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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

CALAZIO, PER SAPERNE DI PIU

Se sentite la palpebra un po’ pesante e avvertite la presenza di una sorta di “pallino”, potreste essere alle prese con un calazio, da non confondere con l’altrettanto comune orzaiolo.Che cos’èIl calazio è una cisti (lipogranuloma) della palpebra che si forma a causa di un processo infiammatorio a carico delle ghiandole di Meibomio che producono la componente lipidica delle lacrime.Le ghiandole di Meibomio sono densamente innervate e la loro funzione è regolata da ormoni (androgeni, estrogeni, progestinici), acido retinoico, fattori di crescita e probabilmente da neurotrasmettitori. A differenza di altre ghiandole sebacee, non hanno un contatto diretto con i follicoli piliferi. Il loro numero e volume è maggiore nella palpebra superiore rispetto a quella inferiore.Il calazio si forma quando il dotto escretore di una o più ghiandole di Meibomio si occlude con il risultato che il prodotto della ghiandola, anziché essere escreto nel film lacrimale, si accumula all’interno, causando infiammazione.Il calazio, che può riguardare sia la palpebra superiore sia quella inferiore, è un problema molto comune. Può colpire entrambi i sessi, di solito è più frequente nella fascia di età compresa fra i 30 e i 50 anni, ma può manifestarsi anche nei bambini.Le cause del calazioSono diversi i fattori che possono favorire lo sviluppo del calazio. Tra i principali ricordiamo:    predisposizione costituzionale    consumo elevato di cibi contenenti grassi saturi (formaggi, salumi, dolci ecc.)    disturbi gastrointestinali, in particolare la colite spastica    periodi di stress e sovraccarico fisico e mentale.Le persone che soffrono spesso di blefarite (un’infiammazione del bordo ciliare della palpebra) o di malattie dermatologiche, come l’acne rosacea e le dermatiti, sembrerebbero anch’esse più inclini a sviluppare il calazio. Lo stesso vale per chi soffre di diabete o ha un’alimentazione scorretta: entrambe queste condizioni favoriscono un aumento della produzione di sebo che può ostruire il canale della ghiandola, fino a formare una ciste ben visibile sulla palpebra. I sintomiGonfiore delle palpebre, arrossamento, dolore, secrezione e infiammazione della congiuntiva sono i sintomi caratteristici del calazio. L’entità di queste manifestazioni dipende dal grado di infiammazione e dal numero di ghiandole coinvolte. Anche le dimensioni del calazio sono variabili: si va da “granulini” di pochi millimetri fino a palline di dimensioni tali da determinare la chiusura della palpebra, a volte in grado di indurre persino astigmatismo. Talvolta la presenza del calazio può determinare anche iperlacrimazione e visione offuscata.Come distinguerlo dall’orzaioloSebbene appaiano simili, orzaiolo e calazio sono disturbi dell’apparato oculare che hanno origine diversa. L’orzaiolo è il risultato dell’infiammazione di piccole ghiandole sebacee presenti alla base delle ciglia, in corrispondenza del follicolo pilifero, note anche come ghiandole di Zeiss. Nella maggior parte dei casi l’infiammazione è conseguenza di un’infezione batterica da Staphylococcus aureus, che porta alla formazione di una sorta di foruncolo, dall’aspetto bianco giallastro al bordo ciliare, localizzato alla radice di un ciglio. Diversamente dal calazio, in genere l’orzaiolo non causa dolore e nell’arco di alcuni giorni tende a guarire in modo spontaneo, nel momento in cui la piccola formazione cistica si apre all’esterno e fuoriesce il materiale contenuto. Per accelerare la guarigione e contrastare l’infezione, può essere utile il ricorso a salviette disinfettanti, pomate o colliri antibiotici. Solo nei rari casi in cui l’orzaiolo si cronicizza, si può considerare un piccolo intervento chirurgico per asportarlo.La diagnosiPer la diagnosi sia del calazio sia dell’orzaiolo non servono esami particolari: è sufficiente l’analisi diretta da parte dell’oculista. Qualora si abbia a che fare con calazi persistenti, che tendono a recidivare, si deve tenere in considerazione che, in circa l’8 per cento dei casi, il calazio può in realtà essere un linfoma o, per fortuna molto di rado, un carcinoma sebaceo. Entrambe le condizioni vanno escluse, soprattutto in presenza di sintomi sospetti, come una colorazione rosa salmone della congiuntiva o ulcerazione.Il calazio nei bambiniIl calazio può