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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

Un neverending: gli antibiotici non servono in caso di influenza!!

Spesso chiedete antibiotici, anche in un periodo delicato come quello che stiamo passando. Pochi sanno però che assumerli inutilmente ha portato negli anni allo sviluppo di batteri resistenti. Sono ancora troppe le persone che li assumono senza che ne abbiamo realmente bisogno.Gli antibiotici servono per curare influenza e raffreddore? A questa domanda la scienza risponde con un secco «no».E non da oggi: sono anni infatti che le autorità sanitarie nazionali e internazionali insistono su questo tasto. Gli antibiotici sono farmaci utilissimi, ma non vanno usati a sproposito.Eppure molte persone la pensano diversamente, e quindi agiscono in modo contrario. Soprattutto quando è in corso un raffreddore o un’influenza, uno di quei normali malanni di stagione, sono ancora parecchi a cercare (e assumere) antibiotici.Gli antibiotici sono una famiglia di molecole in grado di uccidere o impedire lo sviluppo dei batteri. A volte sono chiamati anche antibatterici e chemioterapici.Meglio chiarirlo subito: non agiscono contro i virus (responsabili di raffreddore e influenza), non abbassano la febbre e non alleviano i sintomi influenzali.La loro assunzione – che deve essere prescritta da un medico con apposita ricetta - è appropriata esclusivamente nelle infezioni provocate da batteri.È assolutamente inutile, oltre che inopportuna e rischiosa, nei casi di malattie causate da agenti infettivi diversi, quali virus, funghi o protozoi. A meno che non ci sia il rischio che queste patologie si complichino per il sovrapporsi di infezioni batteriche. Ma questa decisione spetta unicamente al medico.Oltre a essere inefficaci verso i comuni malanni di stagione, gli antibiotici – come tutti i farmaci – hanno effetti collaterali.Assumerli in modo non appropriato espone quindi al rischio di andare incontro a tali inconvenienti senza ricavarne alcun beneficio.Inoltre nel tempo i batteri sviluppano ceppi antibiotico-resistenti, rendendo inefficaci gli antibiotici stessi.Tanto che alcuni ceppi, non ultimo il micobatterio della tubercolosi, resistono alla quasi totalità dei 100 principi attivi antibiotici esistenti, e si comincia a temere che a breve non sarà più possibile curare in modo efficace alcune patologie.In caso di influenza quindi, se non ci sono indicazioni diverse da parte del medico, bisogna ricorrere ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che si possono acquistare in farmacia senza ricetta medica.Alleviano i sintomi, abbassano la febbre e aiutano a superare l’infezione. In più è fondamentale assumere tanti liquidi, acqua ma anche tisane e brodo. Per reidratare l’organismo.Infine, dopo qualche giorno di riposo, il disturbo passerà nella stragrande maggioranza dei casi senza lasciare strascichi.

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Soffri di diarrea durante il ciclo?

Non tutte le donne vivono il ciclo mestruale nello stesso modo. Per alcune le diverse fasi scorrono senza particolari problemi, mentre per altre crampi addominali, dolore pelvico e gonfiori scandiscono come un orologio ogni giorno del ciclo.Per molte donne, inoltre, il ciclo si accompagna anche a sintomi gastrointestinali, in particolare a mal di pancia ed episodi di diarrea. Ma cosa c'è alla base dell'associazione tra ciclo e diarrea? È il caso di rivolgersi a un gastroenterologo?In effetti il legame tra ciò che succede nell'apparato riproduttivo e quello che accade nell'intestino è più stretto di quanto si potrebbe pensare. Questa relazione è infatti bidirezionale. A darne prova sono da un lato alcune comuni infezioni ginecologiche (per esempio a livello vaginale), la cui insorgenza è strettamente legata ad alterazioni della flora batterica intestinale, e dall'altro proprio l'incidenza dei sintomi gastrointestinali durante il ciclo mestruale, che può superare il 70% anche nelle donne che non soffrono di disturbi dell'apparato digerente.In passato si credeva che avere a che fare con problemi intestinali durante il ciclo mestruale fosse più frequente fra le donne affette da patologie gastrointestinali.Questa errata convinzione è stata smentita da studi che hanno svelato che la diarrea e altri sintomi che colpiscono