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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

PROSTATA DISTURBI SEMPRE PIU FREQUENTI

La prostata è un componente molto piccolo dell’organismo umano e, al contempo, estremamente importante e delicato: la sua funzione è fondamentale in tutti i mammiferi per garantire la sopravvivenza degli spermatozoi, grazie alla produzione di una parte del liquido seminale, ma la sua natura “nascosta” fa sì che la salute e la cura della prostata vengano considerati come un argomento marginale. Nulla di più sbagliato: è bene tenere conto di una corretta attività di prevenzione rivolgendosi esclusivamente a personale medico qualificato e specializzato. Come abbiamo visto, un lieve sintomo non deve fare preoccupare ma, allo stesso tempo, non si possono nemmeno sottovalutare manifestazioni che potrebbero essere legate a una qualche condizione patologica. Nonostante le numerose campagne di informazione e di prevenzione rivolte al pubblico, ancora oggi molti uomini non si curano della salute della ghiandola prostatica, esponendosi così al rischio di sviluppare patologie con conseguenze serie se non trattate per lungo tempo.   La prostata riveste un’importante funzione nella produzione del liquido seminale poiché fornisce componenti fondamentali alla sopravvivenza e alla mobilità degli spermatozoi. Nello sperma, infatti, oltre alle cellule spermatiche sono presenti sostanze che consentono di mantenerle in buone condizioni fino a quando raggiungono l’ovulo da fecondare: proteine, lipidi, prostaglandine, zuccheri (fruttosio), ed enzimi sono solo alcune di esse. Insieme alle vescicole seminali, la prostata garantisce uno dei maggiori contributi alla formazione del liquido seminale, con un apporto di circa il 20-30% per ogni eiaculazione. I principali disturbi prostaticiSi parla di frequente di prostata, spesso riferendosi alla salute maschile: la ghiandola prostatica può infatti essere soggetta ad alcuni disturbi, più o meno gravi. Per esempio, a partire dai 40-50 anni la progressiva riduzione fisiologica dell’attività testicolare provoca uno squilibrio ormonale che fa sì che la prostata aumenti ulteriormente di volume. Si tratta di un fenomeno abbastanza comune: l’ingrossamento è di solito graduale e progressivo, spesso di natura benigna (si parla in questo caso di ipertrofia prostatica benigna). Tuttavia, a volte può causare alcuni sintomi fastidiosi: la prostata, ingrossandosi, può premere sull’uretra, limitando così il regolare flusso dell’urina e provocando sintomi spesso sgradevoli, come una sensazione di bruciore e difficoltà a urinare. A partire dai 50 anni d’età è quindi consigliata una visita annuale con esame transrettale per tenere sotto controllo le condizioni della prostata. Come già detto, la sua posizione - nel contesto dell’apparato urinario e di quello riproduttore - la rende particolarmente delicata, anche quando a svilupparsi è una neoplasia. Il tumore alla prostata è uno dei più diffusi nella popolazione maschile: nelle fasi iniziali è asintomatico, e può non provocare disturbi anche per molti anni. In altri casi, ma man mano che si sviluppa può comportare alcuni sintomi, come difficoltà nella minzione o, viceversa, la necessità di urinare spesso. Si può avvertire, inoltre, una sensazione di dolore mentre si urina e/o si eiacula, ed è possibile che sia presente sangue sia nelle urine sia nello sperma. La diagnosi avviene nel corso di una visita urologica, a cui spesso si ricorre per indagare i sintomi di cui si soffre. La visita può comportare sia un’esplorazione rettale sia un controllo del dosaggio del PSA, ovvero l’antigene prostatico specifico. Questo esame, fatto tramite un prelievo del sangue, può essere utilizzato anche per verificare l’evoluzione dei casi di tumore alla prostata che sono già stati trattati tramite chirurgia, radioterapia oppure terapia ormonale. Nel caso in cui l’urologo lo ritenga necessario, il paziente sarà sottoposto a una biopsia prostatica, per valutare la reale presenza di una neoplasia ed eventualmente conoscerne caratteristiche e stadio, da cui dipenderà la scelta della terapia più appropriata.Per il tumore alla prostata non esiste ancora un programma di screening vero e proprio (come avviene invece per il tumore al seno) poiché non c’è ancora la conferma che l’esame del PSA consenta di individuare il tumore nella sua fase precoce: il problema riguarda i casi di falsi positivi, ossia il fatto che a volte si riscontrano valori alterati nonostante il cancro