insorgere a tutte le età e presentarsi anche nei bambini. Il piccolo rigonfiamento sulle palpebre che le mamme denunciano al pediatra è in effetti spesso segno della presenza di un calazio. Nei bambini, come negli adulti, il calazio può essere il risultato di fattori predisponenti, ma può giocare un ruolo importante anche la scarsa igiene oculare, legata al fatto che i piccoli si toccano spesso gli occhi anche con le mani sporche. Si è visto inoltre che in età pediatrica il calazio può essere legato a difetti visivi non corretti: la contrazione involontaria dei muscoli oculari, che servono per mettere a fuoco le immagini, può causare la chiusura del dotto escretore delle ghiandole di Meibomio. Il risultato è che il secreto ghiandolare fa fatica a fuoriuscire e la ghiandola si gonfia e si infiamma. Come negli adulti, anche nei bambini il calazio può essere associato a blefariti.Le cure per il calazioIn genere il calazio drena spontaneamente sulla superficie interna della palpebra svuotandosi oppure regredisce nell’arco di alcuni giorni, senza bisogno di ricorrere ad alcun trattamento. Esistono tuttavia degli accorgimenti che possono agevolarne la guarigione. Innanzitutto è utile migliorare la dieta, evitando i cibi grassi. Alcuni suggeriscono di praticare anche un delicato massaggio della palpebra gonfia per cercare di rimuovere meccanicamente l’ostruzione del dotto escretore della ghiandola.Per favorire la risoluzione del calazio ed evitare sovrainfezioni batteriche, il medico oculista può raccomandare anche l’applicazione di pomate antibiotiche o unguenti a base di antibiotici e cortisonici, il cui obiettivo è ridurre il gonfiore delle pareti del dotto escretore della ghiandola occlusa e favorirne il drenaggio. Con questi accorgimenti in genere il calazio regredisce, ma sono frequenti le ricadute. Nei bambini è sempre utile verificare che non siano presenti difetti visivi non corretti perché, come accennato, l’affaticamento visivo può favorire il calazio e le recidive.Se è vero che la tumefazione può regredire da sola in 7-10 giorni, è anche vero che a volte alcuni calazi tendono a diventare cronici e che quindi non regrediscono in modo spontaneo. Se dopo due o tre settimane il gonfiore è ancora presente, potrebbe essersi formata una “capsula” che congloba la ghiandola interessata. In questo caso occorre procedere, dietro indicazione dell’oculista, a un piccolo intervento chirurgico ambulatoriale per l’asportazione di una o più ghiandole. Il trattamento chirurgico consiste in un'incisione seguita da un raschiamento (courettage). In genere per evitare cicatrici si interviene dall'interno della palpebra. Meno spesso si procede dall'esterno mettendo, poi, dei punti. L'intervento viene eseguito in anestesia locale e in regime ambulatoriale, ad eccezione dei bambini, che devono essere sedati. Questo tipo di intervento, oltre a essere indicato nei casi in cui il calazio non ha la tendenza a risolversi da solo o comunque tende a recidivare, può trovare indicazione in presenza di calazi di grosse dimensioni, che oltretutto possono ostacolare la normale visione.I consigli e la prevenzioneIl primo accorgimento da prendere quando si ha a che fare con un calazio è evitare assolutamente di “torturare” questo piccolo “pallino”: se lo si schiaccia o buca, si rischiano problematiche più gravi.Per quanto riguarda invece la prevenzione, bisogna innanzitutto avere maggiore cura dell'alimentazione, evitando insaccati, dolci e altri cibi ricchi di sostanze grasse, soprattutto se di origine animale. In chi è predisposto può inoltre essere d’aiuto un'accurata pulizia del bordo delle palpebre per mantenere puliti i dotti delle ghiandole. Utile inoltre rispettare le principali regole di igiene oculare:    mantenere puliti gli oggetti che entrano in contatto con palpebra e occhio, come per esempio le lenti a contatto;    lavare sempre le mani prima di toccare gli occhi e in particolare le palpebre;    se si è predisposti all'insorgenza del calazio pulire accuratamente ciglia e palpebre mattina e sera, usando delle salviette specifiche per l’igiene degli occhi;    evitare di truccarsi troppo e, nel caso, struccarsi con attenzione usando dischetti di cotone imbevuti di struccante bifasico, ossia di un prodotto liquido formato da una parte acquosa e da una oleosa (in genere una blu e una trasparente o bianca) che si mescolano insieme dando vita a un’unica soluzione.