l'intestino sono piuttosto diffusi in tutta la popolazione femminile in età fertile.L'associazione tra ciclo e problemi gastrointestinali continua a essere significativa anche quando vengono esclusi sintomi che potrebbero essere ricondotti alla sfera ginecologica, come il gonfiore.La frequenza di sintomi gastrointestinali o l'intensità dei disturbi tendono ad aumentare durante la fase premestruale e durante le mestruazioni. In particolare, circa una donna su tre ha a che fare con alterazioni del transito intestinale durante le mestruazioni. Fra queste alterazioni, la diarrea è più frequente della stitichezza.I problemi gastrointestinali associati alle mestruazioni sono più comuni fra le donne che soffrono di cicli dolorosi. Inoltre la comparsa di diarrea e altri disturbi intestinali durante il ciclo è più frequente in presenza di malessere psicologico, in particolare depressione, ansia e stanchezza. L'associazione tra cicli mestruali dolorosi, disagio psicologico e disturbi gastrointestinali spinge a ricercare le cause del legame tra ciclo e diarrea verso fattori che possono giocare un ruolo sia nella regolazione della motilità intestinale sia nel controllo dell'umore e del dolore.È il caso per esempio della serotonina, il neurotrasmettitore spesso conosciuto anche come “ormone della felicità” o “del buonumore”. In effetti la serotonina è prodotta a livello cerebrale, ma anche  nell'intestino, e influenza sia il controllo dell'umore sia la percezione del dolore.Anche i cambiamenti ormonali potrebbero giocare un ruolo in questo fenomeno. Infatti i sintomi gastrointestinali e psicologici sembrano dipendere da una maggiore sensibilità locale agli ormoni steroidei, con un picco di effetti durante il ciclo mestruale.Le principali indiziate come responsabili della comparsa della diarrea durante il ciclo sono però altre molecole, le prostaglandine. Si tratta di mediatori dell'infiammazione che regolano la contrazione dell'utero. I loro livelli aumentano prima dell'inizio delle mestruazioni, quando le cellule del rivestimento interno dell'utero ne producono grandi quantità. Di conseguenza, i muscoli dell'utero si contraggono, promuovendo l'espulsione del sangue mestruale.Tutto ciò si verifica ciclicamente dal menarca (la prima mestruazione) fino alla menopausa: mentre nell'ovaio si verificano tutti i fenomeni che riguardano l'ovulazione, l'utero, la sua mucosa e i vasi sanguigni si preparano ad accogliere un eventuale embrione e, in assenza di una fecondazione, si ha la mestruazione. Quest'ultima permette alla parete dell'utero di rigenerarsi e prepararsi nuovamente all'eventualità di accogliere un embrione.Prima della mestruazione le prostaglandine prodotte dall'utero possono causare una risposta infiammatoria che porta alla comparsa di sintomi dolorosi.Durante la mestruazione, poi, le contrazioni stimolate dalle prostaglandine possono essere talmente intense da provocare crampi; tanto maggiore è la secrezione di prostaglandine, tanto più l'utero si contrae e le mestruazioni possono essere dolorose.Nell'intestino si trovano fibre muscolari lisce analoghe a quelle presenti nell'utero; le prostaglandine possono stimolare anche la loro contrazione. Il risultato di questo fenomeno è la promozione della peristalsi intestinale e l'eliminazione precoce del contenuto dell'intestino. L'azione delle prostaglandine può quindi causare dolore addominale ed episodi di diarrea, riducendo l'assorbimento dei nutrienti e aumentando la perdita di minerali.Livelli particolarmente elevati di prostaglandine possono scatenare altri sintomi associati al ciclo oltre alla diarrea. I più comuni colpiscono, ancora una volta, il distretto gastrointestinale e includono gonfiore addominale, nausea e vomito. Ad essi può aggiungersi un altro disturbo spesso associato al ciclo mestruale: il mal di testa. Inoltre è possibile che la diarrea legata al ciclo mestruale si aggiunga ai sintomi di problemi di salute concomitanti. In genere si tratta di disturbi che riguardano l'intestino. In particolare, le donne che convivono con malattie infiammatorie intestinali sono più soggette a una sindrome premestruale che include oltre ai classici fastidi al basso ventre e alla tensione al seno anche sintomi a carico dell'apparato gastrointestinale; fortunatamente, però, i disturbi tipici della loro malattia infiammatoria