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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

CON LA SEROTONINA TORNA IL BUONUMORE!

La serotonina è coinvolta in molti processi biologici, che hanno ripercussioni sul piano sia fisico sia psichico.Chiamata spesso ormone del benessere o della felicità, la serotonina è un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello e in altri tessuti a partire dall'amminoacido essenziale triptofano.Presente in varie aree del sistema nervoso centrale, è una sostanza sedativa che mostra una relazione diretta con i livelli dell'umore e con altre funzioni dell'organismo.Come avviene per tutti i mediatori chimici, anche la serotonina si lega a vari recettori così da svolgere un ruolo diverso in funzione delle cellule con cui interagisce e della parte del corpo in cui è presente. Molte delle funzioni biologiche della serotonina non sono tuttavia ancora completamente chiare.Come la serotonina agisce sul corpoLa serotonina svolge funzioni sul piano sia fisico sia psichico.Sul piano organico è coinvolta principalmente nel metabolismo delle ossa, nell'appetito e nella regolazione del ritmo sonno-veglia.Ecco alcune delle sue funzioni principali:- regola l'appetito, in quanto agisce nel controllo dell'appetito e del comportamento alimentare, contribuendo al senso di sazietà- regola i ritmi circadiani: in quanto precursore della melatonina, la serotonina sincronizza il ciclo sonno-veglia con fluttuazioni endocrine quotidiane. Un livello eccessivo di questo neurotrasmettitore può causare insonnia- regola la temperatura corporea- salvaguarda la salute delle ossa: le persone che assumono antidepressivi (inibitori della ricaptazione della serotonina, o SSRI) possono vedere ridotta la propria densità ossea- durante l’infanzia, regola la produzione degli ormoni della crescita- regola la motilità e le secrezioni intestinali, migliora la digestione e riduce la nausea. La serotonina è prodotta prevalentemente dall’intestino, nel quale è presente una grande quantità di cellule che la secernono. Un eccesso di serotonina causa diarrea, mentre una quantità ridotta produce stitichezza: questo spiega anche come mai lo stress psichico mostri spesso ripercussioni sulla motilità intestinale. Inoltre, in caso di infiammazione intestinale la produzione di questo ormone è alterata con conseguenze psicofisiche importanti- agisce sulla contrazione delle arterie, contribuendo al controllo della pressione sanguigna e prevenendo pertanto l'ipertensione- stimola la contrazione della muscolatura liscia dei bronchi e della vescica- stimola l'aggregazione delle piastrine, esercitando un'attività vasocostrittrice- riduce la sensibilità al dolore e previene l'emicrania.L'azione sullo stress e sul benessereGli effetti certamente più noti della serotonina sono quelli sull'umore e in generale sulla psiche. Cambiamenti nei livelli di questa sostanza sono associati per esempio a squilibri mentali come la schizofrenia.Ecco alcuni effetti psichici della serotonina:- se è presente a livelli adeguati, produce una sensazione di piacere e benessere. Non a caso alcune droghe che aumentano il rilascio di serotonina o l'attività dei suoi recettori, come per esempio l'ecstasy, inducono euforia, rendono socievoli e incrementano il senso di autostima. Quando invece i livelli si riducono, per esempio in periodi di stress, si possono scatenare disturbi d’ansia ed episodi di tensione psicofisica.- a livelli moderatamente elevati incrementa il desiderio sessuale, mentre a livelli bassi è responsabile del suo calo.