non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto. Ma c'è anche quel senso di fiacca tipico del cambio di stagione o, se si preferisce, del proverbiale “aprile dolce dormire”: nel mezzo, tantissimi significati attribuiti alla parola “astenia”, che, nel linguaggio quotidiano, è spesso usata in modo improprio come sinonimo di stanchezza.«Dal punto di vista medico, l'astenia è la mancanza di forze. Ma si tratta di un sintomo che si riscontra in talmente tante situazioni differenti al punto di poter dire che non esiste una malattia più o meno grave o un disturbo banale dove l'astenia non sia presente», spiega Claudio Cricelli, medico e presidente della Società italiana di medicina generale (SIMG).I manuali di medicina clinica ne distinguono due macrotipologie: quella muscolare (nota anche come miastenia) e quella nervosa (detta anche nevrastenia).In entrambi i casi si parla di una forma di debolezza generalizzata, correlata a fatica cronica e ad un'insufficiente risposta agli stimoli. Tuttavia, se nel primo caso questa condizione è ricondotta alla riduzione o alla perdita della forza muscolare, nel secondo viene associata a una carenza di potassio o magnesio e si accompagna a disturbi della psiche o del sistema nervoso centrale.«Per il medico inquadrarla è una sfida, perché è uno dei primi segni di malessere, ma può colpire anche chi non deve affrontare un problema di salute».Questo allora ci autorizza a non allarmarci e a pensare che si tratta di un disturbo transitorio e, come tale, “passerà”? «Assolutamente no: nessun sintomo che si presenti in maniera continuativa va sottovalutato né attribuito genericamente “allo stress”» ammonisce Cricelli.«Ciò non vale, naturalmente, se la stanchezza è dovuta a un preciso evento: per esempio, aver fatto le ore piccole, trovarsi in un periodo di superlavoro o aver affrontato sforzi fisici. In questi casi non si tratta di astenia, ma di naturale affaticamento, e possiamo quindi permetterci di pensare che passerà solo con il riposo, senza alcuna preoccupazione».L'astenia (o fatigue) è invece una sensazione soggettiva che può non dare segni esterni né essere misurabile, con una durata superiore a due-tre giorni e che non si accompagni a una malattia nota (influenza con astenia muscolare e dolore, febbre, mal di testa, nausea, inappetenza, debolezza da convalescenza, miastenia, diabete ecc). Come tale, va sempre “ascoltata” e segnalata al medico.LA DIAGNOSI:«Quando il paziente lamenta un periodo prolungato di astenia – spiega Claudio Cricelli – il medico, oltre alla visita medica, per inquadrare il problema raccoglie innanzitutto una serie di dati: età e sesso della persona, durata del problema, stato di gravidanza o menopausa ecc. Inoltre, pone al paziente una serie di domande, indagando per esempio se si tratta di una diminuzione generale delle forze durante tutto il giorno o se la stanchezza si manifesta al risveglio e poi passa oppure alla sera, o ancora se è confinata a particolari giorni della settimana; se la stanchezza c'è ma non impedisce le normali attività quotidiane o, viceversa, le rende impossibili o molto difficoltose; se ci sono stati in precedenza disturbi o malattie, se sono presenti altri sintomi (per esempio diminuzione dell'appetito, febbre, sensazione di caldo o di freddo ecc), se si soffre di intolleranze o allergie, se ci sono problemi di alimentazione. Ancora, l'insonnia prolungata è causa tipica di grande stanchezza, e quindi è indispensabile valutare la qualità del sonno. La raccolta di tutti questi elementi permette al medico di individuare una possibile malattia o escluderla».Fondamentale anche comprendere lo stato d'animo e il benessere psichico del paziente. «L'astenia, come l'insonnia, spesso è spia di malattie del sistema nervoso anche importanti, un segno precoce di depressione o ansia gravi, o della sindrome del burn out. Se necessario, vengono prescritti esami per approfondire la situazione, ovviamente sulla base delle risposte date dal paziente».Per esempio, nel caso di una giovane donna che pratica molto sport e segue una dieta vegetariana è utile indagare l'eventualità di una carenza di ferro (anemia) con opportuni test del sangue. Se ci sono disturbi a livello intestinale o cutaneo e perdita di peso, potrebbe essere il caso di prescrivere il test per la celiachia.ASTENIA PRIMAVERILE: ESISTE DAVVERO?