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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

Conosciamo virus e batteri

Virus e batteri sono spesso causa di malattie infettive nell’uomo, locali o sistemiche e associate o meno a febbre. Sebbene abbiano alcune caratteristiche comuni, come la capacità di trasmettersi da un individuo a un altro, e possano indurre, talvolta, patologie simili, sono microbi molto diversi tra loro.I batteri sono organismi costituiti da una sola cellula (unicellulari) procarioti (ossia privi di nucleo cellulare), ma assimilabili a organismi viventi completi, poiché sono dotati di tutte le strutture e gli enzimi necessari per espletare le funzioni metaboliche fondamentali, potendo quindi vivere in modo indipendente e riprodursi autonomamente, per divisione cellulare.I virus sono, mediamente, 100 volte più piccoli dei batteri (al punto da risultare invisibili al microscopio ottico), e non possiedono né una struttura cellulare completa, né tutti gli enzimi necessari per la sopravvivenza e la replicazione del proprio acido nucleico, che può essere costituito da DNA o RNA (in questo secondo caso vengono chiamati "retrovirus" e l'esponente più noto del gruppo è l'HIV).Inoltre, i virus non posseggono ribosomi, che sono gli organelli cellulari indispensabili per produrre tutte le proteine esistenti in natura, quindi anche quelle che formano il capside virale, corrispondente all'involucro del virus.Ciò rende i virus incapaci di riprodursi autonomamente e fa sì che, per potersi moltiplicare e causare infezioni, debbano entrare in una cellula ospite "completa" (che può essere una cellula animale o vegetale oppure una cellula batterica) e sfruttarne le strutture e gli enzimi di cui sono carenti. I virus che infettano e sfruttano cellule batteriche sono chiamati "batteriofagi".I virusI virus (termine derivato dalla parola latina virus, che significa veleno o tossina) sono formati da un acido nucleico (RNA o DNA), circondato da un rivestimento proteico, lipidico oppure glicoproteico (ossia costituito da uno strato di proteine legate a zuccheri, che rivestono esternamente il virus), chiamato capside.L'involucro che circonda il genoma virale presenta forme assolutamente caratteristiche e molto fantasiose per ogni tipo di virus, visibili soltanto al microscopio elettronico.Dopo essersi messi in contatto con una cellula ospite, appoggiandosi alla superficie esterna della membrana cellulare o della parete cellulare batterica, i virus inseriscono il proprio acido nucleico nel citoplasma della cellula stessa, assumendo la direzione delle sue funzioni metaboliche.La cellula ospite, così infettata, continua a sopravvivere e a riprodursi, ma produce più che altro proteine virali e genoma del virus anziché i prodotti usuali, necessari per il proprio metabolismo e la propria replicazione. È questo processo che fa guadagnare ai virus l’appellativo di “parassiti”.La trasmissione dei virus da un individuo a un altro può avvenire verticalmente (dalla madre al bambino, durante la gravidanza o al momento del parto) oppure orizzontalmente (da persona a persona, secondo diverse modalità).La capacità del virus di trasmettersi dipende dal tipo di virus. Alcuni possono trasmettersi attraverso il semplice contatto, per esempio con gli scambi di saliva, mentre altri vengono dispersi nell’aria tossendo o starnutendo e, quindi, inalati da un’altra persona presente nel raggio di alcuni metri. Con quest'ultima modalità si trasmettono tipicamente i virus responsabili dell'influenza, del mal di gola e del raffreddore.Altri virus per passare da una persona all'altra richiedono il contatto sessuale, lo scambio oro-fecale (attraverso alimenti o acqua contaminati) oppure di sangue o di altro materiale biologico (scambio di siringhe, contatto diretto con sangue infetto ecc.). Infine, esistono virus che necessitano di un vettore, come un insetto, per essere trasportati da una persona all’altra (come nel caso del virus della dengue e dello Zika virus, trasmessi da zanzare infette).Gli effetti sull’uomo determinati da un'infezione virale possono essere estremamente variegati e caratterizzati da livelli di gravità molto diversi. Le patologie umane causate dai virus sono parecchie e comprendono, oltre a gran parte dei malanni di stagione (raffreddore, influenza, faringiti ecc.) e delle gastroenteriti, varie malattie esantematiche tipiche dell'infanzia (morbillo, varicella, rosolia ecc.), molte infezioni che possono essere contratte durante viaggi in luoghi esotici (febbre gialla, dengue, ebola, chikungunya ecc.), nonché epatiti, papillomi, herpes