- regola rabbia e aggressività.Protegge i nostri neuroniLa serotonina svolge anche una funzione protettiva nei confronti dei neuroni: lo ha illustrato uno studio dell'Università di Pisa pubblicato sulla rivista eNeuro. In pratica i ricercatori hanno mostrato come, inattivando la sintesi della serotonina nel cervello di un individuo adulto, si producano evidenti alterazioni che, quando la produzione di serotonina viene ripristinata, scompaiono. Questi risultati spiegano ancora una volta come uno sbilanciamento dei livelli di questo importante neurotrasmettitore possa contribuire all’insorgenza di patologie neuropsichiatriche come i disturbi dell’umore.La serotonina influisce su memoria e umoreNon è un caso che anche un altro studio, condotto negli Stati Uniti alla Johns Hopkins University, abbia mostrato che in pazienti con una lieve perdita di pensiero e di memoria in fase iniziale di Alzheimer siano identificabili quantità inferiori di serotonina.Secondo gli studiosi, che hanno impiegato la scansione cerebrale con tomografia a emissione di positroni (Pet) per esaminare i livelli di serotonina, i risultati suggeriscono che la carenza di questa sostanza può essere un fattore legato all'insorgere della patologia.La ricerca, pubblicata su Neurobiology of Disease, ipotizza quindi che prevenire la perdita di serotonina possa rallentare o arrestare la progressione dell'Alzheimer e di altre demenze.Molti altri studi hanno già dimostrato come diversi disturbi cognitivi possano essere coinvolti in questi meccanismi. Persino l'autismo (complessa patologia dello sviluppo neurologico caratterizzata da una compromissione dell'interazione sociale, da deficit della capacità di comunicare e da comportamenti ripetitivi) sembra collegato ai livelli di serotonina. Per verificare questa ipotesi, ricercatori americani hanno analizzato topi privi di serotonina cerebrale nei quali hanno osservato la presenza di sintomi tipici di questa patologia.Cosa fare per stimolare la produzione di serotoninaSe, dunque, molti fattori biologici incidono sui livelli e sulla produzione della serotonina, tanto che a parità di stimoli ambientali alcune persone sono più propense di altre a sviluppare disturbi dell'umore, è comunque possibile fare qualcosa per regolare i livelli di questa sostanza.In termini di stile di vita può essere utile:- praticare regolari esercizi di rilassamento, che ci aiutano a eliminare lo stress, come lo yoga- svolgere attività gradevoli e che ci facciano sentire bene- prendere il sole- dormire bene, in modo costante e ininterrotto in quanto aiuta a mantenere il giusto equilibro dei nostri livelli di serotonina- praticare attività sportiva: da tempo numerosi studi hanno evidenziato come lo sport (quando è praticato in modo ricreativo, con divertimento e piacere e mai come imposizione) stimoli la produzione di molecole che favoriscono il buon umore, come le endorfine o la serotonina. L’attività fisica contrasta direttamente lo stress anche perché riduce i livelli di cortisolo nel sangue: un'ottima idea è quella di praticarla all'aperto, beneficiando così della luce del sole così importante per garantire buoni livelli di umore. Non è quindi un caso che molti studi abbiano evidenziato un rischio maggiore di ansia, sindrome da attacchi di panico e depressione nelle persone sedentarie, nelle quali è identificabile una capacità più bassa di captare la serotonina- praticare la meditazione: rilassarci cercando di lasciare libera la mente è benefico per l'umore e stimola la produzione di serotonina.Occhio all’alimentazioneUn primo passo per stare bene regolarizzando i livelli di serotonina consiste nel curare la dieta.Migliorare il tono dell'umore agendo sulla serotonina è possibile introducendo cibi a bassa densità calorica, ricchi di triptofano, ma poveri di altri amminoacidi. Sono però pochi i cibi di questo tipo: si tratta per esempio di alcuni frutti, come papaya, banane e datteri ma anche il cioccolato fondente.In generale vanno bene gli alimenti ricchi di proteine o di carboidrati come verdure, frutta secca, legumi e cereali integrali: il cervello richiede infatti zuccheri per sintetizzare il triptofano.Al contrario dovremmo evitare cibi ricchi di grassi saturi e zuccheri semplici, come le merendine e i dolciumi, mentre sono ottimi i cibi ricchi di omega3 che garantiscono un