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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

STANCHEZZA? MAGNESIO

Il magnesio è un elemento essenziale per l'organismo essendo coinvolto nei processi di trasporto e di utilizzazione dell'energia sotto forma di ATP (adenosin trifosfato). Inoltre partecipa alla sintesi degli acidi grassi e delle proteine.È necessario anche al funzionamento di molti enzimi coinvolti nella sintesi del DNA e dell'RNA.Il magnesio inoltre è importante per la secrezione e il funzionamento dell'ormone paratiroideo e per il metabolismo della vitamina D e delle ossa.Il contenuto complessivo di magnesio nell'organismo varia dai 20 ai 35 grammi, metà del quale è sequestrato nelle ossa e non è disponibile per le altre funzioni.Nel sangue, dove peraltro è essenziale, è presente meno dell'uno per cento del magnesio totale e il suo livello è garantito pressoché esclusivamente dall'apporto alimentare.Fonti alimentariIl magnesio è ampiamente presente in molti prodotti alimentari: legumi, cereali integrali, frutta secca, banane e verdure a foglia verde ne sono particolarmente ricchi, ma anche farinacei, carni e latticini ne contengono discrete quantità.La cottura dei cibi però ne riduce sensibilmente la disponibilità, come pure l'eccesso di grasso, l'olio di fegato di merluzzo e gli alimenti contenenti molto acido ossalico, come gli spinaci.EffettiIl magnesio partecipa alla trasmissione degli impulsi nervosi e alla contrazione muscolare. Inoltre stimola l’assorbimento di altri minerali (calcio, fosforo, sodio, potassio) e il metabolismo delle vitamine del complesso B e delle vitamine C ed E. Durante lo sviluppo è essenziale per una corretta crescita ossea.Lo sapevi che anche il guaranà, una pianta medicinale, può aiutare in caso di debolezza e stanchezza? Leggi questo articolo.CarenzaCarenze temporanee di magnesio, facilmente reintegrabili, si possono manifestare dopo un'attività fisica intensa e prolungata, come pure quando fa molto caldo o dopo una sauna, per le elevate perdite attraverso la sudorazione.Anche alcuni disturbi intestinali (vomito, diarrea, sindrome da malassorbimento) ed errori dietetici possono causare un deficit di magnesio, così come l'abuso di alcol.Nelle donne in età fertile, la sindrome premestruale appare associata a una carenza di magnesio.Uno stato di carenza si può instaurare in chi soffre di diabete a seguito dell'uso di farmaci diuretici, dopo asportazione di adenomi alle paratiroidi e nelle persone con livelli elevati di aldosterone, un ormone coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna.I sintomi sono generici: debolezza, stanchezza, spasmi muscolari, tremori, nausea, vomito, diarrea, ipertensione. In caso di carenze più gravi o prolungate si possono verificare aritmie cardiache, scarsa coordinazione motoria, ansietà, confusione.Dosi consigliateIl fabbisogno giornaliero medio di magnesio è di circa 170 mg per uomini e donne adulte, per le quali rimane invariato anche durante la gravidanza e l'allattamento. Nei più piccoli varia invece in base all'età:Bambini-adolescenti1-3 anni 65 mg4-6 anni 85 mg7-10 anni 130 mgMaschi11-14 anni 200 mg15-17 anni 170 mgFemmine11-14 anni 200 mg15-17 anni 170 mgIntegrazioneIn tutti i casi di ridotta assunzione o di aumentato fabbisogno è possibile ricorrere a integratori.Precauzion

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PENSIAMO ALL ESTATE: PUNTURE DI INSETTI

A chi, durante la stagione estiva, non è capitato di avere a che fare con punture di insetti? Con la bella stagione, infatti, è molto più frequente la presenza di insetti di ogni genere che possono pungerci provocando fastidiose e dolenti vescicole e reazioni cutanee.I luoghi privilegiati da questi fastidiosi esserini sono gli ambienti caldi e umidi, ma anche boschi, prati di campagna, parchi cittadini e piscine. Insomma, tutti quei luoghi all’aria aperta in cui si è più vulnerabili ed esposti.Comunque, la maggior parte di morsi e punture non causano nient’altro che un lieve fastidio, a meno che non si tratti di zone sensibili come occhi, labbra e gola.Ma in alcuni casi le punture possono anche portare a reazioni allergiche, molto pericolose tanto nei bambini come negli adulti.Esistono diversi tipi di punture, vediamo quindi come riconoscerle e come intervenire in maniera efficace.Tipi di punture di insettiTra gli animali che pungono e mordono frequentemente l’uomo, i più