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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

Influenza e dolori muscolari

Ad accompagnare ogni episodio influenzale c’è quasi sempre anche un indolenzimento a muscoli e articolazioni. Ecco perché fanno male e quali rimedi adottare. Febbre alta, raffreddore, mal di gola, tosse, cefalea, debolezza, malessere generalizzato e, a volte, anche dolori addominali e riduzione dell'appetito. Come se tutto ciò non bastasse, ad accompagnare ogni episodio influenzale c’è quasi sempre anche un indolenzimento a muscoli e articolazioni. Ecco perché fanno male e quali rimedi adottare.Dolori a muscoli e articolazioni di intensità variabile, ma sempre decisamente fastidiosi, accompagnano spesso, per non dire sempre, l’infezione da virus influenzali e colpiscono principalmente le braccia, le gambe e il busto (ossia spalle, torace e schiena), dalla zona lombare a alle regioni dorsale e cervicale della colonna vertebrale.Ma perché i muscoli e le articolazioni fanno male quando si è contagiati da quello che è a tutti gli effetti un virus respiratorio? E quali sono i rimedi utili? Vediamoli insieme.Le principali cause di dolore muscolare e articolareDi solito, la sensazione di dolore a un muscolo è dovuta a tensione, a esercizio fisico eccessivo o svolto male oppure a un trauma o a una postura scorretta, mentre le cause di dolore articolare e alle ossa sono più diversificate e possono essere riferite a:-artrosi-artrite-malattie reumatiche-osteoporosi-infiammazione acuta dei tessuti articolari di sostegno-danni cronici da usura (infiammazione dei tendini, sinoviti, borsiti, deterioramento dei menischi ecc.)-eventi traumatici come contusioni, distorsioni, lesioni ai legamenti, microfratture ecc.In queste situazioni, il dolore coinvolge muscoli o articolazioni specifici e può cominciare o riacutizzarsi durante o subito dopo l'attività fisica, attenuandosi gradualmente con il riposo.Anche lo stress può causare tensione a carico di determinati gruppi di muscoli, favorendo l'insorgenza della sensazione dolorosa, conseguente sia alla contrattura muscolare stessa sia alla posizione non fisiologica che essa impone di mantenere. Quest'ultima, inoltre, può a sua volta innescare un'infiammazione secondaria a livello delle articolazioni su cui i muscoli contratti e infiammati si inseriscono. La lombalgia e il dolore al collo (collegati anche all'artrosi lombare e cervicale) sono esempi tipici di questo fenomeno.Ma, in molti casi, l'insorgenza estemporanea e transitoria di indolenzimenti muscolari e dolori alla schiena, alle ossa e alle articolazioni può anche essere un segno di condizioni acute che interessano l’intero organismo, come un'infezione virale, influenza stagionale in testa.Nei malanni di stagione è diversoL’influenza è una malattia respiratoria contagiosa causata da diversi tipi di virus (A, B e più raramente C) diffusi soprattutto nei mesi più freddi (tra ottobre e marzo) e capaci di cambiare continuamente le loro caratteristiche genetiche, rendendosi ogni anno pressoché irriconoscibili al sistema immunitario e quindi sempre in grado di determinare la malattia, a meno di non attuare una prevenzione adeguata, basata sull'assunzione del vaccino antinfluenzale stagionale e su semplici norme igieniche comportamentali (prime tra tutte, lavarsi spesso le mani con acqua e sapone ed evitare contatti ravvicinati con persone con sintomi respiratori e/o febbre).La sintomatologia caratteristica dell'influenza comprende soprattutto disturbi come:-febbre alta-brividi-naso che cola o, al contrario, congestione nasale;-mal di gola-tosse-cefalea-debolezza-malessere generalizzato.In alcuni casi, a questi sintomi si aggiungono anche:-dolori addominali-bruciore allo stomaco-nausea e altri fastidi gastroenterici, soprattutto nei bambini e nelle persone più sensibili a questo livello.A queste manifestazioni si associano poi, quasi invariabilmente, dolori alla schiena, a tutta la muscolatura e alle ossa e alle articolazioni, che possono essere dovuti a infiammazione, spasmi o crampi.Come rara complicanza dell’influenza, può anche insorgere un’infiammazione ai muscoli detta "miosite", dovuta a uno squilibrio nella composizione di acqua e sali minerali, determinato dalla consistente perdita di questi elementi con l'intesa sudorazione che tipicamente si verifica in presenza di febbre alta (talvolta aggravata anche dalla