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CRAMPI E DOLORI MUSCOLARI

Quasi tutte le donne in età fertile accusano qualche disturbo associato al flusso mestruale, ma per alcune i disagi possono essere così rilevanti da ridurre significativamente la qualità di vita per uno o più giorni al mese. Le stime epidemiologiche indicano che soltanto due donne su dieci hanno la fortuna di passare indenni attraverso “quei giorni”.Quando sintomi come dolore pelvico e e alla schiena che può irradiarsi anche alle gambe, sanguinamento abbondante, crampi alla pancia, disturbi gastrointestinali (come nausea, vomito, diarrea con feci dalla consistenza semisolida o liquida), mal di testa, spossatezza e malessere generale sono tali da distogliere la donna dalle proprie attività abituali, talvolta costringendola a restare a letto e a ricorrere a farmaci specifici nel tentativo di alleviarli, si parla di dismenorrea. Una condizione di per sé benigna e priva di sequele per la salute generale, ma francamente difficile da sopportare ogni mese, che interessa circa il 10-15 per cento circa delle donne in età riproduttiva.La dismenorrea mostra un certo grado di familiarità, nel senso che il disturbo tende a essere riscontrato e a presentare caratteristiche fisiologiche e psico-emotive simili in più donne della stessa famiglia. Le ragioni di questo fenomeno non sono del tutto chiare, ma sembra che, oltre a una non meglio precisata predisposizione genetica per lo sviluppo di questa condizione, possa giocare un ruolo anche l’atteggiamento con cui si affrontano il periodo del flusso e i malesseri associati, che può essere trasmesso (più o meno consapevolmente) di madre in figlia.Dismenorrea primaria e secondariaLa dismenorrea può essere primaria o primitiva, ossia non legata a una causa organica patologica, oppure secondaria ad altri disturbi o disfunzioni a carico dell’apparato riproduttivo femminile o di altre sedi. Nel primo caso, in genere, il dolore mestruale intenso è legato principalmente all’aumento delle contrazioni della muscolatura uterina e dell’infiammazione locale che si manifestano, insieme agli altri sintomi tipici, fin dalle prime mestruazioni in concomitanza allo sfaldamento dello strato superficiale dell'endometrio, accompagnando poi la donna per tutta la durata della vita fertile e dando tregua soltanto dopo eventuali gravidanze.La dismenorrea secondaria, invece, può comparire in momenti diversi della vita della donna ed è generalmente indotta da una causa organica rilevabile clinicamente, come un’infiammazione dell’utero o delle tube, la presenza di cisti alle ovaie, l’endometriosi o anche anomalie anatomiche di vario tipo. In questi casi, rimuovere o trattare in modo appropriato la problematica di base, dopo un’attenta visita specialistica (che comprende un esame ginecologico ed eventuali esami strumentali come ecografie transvaginali o addominali), permette di eliminare del tutto o in gran parte anche il dolore mestruale e i disturbi associati. Nell’ottica di programmare eventuali terapie e interventi preventivi, è importante precisare che la dismenorrea è una cosa diversa dalla sindrome premestruale. Quest’ultima, infatti, è una condizione complessa caratterizzata da sintomi fisici e psicologici che si manifestano nel periodo che precede l’inizio del flusso (durante il quale si può osservare la perdita di secrezioni trasparenti o di colore bianco) e che si esauriscono con l’arrivo delle mestruazioni, vale a dire proprio quando inizia la dismenorrea. La sindrome premestruale si instaura nell’ultima fase del ciclo mestruale (seconda parte della fase luteale, corrispondente ai giorni 21-28 dall’inizio della mestruazione precedente), come conseguenza del calo fisiologico dei livelli ormonali femminili. Nelle donne più sensibili a queste oscillazioni ormonali, i disagi fisici e psicoemotivi possono iniziare subito dopo l’ovulazione (che avviene generalmente tra il 12° e il 16° giorno del ciclo) e, se si protraggono nei primi giorni di flusso mestruale, vanno a sommarsi ai disturbi della dismenorrea, aggravandoli.Tutta