orale e genitale, poliomielite, rabbia, HIV/AIDS, SARS, e, in passato, il vaiolo (eradicato a livello mondiale dal 1980 grazie a estese campagne di vaccinazione).Quando l'organismo rileva un'infezione virale, comincia ad allestire una risposta immunitaria abbastanza "generica" (ossia non specifica per il particolare virus presente). In particolare, viene avviato un processo, chiamato "interferenza dell’RNA", che è cruciale nella lotta contro i virus perché degrada il genoma virale e permette alle cellule di sopravvivere all'infezione.In un secondo tempo, il sistema immunitario produce anticorpi specifici, capaci di legarsi ai virus e di renderli non-contagiosi. In più, i linfociti T (particolari cellule coinvolte direttamente nella risposta immunitaria alle infezioni) sono reclutate in massa per distruggere i virus.A volte, purtroppo, questi meccanismi di difesa non possono essere sfruttati in modo efficace perché alcuni virus, come per esempio quello dell’HIV, si specializzano nell'eludere il sistema immunitario usando un certo numero di tecniche differenti, tra le quali anche quella di modificare continuamente il proprio genoma (attraverso mutazioni genetiche) e, quindi, le loro caratteristiche, rendendosi di volta in volta irriconoscibili e sostanzialmente inattaccabili.Le armi disponibili per contrastare le infezioni virali non sono molte. Farmaci antivirali efficaci sono disponibili soltanto per poche malattie (per esempio, l'HIV/AIDS, le epatiti B e C, la varicella, l'herpes simplex e in parte l'influenza); in tutti gli altri casi, deve essere la risposta immunitaria a debellare i virus, mentre il malessere presente può essere alleviato da una terapia di supporto con farmaci antipiretici/antinfiammatori, idratazione ecc.Quando è presente un'infezione virale, inoltre, per favorire la guarigione è sempre fondamentale il riposo che, pur non avendo un effetto antivirale diretto, permette all'organismo di concentrare le proprie energie nella lotta contro gli agenti patogeni.Alcuni farmaci antivirali aiutano l'organismo a eliminare completamente il virus e, a guarigione avvenuta, la terapia può essere interrotta. Altri farmaci, invece, pur esercitando un'azione antivirale efficace, non sono in grado di eliminare del tutto l'agente patogeno, ma soltanto di inibirne lo sviluppo e devono pertanto essere assunti regolarmente per tutta la vita, se si vuole evitare che la malattia si ripresenti (come nel caso dell'infezione da HIV).Per prevenire molte infezioni virali sono disponibili vaccini efficaci e sicuri, di cui si dovrebbe sempre approfittare (salvo in caso di controindicazioni specifiche segnalate dal medico) per proteggersi da malesseri e complicanze evitabili, nonché per ridurre la quantità di virus presenti nell'ambiente e, quindi, il rischio generale di infezione a livello di popolazione.L'impiego dei vaccini contro un gran numero di infezioni virali per alcuni decenni ha permesso di ridurre notevolmente la diffusione di malattie gravi e spesso letali, fino a eradicarle completamente in alcune regioni del mondo (per esempio il morbillo in Messico o la poliomielite in Europa) o, addirittura, a livello globale (come nel caso del vaiolo), risparmiando milioni di vite.I batteriAl contrario dei virus, i batteri sono veri e propri esseri viventi secondo la definizione che ne dà la biologia, ossia organismi in grado di vivere e riprodursi in modo autonomo, poste condizioni ambientali adeguate. Non sono né piante né animali, ma appartengono a un gruppo a sé stante e presentano caratteristiche ben precise.I tratti fondamentali comprendono il fatto di:    essere unicellulari    possedere, oltre alla membrana cellulare, un secondo rivestimento esterno chiamato "parete cellulare" (non presente nelle cellule animali)    avere all'interno del citoplasma tutti gli organelli e le sostanze necessari per la propria sopravvivenza e moltiplicazione, compreso il genoma (sempre costituito da DNA), che non è racchiuso in un nucleo cellulare (come invece avviene nelle cellule animali, per questo dette "eucariote").I batteri sono ubiquitari, nel senso che sono dappertutto, e vivono in colonie, che possono dar luogo a "fioriture" estremamente variegate per forme e colori quando vengono lasciate crescere su terreno di coltura in laboratorio, a scopo sperimentale o per arrivare alla diagnosi di infezioni specifiche.Alcuni batteri possono sopravvivere in condizioni alle quali nessun altro organismo vivente potrebbe resistere (temperature estreme, pressioni elevatissime, ambienti saturi di sostanze tossiche), ma la maggioranza prolifera bene