concomitante presenza di vomito e/o diarrea) e all'insufficiente assunzione di liquidi ed elettroliti con la dieta.Ciò che si verifica più frequentemente è, invece, un abbassamento della soglia del dolore, che rende più sensibili anche a stimoli che di norma non causerebbero grande disagio. L’infezione virale, infatti, induce l’attivazione del sistema di difesa deputato a combatterla, con conseguente rilascio da parte delle cellule immunitarie di sostanze chimiche in grado di causare infiammazione anche a livello del tessuto muscolare e delle articolazioni.Inoltre, gli stimoli di fame e sete si riducono quando c’è l’influenza, provocando disidratazione e squilibrio nella composizione di sali minerali.A maggior ragione questo avviene quando subentrano anche vomito o diarrea, che causano una perdita acuta e massiccia di liquidi e minerali preziosi per il corretto svolgimento di molte funzioni corporee (compresa la contrazione muscolare) e per il buon funzionamento di apparati, come il sistema nervoso e quello cardiovascolare.Una carenza di potassio, ma anche di sodio, magnesio e calcio, non permette infatti alle cellule del muscolo periferico e di quello cardiaco di funzionare adeguatamente e questo porta a una sensazione di debolezza, come se si avesse appena finito di correre una maratona. Più in generale, anche indipendentemente dall'influenza o da altre malattie infettive di origine virale o batterica, bassi livelli di sali minerali nel sangue possono portare anche a veri e propri spasmi, crampi e a stati di rigidità muscolare transitoria assai dolorosi.Per essere combattuta dal sistema immunitario, qualunque l'infezione virale (influenza compresa) chiede all'organismo uno sforzo significativo, che deve essere sostenuto da un'alimentazione nutriente e leggera. Oltre ad assumere liquidi in abbondanza in qualunque forma (acqua, brodi, passati di verdura, spremute, centrifughe ecc.), è quindi necessario prevedere 5-6 piccoli pasti al giorno a base di carboidrati complessi, proteine facili da digerire (pesce, carni bianche), frutta (ricca di sali minerali e vitamine) e pochi grassi vegetali (olio extra vergine d'oliva) per evitare un'eccessiva perdita di peso e una riduzione della massa muscolare (già promossa dalla permanenza a letto per più giorni).Altre cause di dolori muscolari e articolariLe possibili cause di dolore muscolare e articolare accompagnate da una febbre più o meno importante sono innumerevoli e non sempre facili da riconoscere. Nel caso dell'influenza stagionale vera e propria o di altre sindromi parainfluenzali di origine virale che la ricordano da vicino, in genere la diagnosi non costituisce un problema perché la sintomatologia è caratteristica e molto ben definita e non lascia spazio a grandi dubbi.Un'eccezione a questa regola può riguardare le persone anziane che, avendo un sistema immunitario meno reattivo, possono andare incontro a manifestazioni più sfumate, restando comunque a rischio delle complicanze più gravi dell'influenza, come la polmonite, la disidratazione moderata-severa e/o alterazioni della funzionalità cardiaca e renale.Altre possibili cause di dolore alle articolazioni conseguenti a malattie infettive rientrano nell'area di competenza della reumatologia e riguardano principalmente gli esiti di infezioni batteriche della gola da parte dello streptococco di tipo B, che si verificano per lo più nell'infanzia e nell'adolescenza.Nella maggioranza delle persone, un'infezione respiratoria da streptococco B non causa conseguenze significative se trattata con una terapia antibiotica adeguata, ma in alcuni soggetti più sensibili possono insorgere:-febbre alta-dolore intenso-gonfiore alle articolazioni di tipo transitorio-nei casi più gravi, fortunatamente rari, complicanze cardiache (cardite) e a livello del sistema nervoso (corea).Per prevenire evoluzioni sfavorevoli del mal di gola da streptococco è importante che il medico emetta una diagnosi precoce, attraverso:-un'attenta valutazione della sintomatologia (comprendente anche stanchezza, debolezza, perdita di appetito, dolori addominali e, soprattutto nei bambini più piccoli, ingrossamento dei linfonodi del collo)-il riscontro di un aumento degli indici di infiammazione sistemica (VES e PCR)-la verifica di precedenti infezioni da streptococco (in particolare, scarlattina) e del titolo anticorpale verso una proteina prodotta dallo streptococco (streptolisina