comuni sono:    Tafani;    Pulci;    Zanzare;    Api e Vespe;    Ragni;    Moscerini;    Calabroni;    Zecche;    Cimici da letto;    Mosche;    Formiche;    Pappataci;    Scorpione.Alcuni pungono l’uomo semplicemente per nutrirsi, come nel caso degli ematofagi, quelli che si nutrono di sangue (tra cui zanzara tigre, tafano, pappatacio e pulce).Altri invece pungono per difendersi se avvertono un pericolo per sé stessi, come nel caso dell’ape, della vespa o del calabrone, che possono provocare una puntura anche molto dolorosa.Come riconoscere le punture di insettiLe punture sono molto diverse tra loro. Saperle riconoscere fa la differenza per intervenire subito ed efficacemente.    Zanzara, la più diffusa: si presenta come un pomfo sottocutaneo più o meno arrossato che prude molto. In alcuni casi, le sue punture possono determinare la trasmissione di pericolose malattie infettive;    Pappatacio: le sue punture sono dei pizzichi innocui che però prudono molto, con un’intensità ancora maggiore di quella che si avverte per una puntura di zanzara;    Cimice da letto: provoca piccole bolle rosse, che compaiono spesso a gruppi, in file di due o tre. Sono molto urticanti a causa della sostanza irritante contenuta nella saliva dell’insetto;    Pulce: punge spesso sui piedi e sulle caviglie lasciando segni rossi “a grappoli” che, in soggetti molto sensibili provocano anche l’orticaria papulosa;    Zecca: la zona punta inizia a gonfiarsi e a prudere quando la zecca comincia a succhiare. Quando la zecca viene tolta, la zona interessata si gonfia ancora un po’ di più e si forma una piccola crosta;    Ape: lascia una pustola rossa con una piccola macchia bianca corrispondente al punto in cui l’aculeo è entrato nella pelle;    Vespa, Calabrone: le loro punture provocano molto bruciore e la zona interessata si presenta gonfia e arrossata, in uno spazio di circa 2 o 3 cm;    Tafano: la sua puntura è più dolorosa di quella di un’ape e le lesioni provocate dal morso molto profonde;    Formica rossa: la puntura ha l’aspetto di una piccola piaga rossa, seguita da una vescica trasparente che contiene pus;    Ragno: la sua puntura ha due buchi di entrata o nel caso della pericolosa specie violino, compare una ferita “a bersaglio che diventa sempre più rossa e gonfia;    Scorpione: le specie presenti in Italia sono praticamente innocue, ma le loro punture sono molto dolorose e possono provocare intorpidimento e aumento della temperatura cutanea della parte interessata.Cosa provocano le punture?I sintomi di una puntura di insetto possono variare sia a seconda del tipo di insetto che la provoca, sia a seconda della sensibilità soggettiva.Comunque, le conseguenze di una puntura più comuni sono:    Gonfiore o ponfo nella zona interessata;    Eruzione cutanea;    Arrossamento;    Prurito intenso;    Sensazione dolorosa.Queste sono le manifestazioni più lievi di una puntura. Ma come detto, le reazioni possono variare da persona a persona. Nel caso di un soggetto allergico, il veleno inoculato attraverso il pungiglione da alcune specie può provocare uno shock anafilattico.Si tratta di uno scompenso del sistema circolatorio e respiratorio che si manifesta con pallore, sudorazione, nausea, vomito e difficoltà respiratorie, e che richiede un intervento medico immediato.Non bisogna poi dimenticare che le punture possono essere il veicolo di ingresso nell’organismo di diversi patogeni e quindi causare infezioni o altre gravi patologie dovute a parassiti, virus o batteri.Cosa fare quando si viene punti da un insettoCi sono alcuni comportamenti da attuare e piccoli consigli da tenere a mente quando si viene punti da un insetto:    Rimuovere parti del corpo dell’insetto nel caso fosse ancora nella cute (stessa cosa vale per la zecca, da staccare quanto prima);    Immergere la zona interessata in acqua fredda o fare un impacco con ghiaccio, avvolto in un panno sterile, per almeno 10 minuti;    Lavare la zona colpita con acqua e sapone e disinfettare con acqua ossigenata;    Sollevare la zona interessata e tenerla ferma, quanto possibile, per facilitare il ritorno venoso e ridurre il rigonfiamento;    Evitare assolutamente di grattare la zona punta, per limitare il rischio di infezione.Come trattare le punture di insettiRiconoscere subito quale insetto ti abbia punto e importante per sapere quale sia il modo più indicato di trattare il problema e ridurne la sintomatologia.Tra i farmaci