«La risposta è controversa» afferma Cricelli. «Nella letteratura c'è una perenne diatriba: lavori recenti sostengono che esiste, così come altri lo negano. In realtà il problema è mal posto. Nel passaggio verso la bella stagione, il nostro organismo – ma anche quello degli animali e delle piante – che durante l'inverno e le più lunghe ore di buio ha diminuito l'attività basale, deve riadattarsi all'allungamento delle ore di luce a disposizione. Una sorta di risveglio dettato dagli ormoni che tengono conto del tempo della luce e del buio e che si riattivano, “riaggiustando” il metabolismo a un nuovo ritmo circadiano».È chiaro che, quando arriva la primavera, una delle prime risposte naturali di un organismo che è stato un po' "in letargo" è quello di dover ripartire con un passo più accelerato: ciò è indubbio, ma viene percepito in maniera soggettiva. «Ci sono persone che la avvertono con più fatica, quindi non ha senso sostenere che non sia vero: gli insegnanti si trovano di fronte studenti che sbadigliano in classe e i medici di famiglia accolgono più pazienti in cerca di rimedi che li aiutino a contrastare la sonnolenza e il senso di stanchezza proprio della mezza stagione».L'astenia in quanto tale non è una malattia e quindi non ha una cura ad hoc. «Bisogna trovare la causa, eventuali patologie, risolverle e, di conseguenza, passa anche l'astenia», chiarisce Cricelli.«In generale, l'astenia molto difficilmente è il sintomo iniziale di presentazione di una malattia.» Infatti, nella maggior parte dei casi, più che un "campanello di allarme", questa condizione è uno dei sintomi.Anzi, per gli specialisti di medicina generale la debolezza generalizzata indotta dall'astenia è uno dei sintomi riscontrati con maggiore frequenza nelle persone con problematiche croniche e negli anziani con abitudini sedentarie.Nelle parole di Cricelli: «per esempio, ci può essere un quadro ormonale alterato e la mancanza di energia si manifesta quando c'è un funzionamento rallentato della tiroide (ipotiroidismo) o un'insufficienza surrenalica (Morbo di Addison), ma si tratta di un sintomo tardivo. Lo stesso vale per l'anemia, che causa stanchezza quando è diventata consistente. Ci sono anche alcune forme di tumori che si manifestano con una perdita di forza e lo stesso vale per alcune infezioni, oltre che per malattie come la fibromialgia o la sclerosi multipla». Per non parlare, poi, dei disturbi a carico del cuore (come le varie forme di coronaropatia), di cui difficoltà a compiere qualsiasi sforzo e conseguente fatigue sono alcuni degli effetti più evidenti.Per quanto riguarda, invece, la spiegazione fisiologica delle cause dell'astenia, un'ipotesi è stata avanzata nel 2011, in occasione di un incontro del comitato tecnico-scientifico del già citato SIMG. Secondo questa teoria, l'origine di questa condizione persistente andrebbe ricercata nella riduzione dei livelli di energia prodotta dalle cellule e, in definitiva, in un apporto di macro- e micronutrienti (come proteine, vitamine e sali minerali) inadeguato o eccessivamente ridotto.Per l'astenia patologica, allora, sono sufficienti gli integratori? «Pensare di curarla con sali minerali e vitamine è un'utopia, così come lo è il tentativo di aumentare l'introito di alcuni nutrienti – il magnesio, il potassio, la vitamina B12, il selenio, gli oligoelementi – attraverso l'aumento del consumo di certi alimenti a scapito di altri, o, ancora, attraverso “tonici” naturali come il ginseng. Ma nessuna di queste sostanze è in grado di risolvere uno