corretto funzionamento del cervello. Da limitare infine il consumo di caffeina.I rimedi naturali e gli integratoriUn aiuto viene anche dai fitoterapici, come gli estratti di Rhodiola Rosea che migliora l’umore, favorisce la sintesi della serotonina, aumenta la resistenza allo stress psicofisico e riduce la tachicardia da sforzo favorendo al contempo il dimagrimento. La Griffonia, ricca di un precursore della serotonina, è invece utile in caso di stanchezza e neurodisbiosi gastrointestinale, ovvero di un'alternazione della flora batterica intestinale provocata da uno squilibrio di serotonina.Dietro controllo medico, per evitare possibili effetti collaterali e indesiderati, è anche possibile assumere integratori di triptofano: utili come antidepressivi, sono un valido aiuto contro l'insonnia. Accanto a questi integratori, altri più specifici possono aiutare a riequilibrare i livelli di serotonina, per esempio quelli a base di cromo, che aiuta a metabolizzare il cibo e agisce proprio su serotonina e melatonina, regolando emozioni e umore. Il cromo è abbondante nei broccoli, nell'uva, nelle patate e nella carne di tacchino.Anche l'acido folico, cioè la vitamina B9, contribuisce a regolare la serotonina: bassi livelli possono provocare stanchezza e abbassare quelli di serotonina. Non a caso acido folico insieme a vitamina B12 sono spesso utilizzati come integratori nei pazienti depressi. In natura si trovano principalmente nelle verdure di colore verde: spinaci, asparagi, avocado e cavolini di Bruxelles.Il magnesio, la cui carenza può provocare irritabilità, affaticamento, confusione mentale e predisposizione allo stress, è utile alle funzioni cerebrali, garantisce una buona qualità del sonno e ha un ruolo importante nella produzione di serotonina. Si trova in mandorle e noccioline, oltre che in moltissimi integratori oggi in commercio.

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STRESS E PRURITO INTIMO

In questo periodo di grande stress, possiamo avere diversi sintomi, risultanti dalla somatizzazione del nostro corpo, come il prurito. Il prurito è quella particolare condizione che spinge a grattarsi e che evoca immediatamente sensazioni sgradevoli. Quando interessa le parti intime (nella donna riguarda la vulva, ossia i genitali esterni, e la vagina), oltre che pregiudicare il benessere e la salute (non solo sessuale), diventa anche un disturbo imbarazzante.Si tratta di un problema femminile molto comune e terribilmente fastidioso, che spesso è espressione di condizioni indotte o esacerbate da uno stile di vita troppo stressante.Il prurito vaginale riconosce molteplici cause, ma nella gran parte dei casi è dovuto a infezioni (candidosi in testa) o irritazioni. Nell’insorgenza di questi disturbi è spesso chiamato in causa lo stress, e a ragion veduta. Alcune ricerche hanno mostrato infatti uno stretto legame tra situazioni di affaticamento psicofisico e infezioni vaginali.Abbassa le difese, scompiglia la flora battericaLo stress, fisico e psichico, influisce negativamente sulla produzione di anticorpi e sulle cellule preposte alle difese, e modifica anche il delicato equilibrio tra i microrganismi “buoni” della nostra flora batterica e quelli dannosi. Ecco perché durante i periodi difficili siamo più suscettibili alle infezioni, comprese quelle vaginali.La candidosi è una di quelle che più frequentemente colpisce le donne. Il fungo che la causa, la Candida albicans, abitualmente presente nella vagina, in situazioni fisiologiche è in equilibrio con gli altri microrganismi che contribuiscono a mantenere un ambiente protetto.Se questo equilibrio viene alterato, la Candida prende il sopravvento, con comparsa di prurito vaginale, in genere molto intenso, talora bruciore durante i rapporti, irritazione e “perdite” biancastre, simili a latte cagliato.Secondo gli esperti in sei casi su dieci la colpa è proprio dello stress, associato a dieta squilibrata e uso di indumenti intimi non