consigliati ci sono:    Stick dopo puntura a base di ammoniaca;    Crema a base di cortisone o corticosteroidi per l’infiammazione, da impiegare sempre sotto controllo medico.Se sei un soggetto allergico, porta sempre con te medicinali salvavita. Il kit d’emergenza dovrebbe prevedere: antistaminici, adrenalina e cortisonici.Se non si è al corrente di essere allergico o comunque in tutti i quei casi in cui le reazioni alla puntura sembrano aggravarsi in poco tempo, provocando febbre, vertigini e malessere diffuso, è necessario recarsi subito al pronto soccorso.Rimedi naturali alle puntureOltre che ricorrere a creme e farmaci di varia natura, esistono anche diverse soluzioni naturali per dare sollievo al dolore e al prurito che può provocare la puntura di un insetto.Si tratta di soluzioni tanto semplici quanto efficaci, fatte con sostanze e ingredienti facilmente reperibili o comunque quasi sempre già presenti in casa.Tra queste ci sono:    Aloe vera: ha proprietà antisettiche e antibatteriche, e favorisce la rigenerazione cutanea;    Calendula: ha proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti;    Miele: è un disinfettante naturale e aiuta a curare la reazione cutanea;    Lavanda: ha proprietà calmanti e lenitive;    Tea tree oil: antinfiammatorio e antisettico aiuta a rinfrescare, sgonfiare e ridurre la sensazione di prurito.Come difendersi dalle puntureLa prevenzione è sempre la migliore cura, anche in caso della puntura provocata da un insetto. Ci sono infatti alcuni accorgimenti domestici e comportamenti da adottare per difendersi efficacemente da questi piccoli animaletti.In particolare, i consigli da tener presente sono:    Dotare le finestre di casa di zanzariere;    Utilizzare zampironi insetticidi, piastrine e candele alla citronella;    Usare l’olio essenziale di citronella, basilico o geranio come repellente naturale;    Indossare abiti e tessuti di colori chiari;    Prediligere pantaloni lunghi e maniche lunghe, se il caldo non lo impedisce;    Non fare movimenti bruschi se incontri un’ape, un tafano, un calabrone o una vespa;    Non sostare a lungo in prossimità di luoghi dove c’è acqua stagnante;    In caso di pranzo all’aperto, elimina subito i resti di cibo che possono attrarre questi animaletti.Per il trattamento sintomatico locale di eruzioni cutanee particolarmente pruriginose dovute alla puntura di insetto si può ricorrere all’utilizzo di farmaci da banco, come i medicinali antiallergici e antistaminici per uso topico. Questo tipo di prodotti agiscono bloccando gli effetti dell’istamina, una sostanza chimica rilasciata durante le reazioni allergiche. In questo modo favorisce l’attenuazione del disagio che la reazione cutanea a una puntura può provocare.

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PROSTATA, SE NE COMINCIA A PARLARE

La prostata ha un’importante funzione nella produzione del liquido seminale e subisce alcune “variazioni” nel corso della vita. È bene quindi conoscere le caratteristiche di questo organo, le strategie di prevenzione ad esso associate e i fattori di rischio che possono portare, con l’avanzare dell’età, allo sviluppo di una patologia prostatica. Cos'è la prostataLa prostata è un organo solido, in parte muscoloso e in parte ghiandolare, che si trova solo nel sesso maschile alla base dell'uretra. Ha una forma rotondeggiante e secerne un liquido che è uno dei principali costituenti dello sperma. L’attività della prostata è regolata da stimoli ormonali, in particolare dagli ormoni cosiddetti androgeni. Durante l’infanzia la ghiandola prostatica resta in uno stato di riposo e ha dimensioni ridotte. Con la pubertà, ovvero con l’inizio della produzione di testosterone, si sviluppa con rapidità, arrivando a pesare circa 20 grammi. Dov'è la prostata?La prostata si trova tra la base della vescica e del diaframma (detto anche trigono) urogenitale, di fronte al retto (ovvero l’ultimo tratto di intestino, che termina con l’orifizio anale). Nella parte anteriore la prostata è coperta da un muscolo, il muscolo sfintere dell’uretra, che controlla la fuoriuscita dell’urina e dello sperma dall’uretra stessa. Posteriormente la prostata entra invece in contatto con il retto: la loro vicinanza permette, come vedremo, di esaminare la prostata con un’esplorazione rettale. A cosa serve la prostata?La prostata riveste un’importante funzione nella produzione del liquido seminale poiché fornisce componenti