intestinale non variano significativamente durante il ciclo mestruale.Diverso è il caso di chi ha a che fare con la cosiddetta sindrome dell'intestino irritabile (o colon irritabile): con il ciclo la sensazione di essere gonfia, i dolori e altri fastidi possono aumentare significativamente. Infine, anche le donne che convivono con l'endometriosi possono sperimentare un aumento di sintomi gastrointestinali durante le mestruazioni. Nelle pazienti che soffrono di endometriosi il tessuto che riveste la parete interna dell'utero (l'endometrio appunto) cresce al suo esterno, a volte ancorato ad altri organi del corpo (come ovaie, tube di Falloppio, vagina, vescica e anche l'intestino). I sintomi gastrointestinali sono molto comuni nell'endometriosi e possono includere crampi intestinali, evacuazioni dolorose, gonfiore, nausea, stitichezza o, anche in questo caso, diarrea. Altri sintomi tipici di questa patologia sono:    crampi mestruali dolorosi (dismenorrea)    dolore persistente nella regione pelvica e mal di schiena nella regione lombare    dolore allo stomaco o all'intestino    dolore durante la minzione    sangue nelle feci o nelle urine    dolore intenso durante o dopo i rapporti sessuali    sanguinamenti tra una mestruazione e l'altra    problemi di fertilità    spossatezza.Spesso per tenere a bada i dolori mestruali è sufficiente la somministrazione di un farmaco da banco, come per esempio i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei). Anche il calore può aiutare a combattere i fastidi al basso ventre, che a volte possono addirittura estendersi alle gambe.Nel caso in cui il ciclo sia associato a diarrea è però bene mettere in atto anche alcune abitudini alimentari che aiutino a non promuovere i disturbi gastrointestinali e a far fronte alla perdita di acqua e di minerali associata alla diarrea.La dieta dovrebbe essere leggera: vanno bene un brodo, del riso o anche delle verdure, purché cotte e possibilmente private della buccia e dei semi. Sono però da evitare tutti i vegetali che tendono a favorire il meteorismo o che possono avere un effetto lassativo, come i broccoli, i fagioli, i piselli, i ceci, i vegetali a foglia verde e le prugne. Meglio non consumare anche cibo ricco di grassi e latte e latticini.Inoltre è importante bere in abbondanza, in modo da evitare la disidratazione. Il modo migliore per reidratarsi è bevendo acqua o blandi infusi dall'azione calmante, per esempio a base di camomilla. Oppure è possibile fare affidamento su specifici integratori a base di vitamine e sali minerali come potassio e magnesio.Sono invece controindicate le bevande che contengono caffeina, in quanto può stimolare l'attività intestinale, o alcol; inoltre è meglio evitare anche le bevande gassate.Anche qualche cracker salato può aiutare a recuperare il sodio perso con l'episodio di diarrea e, di conseguenza, a trattenere più acqua nell'organismo. Le banane possono invece essere utili sia per fermare la diarrea, sia per recuperare il potassio perso.In caso di forte disidratazione, dolori intensi all'addome o al retto, sangue nelle feci o di colore scuro e febbre alta, però, agire sull'alimentazione non basta ed è bene rivolgersi a un medico.Ciclo e diarrea: prevenzioneQuando il ciclo tende a essere associato a episodi di diarrea è possibile cercare di limitare il rischio di ritrovarsi alle prese con questo disturbo intestinale evitando le sostanze, i cibi e le bevande che possono promuoverlo.Per la prevenzione della diarrea anche agire sulla mente sembra però essere utile. Ridurre lo stress e l'ansia potrebbe infatti alleviare anche i sintomi gastrointestinali che dipendono da una vita stressante. Può essere utile per esempio praticare discipline come lo yoga o la meditazione, ma non solo. Anche garantirsi un riposo regolare e di qualità, dormendo almeno 8 ore per notte, potrebbe aiutare ad alleviare i sintomi mestruali associati a problemi che riguardano il benessere psicologico, mentre l'attività fisica può aiutare a sciogliere le tensioni, ma è bene non esagerare. Un esercizio fisico troppo intenso può infatti alterare la funzionalità intestinale.Infine, la pillola anticoncezionale può contribuire a eliminare, almeno in parte, la sintomatologia associata al ciclo. Per assumerla è però necessaria la prescrizione del medico curante o del ginecologo.