non sia presente. Considerata l’importanza della prostata anche nella formazione del liquido seminale, non stupisce che uno stato infiammatorio (prostatite) possa portare a problemi di fertilità. L’infiammazione della prostata è abbastanza comune, e rappresenta la causa di circa il 15-20% dei casi di infertilità maschile. Spesso, alla base dell’infertilità associata a una patologia prostatica, vi è l’azione di alcuni batteri sulle vie seminali. Il liquido seminale, infatti, può subire delle variazioni nella viscosità, nel pH o nella quantità di sostanze presenti, come lo zinco, il fruttosio e l’acido citrico. Queste variazioni possono portare a una compromissione della normale funzionalità spermatica e, di conseguenza, all’infertilità. La prostatite può manifestarsi in varie forme, a cui si associano trattamenti diversi. C’è ad esempio la prostatite batterica acuta, che viene trattata con antibiotici. Qualora questo rimedio non dovesse risultare efficace, la prostatite batterica può diventare cronica, con infezioni ricorrenti che possono però, in alcuni casi, essere asintomatiche.La prostatite cronica può manifestarsi anche in assenza di un’infezione batterica: si parla in tal caso di prostatite cronica abatterica, che rappresenta la forma di prostatite più frequente. Si tratta di una condizione a tratti sfuggente: l’infiammazione può attenuarsi fino a sparire per poi tornare senza preavviso. Questa patologia viene anche denominata sindrome dolorosa pelvica o mioneuropatia pelvica: è contraddistinta da un dolore pelvico presente per diversi mesi. Il dolore può essere molto variabile - da lieve a debilitante - e può presentarsi con andamento ciclico. I disturbi urinari e un diffuso dolore nella zona pelvica e del basso addome sono sintomi abbastanza comuni di questa patologia. L’eiaculazione può risultare dolorosa, così come possono manifestarsi difficoltà nell’avere rapporti sessuali. Gli approcci più utilizzati sono quelli orientati verso un trattamento farmacologico, accompagnato da interventi di natura psicologica. Infine è possibile anche che la prostatite sia del tutto asintomatica: il paziente non percepisce alcun sintomo o disturbo ma presenta, nello sperma o nel secreto prostatico, evidenti tracce di un’infezione.Prostata: gli esami utiliIn generale, si suggerisce di cominciare a considerare un esame di screening della prostata intorno ai 40 anni d’età, tenendo sempre in considerazione eventuali fattori di rischio (come una storia familiare di disturbi alla prostata). Gli esami, che vengono eseguiti da un urologo, possono essere di varia natura. L’esplorazione digito-rettale della prostata, per esempio, è un esame “tattile”, durante il quale l’urologo controlla attraverso il retto la consistenza, le dimensioni e il volume della ghiandola prostatica. L’esame del dosaggio del PSA, come anticipato, consiste invece in un prelievo di sangue e nella successiva valutazione del livello di antigene prostatico presente. Pur non essendoci ancora un “accordo” sui valori standard di normalità, l’antigene prostatico viene considerato nella norma quando la sua concentrazione nel sangue è compresa tra 2 e 4 ng/ml. Tuttavia, per interpretare i valori di questo test, è necessario considerare sempre l’età dell’individuo: un valore di antigene prostatico pari a 4 ng/ml può essere ritenuto del tutto nella norma se rilevato in una persona di 70 anni, mentre potrebbe essere un “campanello d’allarme” se riscontrato a 50 anni d’età. Per un’ulteriore indagine chiarificatrice, l’urologo può procedere a un’ecografia prostatica transrettale, eseguita tramite un’apposita sonda. L'importanza della prevenzion2)

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EMATOMI... ECCO COME COMPORTARSI

Gli sportivi di qualsiasi disciplina sanno bene che, in caso di trauma, è buona regola applicare sulla zona interessata una pomata che favorisca il rapido riassorbimento delle ecchimosi e scongiuri la comparsa di edemi (cioè l’accumulo di liquido nei tessuti).Una crema per le contusioni dovrebbe contenere delle sostanze in grado di:● Alleviare il dolore.● Ridurre l’infiammazione.● Ridurre il gonfiore.● Eliminare possibile prurito.Esistono gel per uso topico (applicabili sulla cute) a base di ingredienti del tutto naturali indicati per il trattamento dell’ematoma.Contengono più di un principio attivo, e tra questi generalmente è presente ’arnica: un’erba medicinale perenne dal tipico fiore a margherita di color giallo-arancio e dal gradevole profumo aromatico. L’arnica è utile anche in caso di:    Distorsioni. Infortuni alle articolazioni a causa di movimenti innaturali o traumi.    