adeguati. In questi casi, oltre al trattamento antimicotico, è molto utile ristabilire l’equilibrio della microflora vaginale con probiotici. Si tratta batteri buoni, lattobacilli per la precisione, che, tra le altre funzioni, hanno quella di produrre acido lattico, che permette di ristabilire il corretto pH vaginale. Oggi esiste la possibilità di somministrare per via vaginale probiotici a base di un Lattobacillo studiato e selezionato per la migliore attività in loco.Anche un’alimentazione corretta può dare i suoi benefici: in genere si consiglia di ridurre drasticamente i cibi ricchi di zuccheri semplici e i cibi lievitati che favoriscono la proliferazione della Candida.Non solo candidosiQuando lo stress altera le difese locali della zona genitale, la candidosi non è l’unica infezione in cui si può incorrere. In generale, si può andare incontro a una qualsiasi vaginite, ossia tutte quelle forme infiammatorie che possono interessare la vagina e che possono essere infettive (causate da batteri, virus, funghi, parassiti), ma anche irritative.Perdite (variabili nel colore e a volte di cattivo odore), bruciore e prurito sono generalmente i sintomi che si accompagnano a queste condizioni.Molto frequente è anche la vaginosi batterica, in cui all’alterazione della microflora vaginale fa seguito uno sviluppo eccessivo di alcuni batteri normalmente presenti (in particolare la Gardnerella vaginalis) che diventano aggressivi (se sviluppata in gravidanza può determinare anche un parto prematuro). Vediamo quali sono i sintomi e le differenze con la candidosi.Vaginosi batterica:Aspetto delle secrezioni - Perdite di colore bianco-grigiastroOdore delle secrezioni - Odore marcato e molto simile quello di pesce “marcio”Sintomi infiammatori - Rari o assentiCandidosi:Aspetto delle secrezioni - Perdite biancastre, simili a latte cagliatoOdore delle secrezioni - AssenteSintomi infiammatori - Prurito, bruciore durante i rapporti, irritazioneIn considerazione proprio della variabilità delle malattie a cui si può andare incontro e che possono dare più o meno prurito intimo, è bene non tentare una diagnosi fai-da-te, ma rivolgersi al medico per una visita: sulla base dei sintomi e, se necessario, di un tampone vaginale sarà possibile individuare l’agente scatenante e prescrivere così le cure più adatte (una terapia con farmaci antibiotici, per esempio, non serve se la vaginite non è di tipo batterico).Induce secchezza vaginaleInfatti, è stato messo in evidenza che periodi prolungati di diete particolarmente restrittive, di attività fisica intensa o di problemi sociali, familiari, lavorativi, sentimentali si accompagnano molto spesso a secchezza della mucosa vulvo-vaginale. Questa condizione è frequentemente associata a una alterazione del pH locale che deve essere mantenuto intorno a 4,5 per stimolare le secrezioni cervicali e garantire la normale elasticità dei tessuti.Accompagnata, tipicamente, da pruriti e bruciori, la secchezza vaginale va quindi combattuta sia con appositi lubrificanti da applicare durante i rapporti sessuali, sia con preparati idratanti capaci di ripristinare la normale lubrificazione dell'ambiente.In generale si chiamano lubrificanti tutti quei gel o creme che mimano i liquidi naturali del corpo per lubrificare, cioè restituire morbidezza e fluidità ai tessuti genitali lì dove la secchezza e l’attrito possono creare fastidio. E non necessariamente devono essere usati durante un rapporto sessuale.I più diffusi sono quelli a base di acqua, ma ne esistono anche alcuni contenenti siliconi o oli. Inoltre, a fianco di prodotti che non contengono eccipienti particolari, si trovano quelli a base di principi lenitivi, come aloe, camomilla e malva, utili per calmare le irritazioni derivanti dalla secchezza. Per orientarsi nella scelta è bene chiedere consiglio al proprio ginecologo di fiducia.