O)-l'esecuzione di un tampone faringeo.Per arrivare alla guarigione della febbre reumatica è, invece, indispensabile una terapia antibiotica prolungata con penicillina, mentre per ridurre la febbre alta e il dolore alle articolazioni sono utili farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) oppure corticosteroidi, se è presente anche infiammazione cardiaca che richiede un intervento più "energico".Rimedi per i dolori muscolari e articolariI dolori ai muscoli e alle articolazioni associati all'influenza o a un'altra infezione stagionale virale o batterica, per quanto fastidiosi, sono di natura benigna e passano gradualmente nell'arco di alcuni giorni, man mano che la malattia di base si avvia alla guarigione.Tuttavia, dal momento che si tratta di una sofferenza del tutto inutile, è ragionevole cercare di attenuarla ricorrendo ad acido acetilsalicilico, naprossene, ibuprofene o altri FANS, comunque necessari per contrastare la febbre alta, di norma presente in caso di influenza. In caso di intolleranza ai FANS si può assumere un analgesico antipiretico.Per trarne i massimi benefici senza correre rischi, FANS o antipiretici devono essere assunti per non più di 3-5 giorni, seguendo le indicazioni di dosaggio riportate sulle confezioni di ciascun prodotto e/o i consigli del medico o del farmacista.In una prima fase, se non sono presenti malattie croniche né altre problematiche di salute concomitanti e se ad avere l'influenza non è un bambino nei primi anni di vita o un anziano, la febbre alta e i dolori muscoloscheletrici che la accompagnano posso essere gestiti in un contesto di autocura, mentre in tutti gli altri casi o se i sintomi persistono o peggiorano è necessario che la terapia corretta sia indicata dal medico.Anche alcuni accorgimenti pratici possono contribuire ad alleviare i dolori a muscoli e articolazioni dovuti a un malanno stagionale. I principali consigli degli esperti a riguardo comprendono:Rimedio: -Bere molto (anche le bibite sportive, preferibilmente a basso tenore di zucchero) e mangiare alimenti ricchi di potassio e magnesio, come vegetali a foglia verde scuro (spinaci, rucola, insalate ed erbette ecc.) e frutta (avocado, banane e albicocche ecc.)Beneficio:Prevenzione della disidratazione e reintegro dell’acqua e dei sali minerali persiRimedio: -Riscaldare i muscoli e le articolazioni facendo un bagno caldoBeneficio:-Il calore attenua il dolore e contrasta la contrattura muscolareRimedio: -Restare a completo riposo, preferibilmente a letto, per alcuni giorniBeneficio:Permettere all'organismo di concentrare le energie nella lotta all'infezione virale ed evitare di sollecitare muscoli e articolazioni indolenziti.

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Vitamina B9 (acido folico)

La vitamina B9 o acido folico è un elemento essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali.Conosciuta soprattutto per la sua importanza durante la gravidanza, la vitamina B9, meglio nota come acido folico, è in realtà fondamentale in qualunque momento della vita in quanto è coinvolta in numerosi processi essenziali per l’organismo, a prescindere dal sesso e dalle circostanze.Fortunatamente, assumerla in quantità adeguate è generalmente semplice dal momento che questo microelemento è ampiamente diffuso in natura e presente in numerosi alimenti comunemente consumati nell’ambito di una dieta sana e bilanciata. Tuttavia, in gravidanza e in altre situazioni che ne aumentano il fabbisogno o ne riducono l’assorbimento, diventa necessario prevedere integrazioni mirate.Ecco tutto quel che c’è da sapere su questa importante vitamina: come agisce, che cosa accede quando manca, in quali cibi trovarla e come fare per aumentarne l’assunzione quando l’organismo lo richiede.Che cos’èL'acido folico o vitamina B9 è una vitamina idrosolubile essenziale per la sintesi del DNA e delle proteine, due processi indispensabili per la crescita, il metabolismo e la replicazione cellulare, senza i quali sarebbe impossibile non soltanto rinnovare i tessuti dell’organismo, ma anche garantire il generale funzionamento di quest’ultimo.Essendo necessaria per la replicazione cellulare, la vitamina B9 è particolarmente richiesta da tessuti in crescita e sottoposti a un ricambio cellulare molto rapido. In particolare, questo micronutriente è un supporto insostituibile per la sintesi dell’emoglobina e la formazione dei globuli rossi (che avviene