Dolori muscolari. Sofferenza a livello di fasce muscolari (gambe, braccia, schiena, spalle e collo).    Problemi articolari. Infiammazione (artrite), degenerazione progressiva dei cuscinetti cartilaginei (artrosi) o lussazioni.Altri rimedi naturali dalle capacità antinfiammatorie spesso usati per favorire la guarigione della zona colpita sono ad esempio principi attivi estratti dall’ippocastano (Aesculus Hippocastanum) - un albero molto diffuso anche in Italia e più in generale in tutta Europa - che hanno un’azione che contrasta la Fragilità capillare, ovvero prevengono la rottura dei vasi sanguigni, soprattutto alle gambe (in presenza di un livido cutaneo, stabilizzano i capillari).Come applicare le creme sugli ematomi (e non solo)L’applicazione dei rimedi per le contusioni avviene tramite massaggio sulla zona dove si trova l’ecchimosi: è necessario spalmare bene la crema e allo stesso tempo massaggiare la zona colpita, per permettere un completo assorbimento. Le composizioni in gel sono in genere più pratiche perché non lasciano residui sulle mani e sulla pelle e possono essere facilmente applicate su tutto il corpo.Per favorire il riassorbimento delle tipiche macchie bluastre (lividi), il consiglio è quello di mantenere la zona colpita a una temperatura più bassa rispetto al resto del corpo, tramite l’utilizzo di impacchi freddi. Si possono applicare alcune bende pulite precedentemente imbevute in acqua molto fredda. Tenete applicato l’impacco freddo finché le bende non si saranno riscaldate, arrivando ad avere la stessa temperatura del vostro corpo. L’impacco freddo avrà l’obiettivo di favorire la vasocostrizione, faciliterà la termodispersione e diminuirà la permeabilità capillare.I componenti naturali donano sollievo e non provocano irritazioni. Possono essere applicati anche su bambini o su adulti allergici, costituzionalmente molto più delicati e sensibili a farmaci, prodotti chimici o sostanze per loro troppo aggressive.

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PRURITO VAGINALE

Il prurito è quella particolare condizione, nota a tutti, che spinge a grattarsi e che evoca immediatamente sensazioni sgradevoli. Tra le cause principali ricordiamo la dermatite, che si manifesta con cute secca e inspessita e arrossamento, o le reazioni allergiche, causate per esempio dal contatto della pelle con materiali come il lattice. Quando interessa le parti intime (nella donna riguarda la vulva, ossia i genitali esterni, e la vagina), oltre che pregiudicare il benessere e la salute (non solo sessuale), diventa anche un disturbo imbarazzante.Si tratta di uno dei problemi femminili più comuni e fastidiosi, che può essere causato per esempio da malattie sessualmente trasmissibili, ma spesso è espressione di condizioni indotte o esacerbate da uno stile di vita troppo stressante.Il prurito vaginale riconosce molteplici cause, ma nella gran parte dei casi è dovuto a infezioni (candidosi in testa) o irritazioni. Nell’insorgenza di questi disturbi è spesso chiamato in causa lo stress, e a ragion veduta. Alcune ricerche hanno mostrato infatti uno stretto legame tra situazioni di affaticamento psicofisico e infezioni vaginali.Abbassa le difese, scompiglia la flora battericaLo stress, fisico e psichico, influisce negativamente sulla produzione di anticorpi e sulle cellule preposte alle difese, e modifica anche il delicato equilibrio tra i microrganismi “buoni” della nostra flora batterica (intestinale, vaginale ecc.) e quelli dannosi. Ecco perché durante i periodi difficili siamo più suscettibili alle infezioni, comprese quelle vaginali.La candidosi è una di quelle che più frequentemente colpisce le donne, ma non risparmia neanche gli uomini e i bambini (in questi ultimi si manifesta di solito sotto forma di mughetto). Il fungo che la causa, la Candida albicans, abitualmente presente nella vagina, in situazioni fisiologiche è in equilibrio con gli altri microrganismi che contribuiscono a mantenere un ambiente protetto.Se questo equilibrio viene alterato, a causa dello stress o di variazioni nei livelli ormonali, la Candida prende il sopravvento, con comparsa di prurito vaginale, in genere molto intenso, talora bruciore durante i rapporti e la minzione, irritazione e “perdite” vaginali biancastre, simili a latte cagliato. Prurito e bruciore possono essere presenti anche in caso di candida maschile, che però è più spesso asintomatica.Secondo gli