colpa di ormoni e prostaglandineL’insorgenza dei sintomi della dismenorrea primaria è legata a cambiamenti ormonali caratteristici dei primi giorni di flusso mestruale e alla maggiore produzione di prostaglandine che ne consegue, concentrata a livello dell’apparato riproduttivo e gastroenterico.Oltre a promuovere la risposta infiammatoria e ad abbassare la soglia di tolleranza agli stimoli dolorosi (rendendo, quindi, più sensibili al dolore), le prostaglandine sollecitano le contrazioni della muscolatura dell’utero e ne riducono l’ossigenazione: due eventi che l’organismo percepisce come anomali e potenzialmente dannosi, segnalandoli alla diretta interessata attraverso il dolore.In aggiunta, si ritiene che le prostaglandine, stimolando in modo abnorme l’apparato gastroenterico, possano essere almeno in parte responsabili anche dell’insorgenza di nausea e vomito e dell’alterazione del transito e delle funzioni intestinali, nonché talvolta di veri e propri disturbi intestinali infiammatori transitori e delle relative manifestazioni (diarrea e gonfiore addominale, stimolo frequente ad andare in bagno, colite, crampi intestinali ecc.).Le cure “classiche” contro i dolori mestrualiNelle forme di dismenorrea primaria nelle quali i disagi ciclici sono dovuti principalmente all’eccesso di prostaglandine, il rimedio più semplice ed efficace per alleviare i dolori addominali e il malessere generale consiste nella somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che agiscono “bloccando” la produzione di queste sostanze. Per ottenere il massimo effetto, è importante assumere i FANS (al dosaggio indicato sulla confezione o consigliato dal medico) fin dai primissimi sintomi perché soltanto spegnendo il dolore sul nascere è possibile evitare che lo stimolo si amplifichi e sfruttare appieno gli effetti antidolorifici di questi farmaci. Oltre ad attenuare il dolore nell’arco di poche decine di minuti, i FANS possono anche aiutare ad alleviare la nausea. Per evitare problemi gastrici va però ricordato di non assumere i FANS a stomaco vuoto.In alcuni casi, per alleviare una dismenorrea significativa e ricorrente il ginecologo può prescrivere la pillola o altri contraccettivi estroprogestinici (cerotti, anelli vaginali ecc.). L’inibizione dell’ovulazione e la diminuzione delle perdite di sangue che conseguono all’assunzione della pillola hanno infatti un impatto positivo sul dolore addominale associato alle mestruazioni. Le stime indicano che la maggioranza (80 per cento circa) delle donne che soffrono di dismenorrea riescono a trarre un consistente beneficio dall’assunzione di anticoncezionali estroprogestinici. Un effetto analogo può essere ottenuto anche con i dispositivi intrauterini a lento rilascio di solo progestinico (spirale medicata). Si tratta però di soluzioni efficaci e particolarmente gradite alle donne che desiderano evitare gravidanze, ma evidentemente poco appropriate in caso contrario.Contro i crampi mestruali, soprattutto se caratterizzati anche da una componente intestinale, possono essere utili anche i farmaci antispastici che, riducendo le contrazioni uterine e dei muscoli che circondano il tubo digerente, permettono di rimuovere almeno in parte una sicura fonte di dolore.Oltre che con i medicinali convenzionali, il dolore mestruale può essere attenuato anche con il calore applicato localmente nella zona dove il disagio è caratterizzato da una maggiore intensità, ossia a livello del basso ventre o della regione lombare della schiena. Per farlo si possono usare semplici strategie casalinghe come una borsa dell’acqua calda o cuscinetti riscaldanti (che risultano però decisamente poco pratici fuori casa o sul lavoro) oppure più comode e maneggevoli fasce auto-riscaldanti adesive, acquistabili in farmacia senza ricetta medica.Applicate con una leggera pressione e lasciate in sede per 8 ore, le fasce riscaldanti, invisibili sotto i vestiti, contribuiscono ad attenuare i crampi uterini e intestinali e contrastano la propagazione degli stimoli dolorosi dal punto di insorgenza al cervello, offrendo un