stato di affaticamento patologico».A volte la “cura” consiste in una revisione generale dello stile di vita: «Gli stili di vita ovviamente non condizionano solo l'astenia, ma la salute in generale. È vero che certe forme di stanchezza cronica possono essere attribuite al fatto che oggi si corre troppo, si accumulano mille impegni, non si stacca mai, il cervello è sovraffaticato, la mente sottoposta a stress. E occorre sottolineare che da tre o quattro decenni stiamo assistendo a una diminuzione costante della quantità del sonno, in particolare tra i giovani che dormono troppo poco, convinti che non sia un problema andare a letto alle tre del mattino e alzarsi alle sette per andare a scuola o all'università. Ma dormire quattro-cinque ore per notte significa andare in debito di sonno con un conseguente aumento dello stress, del nervosismo, della mancanza di attenzione, della vulnerabilità alle malattie e al sovrappeso – con uno stato infiammatorio generale dell'organismo – e naturalmente anche della stanchezza. La mancanza di sonno è infatti una delle cause più frequenti della stanchezza apparentemente inspiegabile, ma che può essere facilmente misurata chiedendo al paziente di tenere un diario del sonno. Dormire non è un hobby o un optional: è fondamentale per la nostra salute fisica e psichica».Le ore di sonno necessarie per non incorrere in questo disturbo variano a seconda dell’età. Ecco di seguito una tabella riassuntiva.ETA' 6-13 anni ORE DI SONNO 9-11 oreETA' 14-17 anni ORE DI SONNO 8-10 oreETA' 18-25 anni ORE DI SONNO 7-9 oreETA' 26-64 anni ORE DI SONNO 7-9 oreETA' > 65 anni ORE DI SONNO 7-8 oreParadossalmente, però, l'astenia può essere dovuta anche all'eccessiva sedentarietà: l'esercizio fisico regolare – dalla pratica di uno sport alle semplici passeggiate quotidiane – migliora l'energia muscolare e il benessere generale dell'organismo con la produzione di endorfine, contrastando anche il senso di “fiacca” che spesso è conseguenza dello stress.Il consiglio di aumentare almeno leggermente l'attività fisica è utile anche per contrastare l'astenia negli anziani. Le ragioni sono le stesse, e cioè migliorare l'efficienza dei muscoli e del sistema cardiorespiratorio. Anche in questi casi il problema è spesso legato ai disturbi del sonno, che viene assecondato quando si presenta durante la giornata, e quindi diventa difficoltoso di notte.Ovviamente, l'assenza di sforzo fisico non deve essere soppiantata da un'attività fisica troppo intensa. Un eccesso in tal senso, infatti, può risultare altrettanto dannoso sia per il corpo, che, affaticato dallo sforzo, diventa più suscettibile al dolore, sia per la mente, che si trova esposta a stress, ansia e repentini cambi di umore.

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ALLERGIA AL POLLINE: COME RICONOSCERLA E AFFRONTARLA

La primavera è alle porte: le giornate si allungano, le piante fioriscono e la natura rinasce. Per molti, però, primavera significa anche naso chiuso, congiuntivite, malessere, problemi respiratori e altri sintomi.Si tratta dell’allergia da polline, una patologia che secondo le stime dell’Oms colpisce solo in Europa il 10-20% della popolazione e che in rari casi può determinare persino crisi d’asma e shock anafilattico.Nonostante le conseguenze in gran parte dei casi non siano gravi, l’estensione del problema è importante, così come il peso che ha sulla qualità della vita.Lo scenario è variegato; esistono infatti diversi tipi di allergie, ognuna con la sua stagionalità, e spesso non è semplice determinarne le cause e, di conseguenza, i rimedi più efficaci.La reazione allergica, in generale, non è altro che una risposta immunitaria “eccessiva” dell’organismo nei confronti di un agente estraneo (detto allergene).Pollini, quindi, ma non solo: polveri, muffe, spore, ma anche alcuni cibi e determinati materiali possono causare la reazione del nostro sistema immunitario.Esiste un certo grado di predisposizione