esperti in sei casi su dieci la colpa è proprio dello stress, associato a dieta squilibrata e uso di indumenti intimi non adeguati. In questi casi, oltre al trattamento con antimicotici, è molto utile ristabilire l’equilibrio della microflora vaginale con probiotici. Si tratta batteri buoni, lattobacilli per la precisione, che, tra le altre funzioni, hanno quella di produrre acido lattico, che permette di ristabilire il corretto pH vaginale. Oggi esiste la possibilità di somministrare per via vaginale probiotici a base di un Lattobacillo studiato e selezionato per la migliore attività in loco.Anche un’alimentazione corretta può dare i suoi benefici: in genere si consiglia di ridurre drasticamente i cibi ricchi di zuccheri semplici e i cibi lievitati che favoriscono la proliferazione della Candida.Non solo candidosiQuando lo stress altera le difese immunitarie locali della zona genitale, la candidosi non è l’unica infezione in cui si può incorrere. In generale, si può andare incontro a una qualsiasi vaginite, ossia tutte quelle forme infiammatorie che possono interessare la vagina e che possono essere di origine infettiva (causate da batteri, virus, funghi, parassiti), ma anche irritative.Perdite (variabili nel colore e a volte di cattivo odore), bruciore e prurito sono generalmente i sintomi che si accompagnano a queste condizioni.Molto frequente è anche la vaginosi batterica, in cui alle alterazioni della microflora vaginale fa seguito uno sviluppo eccessivo di alcuni batteri normalmente presenti (in particolare la Gardnerella vaginalis) che diventano aggressivi (se sviluppata in gravidanza può determinare anche un parto prematuro). Vediamo quali sono i sintomi (che nel caso della vaginosi aumentano durante il ciclo mestruale e dopo un rapporto sessuale) e le differenze con la candidosi.Vaginosi batterica.Aspetto delle secrezioni-Perdite di colore bianco-grigiastroOdore delle secrezioni-Odore marcato e molto simile quello di pesce “marcio”Sintomi infiammatori-Rari o assenti.Candidosi.Aspetto delle secrezioni-Perdite biancastre, simili a latte cagliatoOdore delle secrezioni-AssenteSintomi infiammatori-Prurito, bruciore durante i rapporti, irritazione.In considerazione proprio della variabilità delle malattie a cui si può andare incontro e che possono dare più o meno prurito intimo, è bene non tentare una diagnosi fai-da-te, ma rivolgersi al medico o allo specialista per una visita ginecologica: sulla base dei sintomi e, se necessario, di un tampone vaginale sarà possibile individuare l’agente scatenante e prescrivere così le cure più adatte (una terapia con farmaci antibiotici, per esempio, non serve se la vaginite non è di tipo batterico).Induce secchezza vaginaleLa parete vaginale interna è naturalmente lubrificata da un sottile strato di muco umidificante che ha anche la funzione di difendere da attacchi esterni. La quantità di lubrificante vaginale prodotto da ogni donna è diverso, come diversi sono anche i fattori che influiscono su di essa: anche troppo stress può contribuire a rendere la lubrificazione insufficiente.Infatti, è stato messo in evidenza che periodi prolungati di diete particolarmente restrittive, di attività fisica intensa o di problemi sociali, familiari, lavorativi, sentimentali si accompagnano molto spesso a secchezza della mucosa vulvo-vaginale. Questa condizione è frequentemente associata a una alterazione del pH locale che deve essere mantenuto intorno a 4,5 per stimolare le secrezioni cervicali e garantire la normale elasticità dei tessuti.Accompagnata, tipicamente, da pruriti e bruciori, la secchezza vaginale va quindi combattuta sia con appositi lubrificanti da applicare durante i rapporti sessuali, sia con preparati idratanti capaci di ripristinare la normale lubrificazione dell'ambiente.In generale si chiamano lubrificanti tutti quei gel o creme che mimano i liquidi naturali del corpo per lubrificare, cioè restituire morbidezza e fluidità ai tessuti genitali lì dove la secchezza e l’attrito possono creare fastidio. E non necessariamente devono essere usati durante un rapporto sessuale.I più diffusi sono quelli a base di acqua, ma ne esistono anche alcuni contenenti siliconi o oli. Inoltre, a fianco di prodotti che non contengono eccipienti particolari, si trovano quelli a base di principi lenitivi, come aloe (alla quale sono attribuite anche proprietà anti-batteriche), camomilla e malva, utili per calmare le irritazioni derivanti dalla secchezza. Tra i rimedi per il prurito ricordiamo anche impacchi a base di acqua e bicarbonato. Per orientarsi nella scelta è però bene chiedere consigli in merito al proprio ginecologo di fiducia.