significativo sollievo dal principale sintomo della dismenorrea.Combattere i dolori mestruali a tavolaIn ogni giorno del mese, compresi quelli del periodo mestruale, il benessere e la salute femminili trovano sicuri alleati nell’alimentazione sana e nell’attività fisica regolare. Due aspetti che, spesso, non vengono tenuti nella giusta considerazione e che dovrebbero invece essere sempre ottimizzati prima di ricorrere a rimedi farmacologici contro la dismenorrea o in associazione a questi ultimi.Sul piano dietetico, vale innanzitutto la regola di bere acqua in abbondanza (anche per evitare stati di disidratazione in caso di ripetuti episodi di diarrea) e seguire un’alimentazione varia, che non escluda nessun cibo e che permetta di ottenere tutti i macro e i micronutrienti necessari per assicurare il perfetto funzionamento e una piena efficienza dell’organismo, senza appesantire. Frutta, verdura, cereali integrali, proteine vegetali o (in misura minore) animali e oli vegetali di qualità restano le categorie di alimenti di riferimento, da assumere in funzione del fabbisogno e del dispendio energetico individuale.Dovrebbe, invece, essere il più possibile limitato il consumo di grassi animali, che apportano acido arachidonico (composto precursore delle prostaglandine, quindi con attività pro-infiammatoria) e rendono più lenta e difficoltosa la digestione, favorendo l’insorgere di gonfiore, crampi addominali e di mal di testa. Un eccesso di grassi animali nella dieta, inoltre, favorisce l’incremento di peso, a sua volta fonte di una quota di infiammazione extra, assolutamente da evitare se si vogliono contenere i disturbi del ciclo e i rischi più generali per la salute sul piano cardiovascolare, metabolico, oncologico ecc.Per alleviare il dolore mestruale e i crampi addominali, nonché la tensione e il nervosismo che accompagnano i giorni del flusso e quelli che li precedono, è consigliabile arricchire la dieta di cibi che contengono elevate quantità di triptofano, come legumi, cereali, frutta secca ecc. Questo aminoacido essenziale è, infatti, il precursore della serotonina (neurotrasmettitore primariamente coinvolto nella regolazione del tono dell’umore e del sonno) e contribuisce a favorire il rilassamento e un migliore stato psicoemotivo. Per facilitarne l’assorbimento intestinale, l’ideale è associare alimenti ricchi di triptofano con cibi che contengono vitamine del gruppo B, come lievito di birra, pesce azzurro, tuorlo d’uovo, fegato, lattuga, broccoli, spinaci e altri vegetali a foglia verde, banane, avocado, prugne, frutta secca e semi di lino.Mandorle, nocciole, lievito di birra, banane e albicocche secche, nonché miglio e grano saraceno, forniscono anche magnesio, zinco, potassio e altri sali minerali molto utili per l’equilibrio generale dell’organismo e con una riconosciuta attività favorevole contro i disturbi tipici della dismenorrea. Queste sostanze ottimizzano infatti la conduzione nervosa e la contrazione muscolare e aiutano a contrastare la ritenzione idrica. Lo zinco ha, inoltre, specifiche proprietà antiossidanti, che contribuiscono indirettamente a ridurre il grado di infiammazione dell’organismo.Oltre che a tavola, questi stessi micronutrienti essenziali possono essere assunti attraverso integratori mirati di singoli principi o nel contesto di supplementazioni multivitaminiche e multiminerali, vantaggiose su più fronti, soprattutto in caso di aumentato fabbisogno (dieta sbilanciata o restrittiva, periodi di affaticamento e stress, infezioni ecc.). Da notare che magnesio, zinco, potassio e altri minerali antiossidanti, come il selenio, restano importanti anche al termine dell’età fertile, nel contesto dei rimedi naturali utili per ridurre i disturbi della menopausa.Infine, per combattere i disturbi intestinali che possono manifestarsi in concomitanza con il flusso mestruale, potrebbe essere utile ristabilire una corretta composizione della flora batterica che popola la mucosa intestinale assumendo probiotici, microrganismi vivi, di solito batteri o lieviti, che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite.Altri