in ambienti caldo-umidi, con temperature comprese tra 10-15° e 40-45°C.Sono visibili al microscopio ottico, sia in soluzione, sia in strisci di sangue, saliva o altri fluidi biologici, e si presentano, principalmente, in tre differenti forme:    sferica (sono solitamente i batteri più semplici e sono chiamati "cocchi")    a bastoncino (detti "bacilli", se sono diritti, e "vibrioni", se sono ricurvi)    a spirale (conosciuti come "spirilli" oppure, se la spirale è molto stretta, "spirochete").In base alla colorazione che assumono (oppure no) quando trattati con pigmenti particolari (colorazione di Gram), si distinguono:    batteri Gram positivi (Gram+, che appaiono di colore blu-violetto al microscopio)    batteri Gram negativi (Gram-, che appaiono rosa al microscopio).Al primo gruppo appartengono microbi utili come i lattobacilli, ma anche batteri patogeni come clostridi, enterococchi, stafilococchi, l'agente eziologico della difterite (Corynaebacterium diphtheriae, che colpisce soprattutto la gola e le vie aeree), la listeria (contratta per via alimentare e pericolosa per neonati, anziani e donne in gravidanza) e la Gardenella vaginalis (spesso responsabile di infezioni vaginali).I batteri Gram- comprendono gran parte dei microbi in grado di causare malattie negli animali e nell'uomo, anche severe o letali se non trattate tempestivamente con un antibiotico adatto. I principali sono E. coli, salmonelle, shigelle e altri tipi di enterobatteri (tutti responsabili di gravi infezioni intestinali), klebsielle (che possono infettare sia l'intestino sia l'apparato respiratorio), pseudomonas (causa di infezioni cutanee, respiratorie, oculari, urinarie ecc.), neisserie (tra cui Neisseria meningitidis, uno dei principali responsabili della meningite batterica), batteri del genere Proteus, Haemophilus e Yersinia (comprendente il batterio che causa la peste).Va sottolineato che non tutti i microbi sono nocivi. Molti sono addirittura essenziali per la nostra vita: il corpo umano contiene enormi quantità di batteri innocui e spesso utili, come quelli presenti nel sistema gastrointestinale (microbioma), che aiutano la digestione e l’assimilazione dei nutrienti e che supportano innumerevoli funzioni fisiologiche, compresa la risposta immunitaria.La riproduzione di tutti i batteri, patogeni o innocui, avviene, generalmente, per divisione semplice (o scissione binaria), durante la quale si ha dapprima un incremento delle dimensioni del batterio, che sintetizza e sviluppa le varie strutture cellulari, e poi la scissione in due unità, identiche all'originale.La diffusione dei batteri patogeni può avvenire con diverse modalità, a seconda della sorgente da cui proviene l'infezione e della via di trasmissione. Le sorgenti possono essere "biologiche", quando sono rappresentate da altri individui, animali o insetti, oppure "ambientali", quando il batterio è presente in acqua, cibo, strumenti chirurgici contaminati.Se, nonostante questo attacco iniziale, i batteri riescono a moltiplicarsi all'interno dei tessuti o del sangue, il sistema immunitario si attiva ulteriormente, producendo anticorpi specifici contro i diversi tipi di batteri e inviando i linfociti T a distruggerli.Una volta sconfitta l'infezione, in genere, una piccola quota di cellule che hanno prodotto questi anticorpi viene conservata e va a costituire la "memoria immunologica" alla base dell'immunità nei confronti delle infezioni batteriche già sperimentate (o nei confronti delle quali ci si è vaccinati).Purtroppo, la risposta immunitaria naturale può eliminare soltanto le infezioni batteriche più lievi o causate dai microbi meno pericolosi, mentre può fare ben poco contro batteri aggressivi e con elevata capacità di replicazione. Per aiutare l'organismo a eliminare questi agenti patogeni è indispensabile prevedere una terapia con un antibiotico (o, nei casi più gravi, anche con combinazioni di antibiotici diversi).Una terapia antibiotica condotta correttamente, rispettando dosaggi, tempi e modalità d'assunzione indicati dal medico, permette di eliminare la maggioranza delle comuni infezioni nell'arco di 5-10 giorni. Prima di assumerla, però, si deve avere una diagnosi certa di infezione batterica e, idealmente, anche avere individuato il microrganismo responsabile per poter scegliere e usare l'antibiotico in modo mirato.Negli anni, le terapie antibiotiche, ma soprattutto i vaccini e i programmi di immunizzazione di massa sono stati in grado di eliminare, nei Paesi industrializzati, molte delle malattie infettive più pericolose, come la lebbra, la peste o la difterite.Per concludere, va