È opportuna anche un'adeguata igiene affidandosi a detergenti intimi ad azione lenitiva e specifici in caso di irritazione e bruciore intimo. Per esempio prodotti delicati a base di glicina, in grado anche di alleviare il prurito. Da evitare invece prodotti non specifici per l’igiene intima e lavande vaginali.Riacutizza un’eventuale psoriasiLo stress è riconosciuto come uno dei fattori ambientali che può scatenare, in chi è predisposto, la psoriasi e anche riacutizzarne i sintomi. Si tratta di una malattia autoimmune su base genetica in cui il sistema immunitario si scatena contro le cellule della pelle causandone l’infiammazione cronica e la riproduzione accelerata, con la comparsa, nella forma detta “a placche”, di chiazze rossastre ispessite, ricoperte da una sorta di squame bianco-argentate.Una forma meno frequente di psoriasi colpisce le parti intime: lì le chiazze sono più arrossate e lisce, quasi prive di desquamazione, e possono essere particolarmente pruriginose. Chi soffre di questa forma, quindi, in caso di forte stress può fare i conti anche con il riacutizzarsi di tale prurito intimo.Contro la psoriasi sono disponibili sia terapie locali sia sistemiche, che, se seguite correttamente, permettono nella maggior parte dei casi di tenere sotto controllo la malattia. È altrettanto importante evitare, nel caso delle parti intime, biancheria troppo stretta che sfregando con la pelle può creare irritazioni.Per alleviare il prurito non bisogna grattare le lesioni, ma optare per creme e oli consigliati dal dermatologo, così come mantenere la pelle il più possibile idratata con creme emollienti.Grattarsi alimenta il pruritoIl prurito, anche quello intimo, porta con sé una irrefrenabile voglia di grattarsi per trovare sollievo. Ma questo non fa che alimentare un circolo vizioso.A confermarlo è stata una ricerca condotta dagli scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis sui topi, i cui risultati sono stati pubblicati online sulla rivista Neuron. Stando agli studiosi, grattarsi induce il cervello a rilasciare serotonina, che in qualche modo intensifica la sensazione di prurito.È noto da tempo agli scienziati che grattarsi crea una lieve quantità di dolore nella pelle. Tale segnale di dolore può interferire con quello del prurito, almeno temporaneamente, tanto che le cellule nervose del midollo spinale inviano al cervello appunto segnali di dolore invece che di prurito.Per tutta risposta il cervello produce la serotonina, neurotrasmettitore che ha l’obiettivo di aiutare a controllare gli stimoli dolorosi. Secondo gli studiosi, però, questa stessa sostanza chimica finisce per influenzare l’intensità del prurito.Lo avrebbero capito proprio osservando i topi. Gli scienziati hanno infatti allevato un gruppo di topi modificato geneticamente in modo da privarli dei geni che servono per produrre serotonina. Quando a questi animali è stata iniettata una sostanza in grado di stimolare il prurito, si è visto che si grattavano molto meno dei topi non modificati geneticamente. Quando, però, agli stessi topi veniva iniettata serotonina, il loro comportamento nei confronti del prurito tornava simile a quello degli altri roditori.Questo dimostrerebbe che, se da un lato grattarsi può alleviare la sensazione di prurito creando un dolore minore, la risposta del corpo finisce per scatenare un prurito peggiore, per cui è opportuno cercare di grattarsi il meno possibile per disinnescare il meccanismo pruriginoso.Per non peggiorare il prurito intimoAnche una corretta igiene intima può aiutare per la prevenzione del prurito: la detersione, sia quando è insufficiente, sia quando, al contrario, è troppo aggressiva, rappresenta di fatto uno stress per l’ecosistema vaginale, che viene così alterato.Occorre, infine, fare attenzione anche alla depilazione dell’area genitale (che può causare infiammazioni o irritazioni), al cambio frequente degli assorbenti (sia interno sia esterno), a un prurito che compare dopo l’utilizzo del preservativo (che può indicare un’allergia al lattice) e all’abbigliamento, evitando biancheria intima o pantaloni troppo stretti (perché lo sfregamento può causare irritazioni e prurito), e tessuti sintetici (che favoriscono l’instaurarsi di un ambiente umido, favorevole allo sviluppo di microrganismi aggressivi), preferendo quelli in cotone, che facilitano la traspirazione.

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