rimedi dalla naturaSempre in considerazione dell’azione antiossidante e antinfiammatoria, le donne che soffrono di dismenorrea dovrebbero inserire nelle loro ricette erbe aromatiche e spezie, come zenzero e curcuma, e consumare spesso zafferano, dotato di proprietà sedative, antidepressive e antispasmodiche (a livello dell’apparato digerente e riproduttivo), particolarmente vantaggiose nel contrastare sia i disturbi del ciclo mestruale sia la sintomatologia della sindrome premestruale.In aggiunta, durante il flusso mestruale e nei giorni che lo precedono, si possono assumere camomilla e tisane rilassanti, utili soprattutto quando il calo degli ormoni estrogeni tipico di questa fase del ciclo mestruale è accompagnano da irritabilità, nervosismo, agitazione e disturbi del sonno. A riguardo, va ricordato che dormire bene, per almeno 6-7 ore ogni notte, è fondamentale oltre che per tutelare la salute complessiva, anche per evitare di aggravare la stanchezza che spesso accompagna le mestruazioni e per assicurare un equilibrio ormonale ottimale, riducendo quindi il rischio di disagi mestruali aggiuntivi.Sempre per favorire il rilassamento e ridurre la tendenza all’umore depresso che spesso anticipa e accompagna il flusso, si possono sfruttare anche alcuni oli essenziali con una specifica attività su questi fronti. I più usati sono quelli di gelsomino, camomilla, maggiorana, bergamotto, lavanda e mandarino.In sintesi, i principali rimedi naturali contro i crampi sono:Zenzero e curcuma - Azione antiossidante e antinfiammatoriaZafferano- Per contrastare i disturbi del ciclo mestruale e i sintomi della sindrome premestrualeCamomilla e tisane rilassanti- Utili contro irritabilità, nervosismo, agitazione e disturbi del sonnoOli essenziali di gelsomino, camomilla, maggiorana, bergamotto, lavanda e mandarino- Per favorire il rilassamento e ridurre la tendenza all’umore depresso prima del flusso mestrualeSe si sceglie di avvalersene, è importante acquistare prodotti di qualità certificata (preferibilmente in farmacia o in erboristerie affidabili) e utilizzarli con parsimonia, seguendo le istruzioni indicate sulle confezioni o fornite da un erborista/farmacista esperto e competente. Gli oli essenziali si possono applicare direttamente sulla pelle (2-3 gocce) oppure diluire nell’acqua, per un bagno serale anti-stress, e sono utili anche contro l’instabilità emotiva tipica dell’inizio della menopausa.Attività fisicaPassando al capitolo attività fisica, è quasi superfluo ricordare che sfruttare ogni occasione per muoversi un po’ ogni giorno e praticare sport o esercizio fisico di tipo aerobico per 30-60 minuti, almeno 2-3 volte alla settimana, rappresenta una vera e propria “medicina” poiché aiuta a mantenersi sani e in forma, ad allentare tensione e stress, a migliorare il tono dell’umore e a prevenire un ventaglio incredibilmente ampio di condizioni patologiche, dalle malattie cardiovascolari all’osteoporosi, dai disturbi osteoarticolari al diabete, dall’obesità alla depressione.L’esperienza insegna che l’attività fisica regolare aiuta anche a contrastare i fastidi del periodo mestruale e della menopausa grazie alla sua azione riequilibrante sulla muscolatura (con conseguente effetto antispasmodico), sulla circolazione del sangue (con miglioramento sia delle prestazioni cardiocircolatorie generali sia della circolazione venosa periferica), sul drenaggio linfatico (con riduzione della ritenzione idrica e del relativo gonfiore a piedi e gambe) e sullo stato psicoemotivo.Non serve diventare campioni olimpici per beneficiare degli effetti favorevoli del movimento: basta una passeggiata di buon passo o in bicicletta, preferibilmente nel verde di un parco, oppure una nuotata al mare o in piscina per sentirsi subito meglio e soffrire meno durante i giorni del ciclo. A riguardo, va ricordato che il lavoro muscolare e l’attivazione metabolica abbastanza prolungati inducono anche la produzione di endorfine, composti analgesici endogeni che riducono la sensibilità al dolore e migliorano il tono dell’umore.