familiare che può determinare la sensibilità di una persona alle reazioni allergiche, ma un temporaneo abbassamento delle difese immunitarie, magari dovuto allo stress o a una recente convalescenza, può esporre chiunque al rischio.Nel caso dei pollini, l’organismo produce specifici anticorpi, le immunoglobuline E (IgE), che causano il rilascio di istamine, sostanze irritanti che provocano l’infiammazione dei tessuti interessati, principalmente le mucose e i tessuti epidermici del sistema respiratorio.Da questa reazione scaturisce il cosiddetto raffreddore da fieno, che se non sufficientemente trattato può sfociare in asma allergica: è ciò che viene definito “cambiamento di livello”, quando cioè la reazione allergica passa dalle vie respiratorie superiori (naso e gola) a quelle inferiori (bronchi e polmoni).È necessario stabilire con esattezza il tipo di polline che scatena l’allergia: si può fare attraverso un semplice test cutaneo o un esame del sangue, ma bisogna sempre ricordare che nessun test allergico, di per sé, può essere accurato al cento per cento.Fondamentale quindi un’anamnesi approfondita da parte del medico sui sintomi, la familiarità e i trattamenti seguiti fino a quel momento.Una volta fatto questo, sarà possibile iniziare la cosiddetta “desensibilizzazione”, un tipo d’immunoterapia che stimola l’organismo a tollerare, attraverso la somministrazione di dosi sempre maggiori, l’allergene responsabile.Se eseguita correttamente, questa sorta di mitridatizzazione porta in gran parte dei casi a un miglioramento dei sintomi, oltre a essere l’unica terapia disponibile che agisce sulle cause stesse dell’allergia.Non è però sempre necessario o consigliabile imbarcarsi in una cura che può durare anche cinque anni: la prevenzione, in questo caso, è l’arma migliore a nostra disposizione.Tenendo presente che ogni polline ha il suo periodo di fioritura, che può variare di zona in zona e anche secondo l’altitudine (già fra i 600 e i 1000 metri, infatti, la fioritura inizia più tardi), è prima di tutto necessario consultare il calendario pollinico.In rete ne esistono svariati, costantemente aggiornati, per stabilire quale sia il periodo dell’anno più a rischio e agire di conseguenza:    Ricorrendo a mascherine protettive per naso e bocca;    Lavando più frequentemente vestiti, viso e capelli, dove i pollini si attaccano con più facilità;    Viaggiando in auto con i finestrini chiusi, e usare appositi filtri sugli impianti di condizionamento;    Prestando particolare attenzione durante le giornate secche e ventose, quando i pollini vengono trasportati più velocemente nell'aria;    Avendo cura della pulizia dei nostri animali domestici, che attraverso il pelo possono a loro volta trasportare i pollini.Anche la dieta è importante, per evitare le cosiddette “reazioni crociate”; circa un caso su quattro di allergia ai pollini, infatti, determina anche l’allergia ad alcuni cibi apparentati, dal punto di vista allergenico, con la pianta incriminata.In questo caso la reazione può avvenire pochi minuti dopo l’ingestione del cibo, causando bruciore, prurito e gonfiore alla bocca, oppure più tardi in sedi diverse.Anche per questo è molto importante conoscere la specie di pianta cui si è allergici.Ecco una lista dei cibi da evitare, secondo le differenti piante a cui si è allergici:Allergia:Allergie alle betullaceeAlimenti da evitare:Mela, pera, nespola, pesca, ciliegia, prugna, frutta secca (nocciola, noce, arachide, mandorla), kiwi, carota, sedano, finocchio, prezzemolo, soia, faveAllergia:Allergie alle compositeAlimenti da evitare:Banana, castagne, cicoria, tarassaco, lattuga, sedano, prezzemolo, carota, finocchio, olio di girasole, margarine, dragoncello, camomilla, miele di girasole, miele di tarassacoAllergia:Allergia alle graminaceeAlimenti da evitare:Kiwi, anguria, pesca, prugna, agrumi, melone, albicocca, ciliegia, mandorla

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