È consigliabile anche un'adeguata igiene intima affidandosi a detergenti ad azione lenitiva e specifici in caso di irritazione e bruciore intimo. Per esempio prodotti delicati a base di glicina, in grado anche di alleviare il prurito.Riacutizza un’eventuale psoriasiLo stress è riconosciuto come uno dei fattori ambientali che può scatenare, in chi è predisposto, la psoriasi e anche riacutizzarne i sintomi. Si tratta di una malattia autoimmune su base genetica in cui il sistema immunitario si scatena contro le cellule della pelle causandone l’infiammazione cronica e la riproduzione accelerata, con la comparsa, nella forma detta “a placche”, di chiazze rossastre ispessite, ricoperte da una sorta di squame bianco-argentate.Una forma meno frequente di psoriasi colpisce le parti intime: lì le chiazze sono più arrossate e lisce, quasi prive di desquamazione, e possono essere particolarmente pruriginose. Chi soffre di questa forma, quindi, in caso di forte stress può fare i conti anche con il riacutizzarsi di tale prurito intimo.Contro la psoriasi sono disponibili sia terapie locali sia sistemiche, che, se seguite correttamente, permettono nella maggior parte dei casi di tenere sotto controllo la malattia. È altrettanto importante evitare, nel caso delle parti intime, biancheria troppo stretta che sfregando con la pelle può creare irritazioni.Per alleviare il prurito non bisogna grattare le lesioni, ma optare per creme e oli consigliati dal dermatologo, così come mantenere la pelle il più possibile idratata con creme emollienti.Grattarsi alimenta il pruritoIl prurito, anche quello intimo, porta con sé una irrefrenabile voglia di grattarsi per trovare sollievo. Ma questo non fa che alimentare un circolo vizioso.A confermarlo è stata una ricerca condotta dagli scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis sui topi, i cui risultati sono stati pubblicati online sulla rivista Neuron. Stando agli studiosi, grattarsi induce il cervello a rilasciare serotonina, che in qualche modo intensifica la sensazione di prurito.È noto da tempo agli scienziati che grattarsi crea una lieve quantità di dolore nella pelle. Tale segnale di dolore può interferire con quello del prurito, almeno temporaneamente, tanto che le cellule nervose del midollo spinale inviano al cervello appunto segnali di dolore invece che di prurito.Per tutta risposta il cervello produce la serotonina, neurotrasmettitore che ha l’obiettivo di aiutare a controllare gli stimoli dolorosi. Secondo gli studiosi, però, questa stessa sostanza chimica finisce per influenzare l’intensità del prurito.Lo avrebbero capito proprio osservando i topi. Gli scienziati hanno infatti allevato un gruppo di topi modificato geneticamente in modo da privarli dei geni che servono per produrre serotonina. Quando a questi animali è stata iniettata una sostanza in grado di stimolare il prurito, si è visto che si grattavano molto meno dei topi non modificati geneticamente. Quando, però, agli stessi topi veniva iniettata serotonina, il loro comportamento nei confronti del prurito tornava simile a quello degli altri roditori.Questo dimostrerebbe che, se da un lato grattarsi può alleviare la sensazione di prurito creando un dolore minore, la risposta del corpo finisce per scatenare un prurito peggiore, per cui è opportuno cercare di grattarsi il meno possibile per disinnescare il meccanismo pruriginoso.Per non peggiorare il prurito intimoAnche una corretta igiene intima può aiutare a prevenire l’instaurarsi del prurito: la detersione, sia quando è insufficiente, sia quando, al contrario, è troppo aggressiva, rappresenta di fatto uno stress per l’ecosistema vaginale, che viene così alterato.Occorre, infine, evitare biancheria intima troppo stretta (perché lo sfregamento può causare irritazioni e prurito), e sintetica (che favorisce l’instaurarsi di un ambiente umido, favorevole allo sviluppo di microrganismi aggressivi), preferendo quella in cotone, traspirante.

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DEVO AUMENTARE DI PESO SE SOFFRO DI IPOTIROIDISMO?