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TOSSE GRASSA?

La tosse grassa è un atto riflesso, per lo più involontario, che serve come meccanismo di difesa finalizzato a liberare le vie respiratorie da sostanze nocive accidentalmente penetrate o agenti patogeni (batteri, virus).La forma grassaLa cosiddetta “tosse grassa”, detta anche produttiva, è una forma di tosse accompagnata da secrezioni di muco nei bronchi: tale sostanza, semifluida e vischiosa, ha proprio il compito di proteggere le vie respiratorie intrappolando eventuali microrganismi e particelle estranee. La produzione di muco, da parte delle ghiandole (dette mucipare) presenti nelle mucose respiratorie, aumenta proprio se ci sono patologie che interessano le vie aeree.Normalmente il muco viene indirizzato verso l’uscita dalle ciglia vibratili che ricoprono le pareti dell’apparato respiratorio, minuscoli peli del tutto simili a quelli presenti nelle narici, ma microscopici, che, con un movimento paragonabile a quello di un campo di grano scosso dal vento, spostano il muco. In caso di infiammazione, però, la quantità di muco è piuttosto elevata, per cui bisogna tossire, per liberare le vie aeree.Cause della tosse grassaAnzitutto è bene chiarire che non sempre la tosse produttiva (quella cosiddetta “grassa”) è spia di una malattia grave. Per esempio, una frequente esposizione al fumo di sigaretta, ad ambienti polverosi o a sostanze irritanti (vapori, solventi, vernici), possono generare una tosse che mette notevolmente in ansia, ma non costituisce un serio pericolo per la salute.Viceversa sono proprio i casi in cui sembra instaurarsi una sorta di rassegnazione e di “pacifica convivenza” con una tosse protratta, soprattutto se catarrosa e insistente, quelli che meritano più attenzioni.In genere la tosse grassa è la conseguenza di un’infezione di tipo batterico a carico delle vie respiratorie. Oltre a bronchiti e polmoniti in genere, vale la pena ricordare la pertosse (infezione causata dal batterio Bordetella pertussis) e la tubercolosi (causata invece dal bacillo di Koch).Pure le infezioni virali (che spesso causano raffreddore e influenza) possono causare una tosse produttiva, ma che tende a comparire in un secondo tempo, in genere per la comparsa di una sovrainfezione batterica.Anche una sinusite, un’infezione dei seni paranasali, può portare alla comparsa di una tosse con catarro persistente: può succedere soprattutto nelle forme croniche, quando le secrezioni infette non riescono a essere espulse dal naso ma, con un gocciolamento retronasale, finiscono in gola, irritandola e scatenando colpi di tosse per eliminare tali secrezioni. In questo caso alla tosse si associa a congestione nasale, pressione e gonfiore a livello della fronte e degli occhi, mal di testa.La tosse persistente accompagnata da produzione di catarro è anche uno dei sintomi caratteristici della fibrosi cistica: nei soggetti affetti da questa malattia genetica ereditaria rara, a causa di una coppia di geni difettosi, l’organismo produce un muco molto denso e appiccicoso che blocca e danneggia vari organi, in particolare polmoni e pancreas, causando frequenti infezioni polmonari e bronchiali e anche una respirazione sibilante e affannosa.Una condizione di reflusso gastroesofageo (la risalita del contenuto acido dello stomaco attraverso l’esofago fino alla faringe), può scatenare una tosse cronica, che si manifesta soprattutto dopo i pasti e quando ci si trova in posizione sdraiata (quindi anche di notte), associata a bruciore a livello dello sterno, dolore alla deglutizione e mal di gola: si tratta, però, per lo più di una forma secca e stizzosa.Anche la tosse persistente che caratterizza le forme di asma bronchiale, sia quelle professionali (dovute cioè all’inalazione di sostanze con cui si entra in contatto sul lavoro), sia quelle scatenate da allergie, è inizialmente secca, per poi