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Prurito agli occhi, una panoramica

Il prurito oculare è un fastidio molto frequente, sia tra gli adulti sia tra i bambini, e può avere molte cause, legate alle abitudini e all'ambiente di vita, nonché alla predisposizione a sviluppare determinate patologie degli occhi o allergie.A volte, si manifesta fin dal mattino, appena si esce di casa, soprattutto in primavera quando la diffusione dei pollini è massima, oppure in inverno, quando il freddo e lo smog hanno un'azione particolarmente irritante sulle mucose delicate degli occhi. In altri casi, il prurito oculare insorge gradualmente durante il giorno e diventa significativo di sera, insieme alla sensazione di bruciore e affaticamento della vista, dopo molte ore davanti al computer oppure in un ambiente di lavoro male illuminato.Nella maggioranza dei casi, alleviare il disturbo è semplice, ma quando il problema si manifesta per la prima volta o è accompagnato da altri sintomi "sospetti" è necessario interpellare il medico per ricevere una diagnosi precisa e l'indicazione dei rimedi più adatti nel singolo caso. Tra le cause più comuni che portano all'insorgenza del prurito agli occhi c'è indubbiamente la sollecitazione del sistema immunitario da parte di svariati allergeni, ossia sostanze di origine naturale o artificiale presenti nell'ambiente e innocue per la maggioranza delle persone, ma che possono risultare soggettivamente non tollerate e innescare una reazione allergica. Tra i principali allergeni in grado di causare prurito agli occhi ci sono i pollini di varie piante (stagionali o perenni), gli acari della polvere, il pelo di animali, le muffe, nonché innumerevoli composti presenti in creme, detergenti e cosmetici d'uso comune. Anche il fumo di sigaretta, l'inquinamento atmosferico da traffico, le polveri dei cantieri e le esalazioni di impianti produttivi di vario tipo possono causare bruciore e prurito agli occhi, ma in questi casi più che di reazione allergica si tratta di fenomeni di irritazione e sensibilizzazione di natura infiammatoria, che non comportano la produzione di anticorpi specifici (immunoglobuline di tipo E, IgE) contro uno o più allergeni.Sia il prurito oculare dovuto ad allergie sia quello di tipo irritativo si manifestano di frequente tra i bambini, più spesso interessati da reazioni allergiche e caratterizzati da mucose facilmente sensibilizzate dagli agenti esterni. Una forma di prurito irritativo a livello degli occhi tipica dell'infanzia-adolescenza è, per esempio, quella determinata dall'acqua addizionata di cloro della piscina oppure dal mix di acqua salata e luce intensa caratteristico di un giorno al mare, soprattutto se non si indossano occhiali da sole e cappellino.Una forma di prurito agli occhi molto diffusa tra gli adulti è, invece, quella associata alla sindrome da occhio secco, una condizione determinata da un difetto di lacrimazione, promosso dall'uso intenso della vista, da situazioni di illuminazione non ideali e dalla permanenza prolungata in ambienti con aria secca, polvere o vento, che interessa un numero sempre maggiore di persone a causa dell'uso prolungato di computer, tablet e smartphone. Inoltre, questo disturbo è frequente nelle donne in gravidanza a causa dei cambiamenti nei livelli ormonali.La sindrome dell'occhio secco non va mai trascurata perché, oltre a determinare una marcata irritazione della congiuntiva e un notevole fastidio oculare, con il tempo può comportare danni agli occhi, soprattutto se si indossano abitualmente lenti a contatto.  La presenza di una quantità di liquido lacrimale insufficiente sulla superficie della cornea, infatti, può danneggiarla per mancanza di adeguata lubrificazione e conseguente sfregamento eccessivo con la lente, anche se morbida.Un altro motivo che deve indurre a consultare il medico in presenza di sindrome dell'occhio secco è che, in alcuni casi, questo disturbo è legato alla presenza di malattie sistemiche non ancora diagnosticate, soprattutto di natura autoimmunitaria, come per esempio il lupus eritematoso sistemico (LES), l'artrite reumatoide o la sindrome di Sjogren, oppure il diabete o disfunzioni della tiroide.Altre cause di prurito agli occhi possono essere legate a infezioni della congiuntiva, (congiuntiviti batteriche o virali) oppure a infiammazioni o infezioni delle palpebre (blefarite), di tipo acuto o cronico.La blefarite acuta, se associata anche a ulcerazione della mucosa palpebrale, è di norma causata da un'infezione (spesso da