fondamentali alla sopravvivenza e alla mobilità degli spermatozoi. Nello sperma, infatti, oltre alle cellule spermatiche sono presenti sostanze che consentono di mantenerle in buone condizioni fino a quando raggiungono l’ovulo da fecondare: proteine, lipidi, prostaglandine, zuccheri (fruttosio), ed enzimi sono solo alcune di esse. Insieme alle vescicole seminali, la prostata garantisce uno dei maggiori contributi alla formazione del liquido seminale, con un apporto di circa il 20-30% per ogni eiaculazione. I principali disturbi prostaticiSi parla di frequente di prostata, spesso riferendosi alla salute maschile: la ghiandola prostatica può infatti essere soggetta ad alcuni disturbi, più o meno gravi. Per esempio, a partire dai 40-50 anni la progressiva riduzione fisiologica dell’attività testicolare provoca uno squilibrio ormonale che fa sì che la prostata aumenti ulteriormente di volume. Si tratta di un fenomeno abbastanza comune: l’ingrossamento è di solito graduale e progressivo, spesso di natura benigna (si parla in questo caso di ipertrofia prostatica benigna). Tuttavia, a volte può causare alcuni sintomi fastidiosi: la prostata, ingrossandosi, può premere sull’uretra, limitando così il regolare flusso dell’urina e provocando sintomi spesso sgradevoli, come una sensazione di bruciore e difficoltà a urinare. A partire dai 50 anni d’età è quindi consigliata una visita annuale con esame transrettale per tenere sotto controllo le condizioni della prostata. Come già detto, la sua posizione - nel contesto dell’apparato urinario e di quello riproduttore - la rende particolarmente delicata, anche quando a svilupparsi è una neoplasia. Il tumore alla prostata è uno dei più diffusi nella popolazione maschile: nelle fasi iniziali è asintomatico, e può non provocare disturbi anche per molti anni. In altri casi, ma man mano che si sviluppa può comportare alcuni sintomi, come difficoltà nella minzione o, viceversa, la necessità di urinare spesso. Si può avvertire, inoltre, una sensazione di dolore mentre si urina e/o si eiacula, ed è possibile che sia presente sangue sia nelle urine sia nello sperma. La diagnosi avviene nel corso di una visita urologica, a cui spesso si ricorre per indagare i sintomi di cui si soffre. La visita può comportare sia un’esplorazione rettale sia un controllo del dosaggio del PSA, ovvero l’antigene prostatico specifico. Questo esame, fatto tramite un prelievo del sangue, può essere utilizzato anche per verificare l’evoluzione dei casi di tumore alla prostata che sono già stati trattati tramite chirurgia, radioterapia oppure terapia ormonale. Nel caso in cui l’urologo lo ritenga necessario, il paziente sarà sottoposto a una biopsia prostatica, per valutare la reale presenza di una neoplasia ed eventualmente conoscerne caratteristiche e stadio, da cui dipenderà la scelta della terapia più appropriata.Per il tumore alla prostata non esiste ancora un programma di screening vero e proprio (come avviene invece per il tumore al seno) poiché non c’è ancora la conferma che l’esame del PSA consenta di individuare il tumore nella sua fase precoce: il problema riguarda i casi di falsi positivi, ossia il fatto che a volte si riscontrano valori alterati nonostante il cancro non sia presente. Considerata l’importanza della prostata anche nella formazione del liquido seminale, non stupisce che uno stato infiammatorio (prostatite) possa portare a problemi di fertilità. L’infiammazione della prostata è abbastanza comune, e rappresenta la causa di circa il 15-20% dei casi di infertilità maschile. Spesso, alla base dell’infertilità associata a una patologia prostatica, vi è l’azione di alcuni batteri sulle vie seminali. Il liquido seminale, infatti, può subire delle variazioni nella viscosità, nel pH o nella quantità di sostanze presenti, come lo zinco, il fruttosio e l’acido citrico. Queste variazioni possono portare a una compromissione della normale funzionalità spermatica e, di conseguenza, all’infertilità. La prostatite può manifestarsi in varie forme, a cui si associano trattamenti diversi. C’è ad esempio la prostatite batterica acuta, che viene trattata con antibiotici. Qualora questo rimedio non dovesse risultare efficace, la prostatite batterica può diventare cronica, con infezioni ricorrenti che possono però, in alcuni casi, essere asintomatiche.La prostatite cronica può manifestarsi anche in assenza di un’infezione batterica: si parla in tal