ricordato che esistono altri microbi unicellulari, diversi dai batteri, che vivono in colonie e che possono essere utili all'uomo oppure causare malattie di vario tipo, più o meno gravi. Si tratta di funghi e lieviti (detti anche muffe).Tra i primi, i più famosi sono quelli che causano le micosi cutanee, delle unghie e del cuoio capelluto, ma ne esistono anche di più temibili responsabili di infezioni del sangue molto difficili da contrastare.Dei secondi, la più nota è la Candida albicans, responsabile di comuni infezioni vaginali benigne, ma molto fastidiose, nonché di più impegnative dermatiti e mucositi (infezioni associate a forte infiammazione, rispettivamente della pelle e della mucosa della bocca).Altri lieviti potenzialmente dannosi per l'uomo sono gli aspergilli (che costituiscono, per esempio, la classica muffa del pane e le muffe nere da umidità che si formano nelle case): questi microrganismi sono una frequente causa di asma allergica nelle persone sensibili e possono dar luogo a gravissime infezioni sistemiche nelle persone immunodepresse e fortemente debilitate (aspergillosi polmonare/invasiva).

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ANSIA MATTUTINA?

L’ansia è una delle moltissime sfaccettature che caratterizzano il mondo emotivo dell’essere umano e, nonostante sia spesso etichettata come meramente negativa, come tutte le altre emozioni svolge un’importante funzione: ci permette di valutare i pro e i contro di una decisione, di calcolare i rischi legati a un comportamento o a un evento che dobbiamo vivere, di affrontare al meglio le sfide e gli impegni di tutti i giorni. A molti di noi, quindi, può capitare di provare preoccupazione per qualcosa su cui non si ha il pieno controllo, o per eventi molto importanti che riguardano la nostra vita (come per esempio un colloquio di lavoro, o il decorso di una gravidanza): è del tutto normale e, per certi versi, è un bene. Quando però la frequenza e l’intensità di tale preoccupazione è eccessiva, carica di apprensione e senso di colpa, e sproporzionata alla probabilità che l’evento si verifichi o al suo impatto sulla vita dell’individuo, si parla di ansia patologica. Sintomi dell'ansia mattutinaSi calcola che il disturbo d’ansia generalizzata, che molto spesso si manifesta appena svegli (motivo per cui spesso si parla di ansia mattutina) colpisca, durante il corso della vita, poco meno di una persona su dieci. Le donne sono più a rischio (quasi il doppio) di sviluppare questo malessere mentale, i cui sintomi si presentano solitamente intorno ai 30 anni (anche se è presente una certa variabilità tra gli individui). Agli occhi di chi soffre d’ansia, il controllo delle preoccupazioni legate a eventi e/o attività anche molto diverse tra loro può essere difficoltoso, se non impossibile: performance lavorative, scolastiche o addirittura sportive, la propria salute o quella dei propri familiari, lo stato delle proprie finanze, ma anche responsabilità più modeste (come per esempio la preoccupazione di arrivare tardi a un appuntamento). Più è lungo e variegato l’elenco di fattori che scatena lo stato di ansia, più è probabile che si tratti di un disturbo patologico.  Nell’ansia generalizzata che si sperimenta in particolare al mattino la preoccupazione può essere associata a uno o più di questi sintomi:    disturbi del sonno (insonnia e sonno frammentato, scarsa qualità del sonno)    inquietudine e irrequietezza    irritabilità, nervosismo e sensazione di essere sempre al limite    stanchezza e affaticamento “facile” (ovvero quando si avverte un senso di fatica anche in seguito a sforzi modesti)    mancanza di concentrazione    tensione a livello dei muscoli con conseguenti tremori, contrazioni, dolore (crampi) o indolenzimento.Molte persone sperimentano anche sintomi somatici, tra cui:    aumento della sudorazione    dolori allo stomaco, gastrite e reflusso gastrico    percezione di oppressione a livello del petto    mal di testa, nausea e vomito    disturbi a carico dell’intestino, come diarrea e sindrome dell’intestino irritabile.Inoltre spesso i disturbi d'ansia generalizzata si manifestano in concomitanza con altre patologie nell’ambito psicologico, come la depressione. Sintomi come alterazioni della frequenza cardiaca (tachicardia e palpitazioni), fiato corto, capogiri e vertigini, vampate di caldo, anche se possibili, sono invece meno frequenti rispetto ad altri disturbi, come per esempio gli attacchi di panico e le fobie. L’ansia e la preoccupazione, e i sintomi fisici correlati, possono creare grande sofferenza o impedimenti a livello sociale e