stafilococco o da herpes simplex), mentre se le ulcerazioni non sono presenti si tratta probabilmente di una reazione allergica o irritativa nei confronti di sostanze entrate accidentalmente in contatto con gli occhi o di prodotti cosmetici sensibilizzanti. All'origine della blefarite cronica, invece, c'è spesso una disfunzione di particolari ghiandole presenti nella congiuntiva (chiamate ghiandole di Meibomio), che si riscontra più di frequente nelle persone che soffrono anche di malattie della pelle come la rosacea o la dermatite seborroica. In molti casi, chi soffre di blefarite cronica è interessato anche da sindrome dell'occhio secco e tende a sviluppare orzaioli o calazi (piccoli noduli che compaiono nella parte centrale o sulla rima delle palpebre, dovuti all'occlusione e all'eventuale infezione di una ghiandola di Meibomio).Il prurito agli occhi è di per sé un sintomo che, come abbiamo visto, può essere associato a vari disturbi o patologie oculari e malattie sistemiche. A seconda dell'origine che lo ha causato, il prurito agli occhi può essere accompagnato da altri sintomi e tipologie di fastidio più o meno intenso.Per esempio, in caso di allergie ai pollini, agli acari della polvere o al pelo di animali, il prurito agli occhi è quasi sempre associato ad arrossamento, bruciore, gonfiore alle palpebre e aumento anche notevole della lacrimazione. Di norma, questi disturbi a carico della zona oculare sono associati anche a problemi respiratori, come starnuti, sensazione di naso chiuso, rinorrea (naso gocciolante), riduzione dell'olfatto e mal di testa. Spesso, il prurito è presente anche a livello del naso e, a volte, delle labbra, mentre in qualche caso i problemi respiratori possono essere più significativi e interessare i bronchi, manifestandosi sotto forma di asma allergica (più frequente nei bambini-adolescenti).Al contrario, se si tratta "soltanto" di congiuntivite allergica, scatenata per esempio da cosmetici o sostanze sensibilizzanti presenti nell'aria, in genere gli unici sintomi presenti in aggiunta al prurito sono quelli a carico della congiuntiva e delle palpebre (infiammazione, arrossamento, gonfiore, dolore), accompagnati dall'aumento della sensibilità oculare e della produzione di lacrime. Quando sono presenti una congiuntivite o una blefarite determinate da infezioni batteriche o virali, il prurito agli occhi (uno solo o entrambi) è generalmente meno intenso, mentre prevalgono l'infiammazione, il bruciore e il dolore. In caso di infezione batterica, sono di norma presenti anche secrezioni viscose e opache, grigiastre o giallognole, che tendono a formare "crosticine", mentre in caso di infezione virale le secrezioni sono più liquide e chiare e possono essere presenti piccole ulcere arrossate e dolorose.Anche il prurito associato alla sindrome dell'occhio secco è meno "vivace" di quello di natura allergica e sempre secondario rispetto alla sensazione di corpo estraneo o "sabbia negli occhi" (dovuta alla secchezza delle mucose), alla sensibilità oculare (soprattutto nei confronti della luce), al bruciore e al dolore. Nelle forme più severe di occhio secco, possono svilupparsi anche disturbi della vista (visione offuscata o doppia). Paradossalmente, un altro segno tipicamente associato al prurito dell'occhio secco è l'intensa lacrimazione, soprattutto al mattino.I rimedi da utilizzare per ritrovare il benessere in caso di prurito agli occhi sono strettamente legati alle cause che l'hanno determinato. Quindi, se non si conosce esattamente l'origine del fastidio, se il disturbo è associato ad altri segni o sintomi e/o persiste per più di giorno o due, la prima cosa da fare è rivolgersi al medico di fiducia per approfondire la situazione.Se il prurito appare correlato a una patologia oculare più seria e meritevole di trattamento specifico, il medico prescriverà una visita oculistica che permetterà di precisare i problemi presenti e di individuare la terapia farmacologica più appropriata.In generale, se il prurito agli occhi è determinato da un'allergia ai pollini o ad altri allergeni ambientali o da una congiuntivite allergica nei confronti di prodotti cosmetici, la prima cosa da fare per alleviare il fastidio ed evitare che si ripresenti è ridurre il più possibile l'esposizione alle sostanze scatenanti. Dal momento che ciò non è sempre fattibile, per ottenere sollievo dai sintomi oculari possono essere utilizzati colliri a base di antistaminici. Se oltre al prurito agli occhi, l'allergia causa anche sintomi respiratori