Quando il peso è “over”, a volte la colpa è della tiroide che funziona poco. Ma come fare a perdere peso se è davvero così?Capita sempre più spesso a chi vuole buttare giù i chili di troppo: prima di mettere a punto la dieta, lo specialista prescrive le analisi del sangue per controllare la funzionalità della tiroide e verificare se è presente una forma di ipotiroidismo.È un disturbo caratterizzato da un malfunzionamento della tiroide, che lavora troppo lentamente rispetto alle esigenze dell’organismo. Si manifesta tipicamente nelle donne e nella maggior parte dei casi viene diagnosticato dopo i 55 anni. Colpisce infatti il 7-8% delle donne prima della menopausa, per arrivare a circa il 10-15% dopo la menopausa.Le regole per una dieta sanaAttenzione a non seguire diete fai-da-te: lo specialista è sempre necessario per impostare un regime personalizzato sulla base dei disturbi legati all’ipotiroidismo, del peso e dello stile di vita.Vale per tutti comunque il consiglio di ridurre le porzioni di ciò che si porta in tavola. Non è difficile, basta ingannare l’occhio. Per farlo potete per esempio scegliere formati di pasta piccoli e cucinarne 50 grammi con verdure a scelta tagliate a piccoli pezzetti, come zucchine, verza, carote. Il risultato è un piatto abbondante, ma in realtà poco calorico.Almeno tre volte alla settimana è bene inserire nel menù il pesce, che contiene acidi grassi omega 3, che aiutano a eliminare l’eccesso di colesterolo e trigliceridi dal sangue.Sì anche ai cereali integrali tutti i giorni perché, rispetto a quelli raffinati, fanno alzare meno la glicemia, cioè lo zucchero nel sangue. E almeno quattro, cinque volte alla settimana scegliere i legumi, come ceci, lenticchie, fagioli, in quanto ricchi di fibre.Ma è davvero colpa della tiroide?Non è detto che quella di controllare subito la funzionalità tiroidea sia la strada giusta da percorrere. «Bisogna per prima cosa escludere che la causa sia l’eccesso calorico, da solo oppure associato alla sedentarietà – spiega Vincenzo Toscano, Presidente dell’Associazione medici endocrinologi (Ame)–. Per questo la prima visita deve prevedere un lungo colloquio in modo da mettere a fuoco lo stile di vita di chi vuole dimagrire e formulare un regime alimentare il più possibile su misura e la giusta attività fisica. E, solo in caso di insuccesso, si può verificare la salute della tiroide».Va detto fra l’altro che in chi soffre di ipotiroidismo “vero” l’aumento di peso è solo uno dei segnali. Ce ne sono anche altri, come sonnolenza e stanchezza anche dopo aver dormito tutta la notte, perdita di forze, formicolii e crampi muscolari, scarsa capacità di concentrazione, stipsi, aumento del senso di freddo. È tipico anche svegliarsi la mattina con le classiche “borse” sotto gli occhi e in generale con gonfiore causato da ritenzione idrica.«La corretta diagnosi deve essere fatta valutando non solo i sintomi», afferma Toscano. «È fondamentale anche l’anamnesi medica e di famiglia, perché le malattie della tiroide possono essere ereditarie, almeno in termini di predisposizione. E richiedere un’analisi del sangue per verificare il valore dell’ormone TSH».Questo ormone è una vera e propria spia per la verifica della funzionalità della ghiandola tiroidea. I valori di riferimento (espressi in mlU/l, millesimi di unità internazionali di attività biologica per litro di sangue) nell'adulto sono:Sospetto ipertiroidismo TSH < 0,5 mlU/lIntervallo di normalità TSH 0,5-4 mlU/lSospetto ipotiroidismo TSH > 4 mlU/lSe i valori sono elevati non bisogna assolutamente preoccuparsi. L’attività della tiroide si può riportare “nei ranghi” con farmaci ad hoc. E già nell’arco di qualche mese il peso ed eventuali disturbi associati potrebbero cominciare a migliorare.  

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