occupazionale: chi ne è colpito non riesce a svolgere compiti in maniera efficiente e in poco tempo, o comunque senza un grande dispendio energetico e cognitivo. I sintomi dell’ansia tendono infatti a divenire una problematica cronica, se non trattati, con oscillazioni che mettono a rischio il benessere dell’individuo creando disagio e insicurezza.Cause dell'ansia mattutinaIl disturbo di ansia generalizzata, come si può intuire dal nome, non è legato agli effetti fisiologici di farmaci o di altre sostanze oppure di specifiche condizioni mediche correlate (siano esse di natura psichiatrica o più “fisiche”, come l’emicrania), che costituiscono disordini a sé stanti. Quali sono, allora, le sue cause? Le principali sembrano essere alcune esperienze vissute durante i primi anni di vita (in particolare situazioni traumatiche o avverse, ma anche un atteggiamento iperprotettivo da parte dei genitori) e la predisposizione genetica, che possono interagire poi con gli eventi stressanti a cui una persona può essere sottoposta. Inoltre, è interessante notare, in questo contesto, che i sintomi legati al disturbo d’ansia generalizzato sono riportati più spesso da persone che vivono nei Paesi industrializzati, elemento che sottolinea l’importante ruolo giocato dal contesto socioeconomico nello sviluppo di questo disordine.Infine, anche l’alimentazione mattutina può contribuire ad aumentare i livelli di ansia nelle prime ore del giorno: la caffeina e grandi quantità di zucchero, per esempio, possono peggiorare i sintomi, ma la stessa cosa accade a seguito del digiuno mattutino, che porta a ipoglicemia. Ansia e ormone dello stressGran parte dei sintomi sperimentati da chi soffre di ansia generalizzata sono dovuti al cortisolo, una molecola rilasciata dalle ghiandole surrenali in risposta a paura e stress, e che per questo motivo viene appunto definito “ormone dello stress”. Normalmente il livello di cortisolo varia durante il corso della giornata con un picco al termine della notte, nel momento che precede il risveglio, in modo da fornire al corpo l’energia di cui ha bisogno per affrontare la giornata.Lo stress eccessivo influisce però sull’andamento della curva, facendo sì che il livello di cortisolo resti alto anche durante il resto della giornata, e portando così a importanti scompensi: al mattino una persona che soffre d’ansia si può quindi sentire stanca perché i suoi livelli di cortisolo sono bassi, per poi aumentare gradualmente fino a sera (elemento che poi porta alla difficoltà nell’addormentarsi). In particolare, i ricercatori hanno scoperto che appena dopo il risveglio il cortisolo è più alto nelle persone con un livello di ansia elevato. Questo elemento aiuta a spiegare perché le manifestazioni mattutine sono particolarmente evidenti, determinando la cosiddetta ansia anticipatoria (ovvero agitazione e paure legate a un possibile pericolo che potrebbe verificarsi). Rimedi per l'ansia mattutinaEsistono diverse strategie che possono aiutare a contrastare e mitigare i sintomi dell’ansia. Tra questi riveste sicuramente un ruolo di primo piano la psicoterapia. Tra le diverse branche di questa disciplina, una molto utilizzata dallo psicoterapeuta nella lotta all’ansia è la terapia cognitivo-comportamentale. Spesso, per alleviare i sintomi, alla psicoterapia è associato un trattamento di tipo farmacologico: una volta i farmaci più utilizzati erano i barbiturici, oggi considerati desueti a causa della loro limitata specificità e dei tanti effetti collaterali legati a un’assunzione prolungata. I medicinali ansiolitici più usati attualmente sono invece le benzodiazepine, che favoriscono l’azione inibitoria svolta nel cervello dal neurotrasmettitore GABA (l’acido γ-amminobutirrico). Anche per questa tipologia di farmaci è però fondamentale che l’assunzione avvenga solo a seguito di prescrizione medica e sotto stretto controllo, cercando di limitarla a un periodo circoscritto, in quanto questi medicinali possono creare assuefazione e dipendenza.  Altri farmaci usati per il trattamento dei sintomi dell’ansia sono gli antagonisti che agiscono sui recettori della serotonina (i 5-HT1A), gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli antagonisti che agiscono sui recettori beta della noradrenalina. Negli ultimi anni sono stati svolti diversi studi scientifici che hanno dimostrato l’influenza benefica nel combattere l’ansia sia dell’attività fisica, che scioglie le tensioni, migliora l’umore e la capacità del corpo di gestire lo stress, sia delle pratiche di meditazione volte ad aumentare la consapevolezza e la capacità di orientare l’attenzione.