caso di prostatite cronica abatterica, che rappresenta la forma di prostatite più frequente. Si tratta di una condizione a tratti sfuggente: l’infiammazione può attenuarsi fino a sparire per poi tornare senza preavviso. Questa patologia viene anche denominata sindrome dolorosa pelvica o mioneuropatia pelvica: è contraddistinta da un dolore pelvico presente per diversi mesi. Il dolore può essere molto variabile - da lieve a debilitante - e può presentarsi con andamento ciclico. I disturbi urinari e un diffuso dolore nella zona pelvica e del basso addome sono sintomi abbastanza comuni di questa patologia. L’eiaculazione può risultare dolorosa, così come possono manifestarsi difficoltà nell’avere rapporti sessuali. Gli approcci più utilizzati sono quelli orientati verso un trattamento farmacologico, accompagnato da interventi di natura psicologica. Infine è possibile anche che la prostatite sia del tutto asintomatica: il paziente non percepisce alcun sintomo o disturbo ma presenta, nello sperma o nel secreto prostatico, evidenti tracce di un’infezione.Prostata: gli esami utiliIn generale, si suggerisce di cominciare a considerare un esame di screening della prostata intorno ai 40 anni d’età, tenendo sempre in considerazione eventuali fattori di rischio (come una storia familiare di disturbi alla prostata). Gli esami, che vengono eseguiti da un urologo, possono essere di varia natura. L’esplorazione digito-rettale della prostata, per esempio, è un esame “tattile”, durante il quale l’urologo controlla attraverso il retto la consistenza, le dimensioni e il volume della ghiandola prostatica. L’esame del dosaggio del PSA, come anticipato, consiste invece in un prelievo di sangue e nella successiva valutazione del livello di antigene prostatico presente. Pur non essendoci ancora un “accordo” sui valori standard di normalità, l’antigene prostatico viene considerato nella norma quando la sua concentrazione nel sangue è compresa tra 2 e 4 ng/ml. Tuttavia, per interpretare i valori di questo test, è necessario considerare sempre l’età dell’individuo: un valore di antigene prostatico pari a 4 ng/ml può essere ritenuto del tutto nella norma se rilevato in una persona di 70 anni, mentre potrebbe essere un “campanello d’allarme” se riscontrato a 50 anni d’età. Per un’ulteriore indagine chiarificatrice, l’urologo può procedere a un’ecografia prostatica transrettale, eseguita tramite un’apposita sonda. L'importanza della prevenzioneLa prostata è un componente molto piccolo dell’organismo umano e, al contempo, estremamente importante e delicato: la sua funzione è fondamentale in tutti i mammiferi per garantire la sopravvivenza degli spermatozoi, grazie alla produzione di una parte del liquido seminale, ma la sua natura “nascosta” fa sì che la salute e la cura della prostata vengano considerati come un argomento marginale. Nulla di più sbagliato: è bene tenere conto di una corretta attività di prevenzione rivolgendosi esclusivamente a personale medico qualificato e specializzato. Come abbiamo visto, un lieve sintomo non deve fare preoccupare ma, allo stesso tempo, non si possono nemmeno sottovalutare manifestazioni che potrebbero essere legate a una qualche condizione patologica. Nonostante le numerose campagne di informazione e di prevenzione rivolte al pubblico, ancora oggi molti uomini non si curano della salute della ghiandola prostatica, esponendosi così al rischio di sviluppare patologie con conseguenze serie se non trattate per lungo tempo. In primo luogo è bene rivolgersi al proprio medico curante che, se necessario, saprà indirizzarvi a uno specialista in urologia per procedere con un controllo della ghiandola prostatica. Accanto a visite regolari, come sempre, uno dei fattori chiave per mantenere tutto l’organismo, compresa la ghiandola prostatica, in salute, è seguire uno stile di vita corretto. Per ridurre il rischio di infiammazioni e, di conseguenza, quello di disturbi, è consigliata un'alimentazione ricca di frutta e verdura, equilibrata e bilanciata. È bene, inoltre, svolgere una corretta attività fisica, calibrata sull’età dell’individuo, per mantenere il giusto peso corporeo. Una vita sedentaria, un'alimentazione scorretta e alcune cattive abitudini (come passare molte ore alla guida di un autoveicolo) possono far aumentare il rischio di sviluppare patologie prostatiche, anche piuttosto serie. 

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