in modo pressoché costante per reintegrare quelli invecchiati o danneggiati, eliminati dalla milza), per il turn over delle mucose, per la proliferazione e la differenziazione dei tessuti embrionali e, soprattutto, per lo sviluppo del sistema nervoso del feto durante la gravidanza.La vitamina B9 continua, poi, a essere importante per il buon funzionamento del sistema nervoso in tutte le epoche della vita, nonché per una piena efficienza degli organi sessuali e il mantenimento della fertilità sia femminile sia maschile (produzione di ovuli e spermatozoi maturi, adatti alla fecondazione).In aggiunta, l’acido folico potrebbe avere un’azione preventiva nei confronti delle malattie cardiovascolari e dell’ipertensione, che deve però essere ancora stabilita con precisione in termini di meccanismo ed entità della protezione offerta. Attualmente, quel che è certo è che mantenere un adeguato apporto di vitamina B9 è utile per ridurre i livelli di omocisteina, un aminoacido che, se presente in eccesso nel sangue, si associa a un aumentato rischio cardiovascolare.Che cosa accade se manca l’acido folicoIl periodo più critico per un’eventuale carenza di acido folico è indubbiamente quello della gravidanza e delle settimane che la precedono.Livelli insufficienti di questa vitamina, infatti, pregiudicano lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto (che si forma soprattutto nel primo mese di gestazione, ma che continua a maturare e a perfezionarsi durante tutto il primo anno di vita del bambino) ed espongono a un elevato rischio di spina bifida (incompleta chiusura della parte inferiore del tubo neurale), anencefalia (incompleto sviluppo del cervello), encefalocele (malformazione cerebrale simile a un’ernia) e sembra anche ad altre malformazioni congenite, a partire dalla labio-palatoschisi e da alcuni difetti cardiaci congeniti.In età adulta, deficit di acido folico possono associarsi a un aumentato rischio cardiovascolare, a una ridotta fertilità (soprattutto maschile) e a un rinnovamento dei globuli rossi e dei tessuti in generale meno efficiente, con conseguente comparsa di anemia e sofferenza delle mucose.Fonti alimentari di vitamina B9Prima di fornire indicazioni sulle fonti alimentari di vitamina B9 è importante precisare che l’acido folico è la forma ossidata del composto, non presente in natura, ma ottenuta per sintesi chimica e inserita come tale in integratori alimentari e nei cibi arricchiti, generalmente insieme ad altre vitamine e sali minerali.Negli alimenti naturali privi di fortificazioni vitaminiche, la vitamina B9 è presente in forma di folato, altrettanto efficace ai fini nutrizionali, ma non del tutto sovrapponibile alla precedente.A contenere folati sono soprattutto la verdura a foglia verde (come spinaci, broccoli, asparagi, lattuga, rucola, verze ecc.) e i pomodori, i legumi (fagioli, piselli, lenticchie, ceci ecc.), la frutta (principalmente, kiwi, fragole e arance) e la frutta secca (come mandorle e noci). Altre interessanti fonti di vitamina B9 sono il germe di grano, il lievito di birra e i cereali.Per quanto riguarda i cibi di origine animale, a contenere buone quantità di folati sono principalmente il fegato e le frattaglie, così come alcuni formaggi e le uova.Oltre a cercare di mantenere una dieta varia ed equilibrata, per assumere ogni giorno un’adeguata quantità di folati è importante consumare i cibi che li contengono quando sono freschi, preferibilmente di stagione, e prestare attenzione alle modalità di preparazione, cottura e conservazione. I folati, infatti, appartengono al gruppo delle vitamine idrosolubili che, oltre a essere disperse nell’acqua di cottura in caso di bollitura, sono distrutte dal calore, dalla luce e dall’acidità e si disperdono rapidamente nell’aria.Da ricordare, quindi, che, per preservarne le proprietà nutrizionali e ottenere il massimo apporto vitaminico, frutta e verdura vanno consumate il più possibile crude (o appena scottate in padella) e intere o subito dopo averle tagliate, frullate o centrifugate.Dosi consigliate: quanto e a chiIl fabbisogno giornaliero di acido folico varia a seconda dell’età, del genere e, per le donne in età fertile, del fatto di essere o meno in gravidanza, in procinto di intraprenderla o in fase di allattamento.In generale, il fabbisogno di acido folico medio di un adulto sano (a partire dai 15 anni) corrisponde a 400 µg al giorno, quantità che può essere