significativi (anche al punto di impedire di dormire bene) il medico potrà prescrivere l'assunzione di farmaci antistaminici per bocca.Quando i problemi agli occhi sono dovuti alla sindrome dell'occhio secco, il primo trattamento consigliato è l'applicazione regolare, più volte al giorno, di lacrime artificiali, preferibilmente prescritte dal medico dopo una visita oculistica e la valutazione dello stato e delle caratteristiche degli occhi nel singolo caso. L'applicazione dei colliri e delle lacrime artificiali richiede pochi minuti, ma deve essere effettuata con cura, dopo essersi lavati bene le mani. Per ottenere il sollievo desiderato è sufficiente reclinare leggermente la testa all'indietro, instillare 1-2 gocce di liquido, senza appoggiare il beccuccio del flacone alle mucose, né toccarlo con le mani. Gli occhi vanno poi chiusi e riaperti piano per alcune volte, per far distribuire meglio il liquido. In caso di congiuntiviti o blefariti associate a infezioni, potrà essere necessario utilizzare colliri o pomate oftalmiche a base di antibiotici, antivirali o antimicotici (anche in combinazione tra loro), che il medico prescriverà in funzione dell'agente patogeno coinvolto. In caso di infezioni virali dell'occhio o da parte di altri microrganismi come per esempio l'Acanthamoeba (causa di pericolose infezioni della cornea), la cura può essere abbastanza impegnativa e richiedere un certo tempo prima di ottenere una piena guarigione.Nelle forme di prurito oculare associate a notevole infiammazione, possono essere prescritti anche colliri o pomate oftalmiche a base di corticosteroidi, che vanno però utilizzati per il periodo minimo necessario e seguendo attentamente le indicazioni e i consigli del medico per evitare problemi oculari secondari.A prescindere dalla terapia individuata, un accorgimento molto importante per non veder peggiorare il prurito agli occhi e l'infiammazione che di norma lo accompagna è evitare di toccare e sfregare gli occhi, tranne che per le manovre necessarie per l'applicazione dei farmaci.Quando non è legato a patologie specifiche, meritevoli di trattamento con farmaci mirati, per ottenere sollievo dal prurito agli occhi si può adottare anche un approccio naturale, ricorrendo a prodotti a base di sostanze attive di origine vegetale con azione calmante, antinfiammatoria e antiarrossamento, oppure a rimedi "fisici", come l'applicazione di impacchi freschi sugli occhi chiusi per 5-10 minuti.Tra le piante che possono migliorare il prurito e l'arrossamento agli occhi, i cui estratti sono spesso inclusi nei colliri studiati per le forme di modesta irritazione o sensibilizzazione oculare, si possono ricordare la camomilla, la calendula, l'eufrasia, l'amamelide, il finocchio, l'aloe vera e la rosa canina.Altre buone regole di carattere pratico per la prevenzione dell'irritazione e del prurito agli occhi, nonché per la protezione della vista e della salute oculare, comprendono:    evitare l'esposizione del viso alla luce intensa per periodi prolungati e indossare sempre occhiali da sole con lenti di qualità certificata quando ci si trova all'aperto, soprattutto in presenza di luce "chiara" e in vicinanza di superfici riflettenti (acqua, neve ecc.)    ottimizzare l'illuminazione degli schermi di computer, tablet e smartphone in funzione della luce ambientale e fare 5-10 minuti di pausa ogni 1-2 ore d'uso    non impegnare troppo gli occhi in sforzi di visione crepuscolare o in penombra    non passare troppo tempo in ambienti chiusi con aria secca, polvere o fumo (casa, uffici, locali pubblici ecc.), ma aerare spesso le stanze e usare umidificatori    evitare di soggiornare in luoghi in cui siano stati usati da poco prodotti per la pulizia irritanti oppure dove siano stati spruzzati deodoranti, insetticidi o qualunque tipo di aerosol "chimico" che può sensibilizzare le mucose    non utilizzare lenti a contatto se si soffre di sindrome dell'occhio secco, mentre si stanno applicando farmaci oftalmici per la cura di infiammazioni o infezioni oculari né quando si praticano sport in acqua (soprattutto in piscina)    evitare di applicare prodotti cosmetici sugli occhi (ombretti, matite, eye-liner, mascara ecc.), anche se ipoallergenici e di buona qualità    seguire una sana alimentazione, ricca in particolare di acidi grassi omega 3 (presenti in oli vegetali, germogli di soia, pesci come tonno, sgombro, salmone ecc.), che aiutano ad alleviare l’infiammazione in caso di secchezza oculare.

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