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ANTIBIOTICO-RESISTENZA, UN MALE DEL MONDO!

L’Italia è al secondo posto in Europa dopo la Grecia per quanto riguarda l’antibiotico-resistenza. Vale a dire, per infezioni batteriche e fungine resistenti alle terapie antibiotiche. Una classifica, questa, che potrebbe essere ribaltata con un uso consapevole dei farmaci antibiotici.Gli errori più comuniL’utilizzo sbagliato degli antibiotici è la causa principale della trasformazione dei batteri in ceppi resistenti. E sono in tanti a sbagliare: circa un paziente su due commette errori.«Ancora oggi purtroppo, nonostante le campagne d’informazione, c’è chi decide da sé di avere bisogno di una cura antibiotica e perciò utilizza i farmaci che sono in casa, rimasti da una precedente prescrizione – spiega Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano – oppure gestisce in autonomia la cura, senza rispettare le indicazioni mediche».Gli esempi di errori non si contano: sospensione della cura perché si sta meglio, mancanza di rispetto degli orari di assunzione del farmaco. Ma i batteri responsabili dell’infezione, in questo modo, il più delle volte vengono debellati solo in parte, con conseguenze che parlano da sé:  l’infezione progredisce invece di sparire, oppure si creano batteri resistenti.L’alimentazione ha il suo pesoOcchio anche a tavola. Durante la cura vanno evitati gli agrumi, cioè limoni, arance, mandarini, pompelmi e bergamotti, perché possono alterare l’efficacia degli antibiotici.A differenza di quanto credono ancora in molti, invece, si possono consumare gli alimenti integrali. «Bisogna solamente avere l’accortezza di aspettare un paio d’ore all’incirca dall’assunzione del farmaco», prosegue Pregliasco. «È importante per evitare che le fibre accelerino il transito del principio attivo».Va sfatato anche un luogo comune che riguarda i probiotici: in corso di cura si possono prendere perché non influenzano l’azione dell’antibiotico. Anzi, aiutano a prevenire i disturbi intestinali che si manifestano talvolta con questa categoria di farmaci, oltre a favorire il riequilibrio della flora batterica.Migliorare la sensibilità del medicoIl Ministero della salute ha messo in atto un “piano d’attacco” con campagne di informazione capillari in ogni Regione, con un obiettivo ben preciso: entro il 2020, ridurre del 10% la prescrizione degli antibiotici da parte dei medici e del 5% la somministrazione della terapia antibiotica in ospedale.«Esiste la tendenza a una prescrizione di antibiotici sempre più massiva e non sempre giustificata dalla gravità della malattia – dice l’esperto – soprattutto nella medicina d’urgenza». Nella seguente tabella alcuni esempi di patologie per le quali è opportuna o meno la somministrazione di antibiotici.SÌInfezioni del tratto urinario come le cistiti ricorrentiInfezioni dell’apparato respiratorio quali le bronchiti e alcune forme di polmonitiDopo un intervento chirurgicoNORaffreddori e influenzeCrisi allergicheDolori reumaticiLe conseguenze possono essere drammatiche. Proprio durante la degenza, infatti, può emergere una condizione di antibiotico-resistenza, con tutti i problemi che porta con sé per la salute. «Le stime parlano di 450.000-700.000 infezioni ospedaliere all’anno nel nostro Paese» precisa Fabrizio Pregliasco. «Di queste, il 30% si sarebbe potuto evitare: la causa è stata l’uso improprio negli anni precedenti degli antibiotici che ha reso l’organismo più suscettibile ai batteri».

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