ottenuta dal consumo bilanciato di alimenti vegetali freschi, opportunamente cucinati e conservati, e da eventuali integrazioni con cibi arricchiti (cereali per colazione, fette biscottate, biscotti, latte, yogurt, succo di frutta ecc.) o supplementi mirati, in caso di difficoltà nutrizionali e/o apporto insufficiente.Durante la gravidanza il fabbisogno giornaliero di acido folico aumenta di circa 200 µg/die, (arrivando a un totale di 600 µg/die) a causa della quota aggiuntiva richiesta dal feto che si sta sviluppando, e si mantiene elevato dopo il parto, se si sceglie di allattare al seno, poiché una quota di vitamina B9 è trasferita nel latte materno. In questo secondo caso, ai 400 µg/die di acido folico necessari di base se ne devono aggiungere altri 100 µg/die, per un fabbisogno giornaliero totale di 500µg/die.Posto che i quantitativi giornalieri di acido folico raccomandati in gravidanza e allattamento sono difficilmente ottenibili con la sola dieta, il Network italiano promozione acido folico per la prevenzione primaria di difetti congeniti istituito dal Ministero della salute raccomanda che tutte le donne in età fertile che intendano intraprendere una gravidanza o che non la escludano assumano specifiche integrazioni di acido folico.La supplementazione con integratori mirati deve iniziare almeno mese prima del concepimento se la gravidanza è pianificata) affinché, la gravidanza inizi quando i livelli di folati nel sangue hanno già raggiunto le concentrazioni ottimali.In alcune situazioni particolari che comportano un ridotto assorbimento o un aumentato fabbisogno di acido folico, l’entità della supplementazione di questo micronutriente deve essere ancora maggiore. Esigenze di questo tipo si riscontrano durante terapie con alcuni farmaci (come anticonvulsivanti, chemioterapici, estroprogestinici), elevato consumo di alcolici, comorbilità per diabete mellito insulino-dipendente, celiachia, patologie da malassorbimento intestinale o presenza di specifici polimorfismi nei geni coinvolti nel metabolismo dei folati.Ulteriori fattori di rischio per la donna in gravidanza, meritevoli di particolare attenzione da parte del medico e di una supplementazione di acido folico più intensiva, sono rappresentati dalla presenza di familiarità per difetti del tubo neurale e dal fatto di aver avuto una precedente gravidanza caratterizzata da alterazioni fetali correlate a deficit di folati.Un aspetto importante da considerare è che, affinché i folati possano esercitare la loro azione di supporto alla sintesi del DNA e, quindi, alla replicazione cellulare, è essenziale assicurare anche un adeguato apporto di vitamina B12, chiamata anche cobalamina. Questa vitamina è abbastanza facile da ottenere in dosi adeguate attraverso l’alimentazione, a patto di seguire una dieta varia e comprendente alimenti di origine animale, dal momento che pesce, uova, latticini e carne sono gli unici che contengono questo micronutriente essenziale.Chi segue regimi alimentari latto-ovo vegetariani e che ammettono il consumo di lievito di birra, in genere, non hanno problemi di deficit di vitamina B12, se la dieta viene pianificata in modo razionale, mentre i vegani che escludono dall’alimentazione tutti i derivati animali devono prevedere supplementazioni mirate di vitamina B12 per non andare incontro a una carenza significativa (che in gravidanza possono mettere in serio pericolo la salute del bambino).Scopri anche le altre vitamine che servono alla mamma in questo articolo.Carenza e sovradosaggioLa carenza di acido folico è quella più spesso riscontrata tra le vitamine del gruppo B e può causare scarsa crescita durante l’infanzia e l’adolescenza, infiammazione della lingua, gengivite e riduzione dell’appetito.Tra i segnali d’allarme più comuni di un deficit significativo di acido folico ci sono anche l’insorgenza di anemia, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione: se si inizia a soffrire di disturbi di questo tipo senza che vi siano cause chiare è bene sottoporsi ad alcuni esami, valutare i livelli di vitamina B9 e, se necessario, integrarne l’apporto quotidiano.Va considerato che un’integrazione eccessiva di vitamina B9 potrebbe mascherare i sintomi di un’eventuale carenza di vitamina B12: rispettare i dosaggi d’assunzione giornaliera raccomandati e seguire una dieta varia permette di evitare tanto i deficit quanto gli eccessi di entrambi i composti.

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Antibiotici

In occasione della Giornata Europea per la prevenzione della resistenza sugli antibiotici, vi proponiamo un approfondimento. Gli antibiotici sono composti in grado di impedire lo sviluppo di batteri e quindi contrastare le infezioni. Per indicarli vengono usati, talvolta indistintamente, altri due termini: antibatterici e chemioterapici.Gli antibatterici di origine naturale – i primi a essere stati scoperti – sono molecole che altri microrganismi, per lo più certi tipi di funghi microscopici (appartenenti al gruppo delle muffe), producono per difendersi essi stessi dalle infezioni batteriche.Esempio storico di questo gruppo è la penicillina, individuata nel 1928 da Alexander Fleming e così chiamata perché prodotta da un fungo del genere Penicillium.Da allora, a partire dalle molecole originali sono stati derivati, attraverso modificazioni della struttura chimica appositamente studiate per aumentarne l’efficacia, composti che, proprio per questa loro origine “mista”, sono definiti antibiotici semi-sintetici.Leggi anche l'articolo influenza-gli-antibiotici-non-servono">Influenza, gli antibiotici non servono.Come funzionanoLe ormai numerosissime molecole disponibili inibiscono lo sviluppo dei batteri attraverso meccanismi di azione differenti, che mirano però essenzialmente a due obiettivi:-distruggere l’involucro protettivo esterno della cellula batterica;-interferire con le reazioni biochimiche che le consentono di sopravvivere e di riprodursi.A seconda dell’effetto finale sulla cellula batterica i vari farmaci vengono poi suddivisi in:Tipo di antibiotico-Battericida - Provoca direttamente la morte dei batteri-Batteriostatico - Blocca la crescita dei batteri (lasciando così al sistema immunitario il compito di eliminarla definitivamente).A seconda della struttura chimica e del meccanismo di azione ciascuna molecola è efficace in modo selettivo su singole specie o gruppi di batteri oppure contemporaneamente su una vasta gamma di batteri.Gli antibatterici di questo secondo tipo sono definiti “ad ampio spettro”.Quando e come si usanoL’assunzione di farmaci antibatterici è appropriata esclusivamente nelle infezioni causate da batteri, mentre è inutile e inopportuna in corso di malattie causate da agenti infettivi diversi (virus, funghi, protozoi), a meno che non sussista il rischio che queste si complichino per il sovrapporsi di infezioni batteriche.L’utilizzo di antibatterici ad ampio spettro è indicato per le infezioni nelle quali non si conosce l’identità dei batteri responsabili e che possono essere provocate da molti batteri diversi.L’impiego di un antibatterico più selettivo rappresenta ovviamente la scelta migliore: è possibile in caso di malattie di cui si conosca l’agente infettivo più probabile e soprattutto quando, analizzando in laboratorio un campione di materiale organico infetto (secrezioni delle vie respiratorie, muco vaginale, urina, sangue, eccetera), si riesca a identificare in modo preciso il ceppo batterico coinvolto e addirittura a testarne la sensibilità ai diversi farmaci (mediante un esame definito coltura batterica con antibiogramma).I farmaci antibatterici devono essere utilizzati soltanto su prescrizione del medico ed è importante che siano assunti per il tempo e alle dosi prescritte.Il problema della resistenzaNello scorso secolo la ricerca farmaceutica ha reso disponibili numerosissime molecole antibatteriche, perseguendo l’obiettivo di crearne di sempre più specifiche, più efficaci e meno tossiche.Parallelamente i batteri hanno messo in campo le contromisure biologiche di cui sono dotati (modificazioni genetiche, adattamenti biochimici) per ridurre la propria suscettibilità all’effetto dei farmaci.Attualmente, questo fenomeno, detto farmaco-resistenza, rappresenta uno degli ostacoli più grandi nel controllo delle infezioni batteriche e di conseguenza una delle maggiori emergenze sanitarie.Tra le principali cause dello sviluppo di forme di resistenza da parte dei batteri c’è l’uso improprio dei farmaci antibiotici: quando non necessari, a dosi diverse da quelle prescritte, con modalità di assunzione non appropriate, per periodi di tempo insufficienti o troppo prolungati, eccetera.

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