risultare eventualmente associata all’espulsione di poco catarro liquido, schiumoso e biancastro.Caratteristiche della tosse grassaLa tosse grassa non si presenta sempre allo stesso modo: a volte compare dopo una prima fase di tosse secca stizzosa, altre volte invece da subito si fa produttiva, ma l’espettorato può avere caratteristiche diverse; altre volte ancora, infine, può essere associata a ulteriori sintomi e disturbi.Qui di seguito proponiamo le caratteristiche che la tosse grassa tende ad assumere in presenza di alcune particolari patologie. Non è uno schema esaustivo e non si tratta di uno strumento per fare una autodiagnosi: le diagnosi effettive possono essere fatte solo dal medico e solo dopo una visita ed eventuali ulteriori accertamenti.PatologieInfezioni respiratorie di origine batterica (soprattutto a carico di trachea, bronchi e polmoni)Caratteristiche e sintomi associati Tosse grassa con espettorato giallo-verdognolo, generalmente denso e vischioso, anche associata a febbrePatologieTubercolosiCaratteristiche e sintomi associati Tosse gradualmente sempre più produttiva, con espettorato che mostra anche tracce di sangue, associata a febbricola ricorrente, perdita di peso, sudorazione notturnaPatologiePertosseCaratteristiche e sintomi associati Tosse produttiva che, con il passare delle settimane, si fa così forte da lasciare senza fiato, tanto che il colpo di tosse si conclude spesso con una sorta di urlo; gli attacchi di tosse sono frequentemente anche seguiti da conati di vomito che possono determinare perdita di peso e appetito.PatologieForme tumorali ai polmoni e polmonite batterica causata dalla Klebsiella pneumoniaeCaratteristiche e sintomi associati Tosse con espettorato simile a gelatina di lampone.PatologieEdema polmonareCaratteristiche e sintomi associati Tosse con emissione di catarro schiumoso e rosato.PatologieAlveolite allergica estrinseca (detta anche polmonite da ipersensibilità, infiammazione causata da una reazione di ipersensibilità a polveri organiche o, più raramente, a sostanze chimiche inalate)Caratteristiche e sintomi associati Tosse produttiva cronica, associata a dispnea da sforzo, enfisema, perdita di peso, astenia.Conseguenze e complicanzeQuando diventa insistente, sia essa acuta, subacuta o cronica (cioè di durata rispettivamente inferiore a 3 settimane, compresa tra 3 e 8 settimane o superiore a 8 settimane), la qualità di vita ne risente parecchio.Non soltanto perché altera l’armonia della giornata, la concentrazione, il benessere, le relazioni sociali, l’attività professionale e il sonno, ma anche per una serie di complicanze, anche gravi. Ecco quali possono essere:    traumi alla laringe    danni alla mucosa delle vie aeree    strappi muscolari    bradicardia    aritmie cardiache    emorragie (in particolare sottocongiuntivali e nasali)    episodi di incontinenza urinaria sporadica    cefalea    insonnia    vomitoLa bronchite cronicaSe il medico vi parla di bronchite cronica significa che c’è un’irritazione delle vie respiratorie, con tosse catarrosa e aumento delle secrezioni bronchiali, che dura da molto tempo.Si manifesta di solito intorno ai 40 anni e privilegia gli uomini. È fortemente legata all'abitudine al fumo di sigaretta (il 70% dei casi è rappresentato da fumatori di più di 20 sigarette al giorno). Ma anche all'inquinamento atmosferico, come dimostra il fatto che è più frequente negli abitanti delle aree urbane.I malati di bronchite cronica hanno una notevole propensione alle infezioni respiratorie: il ristagno di secrezioni bronchiali e i prodotti catramosi inalati col fumo determinano, infatti, un ottimo terreno per la crescita di numerosi agenti patogeni.Le complicanze infettive si manifestano di solito nei mesi invernali con peggioramento della tosse e notevole aumento dell'espettorato. In questi casi è opportuna una terapia antibiotica mirata e di supporto.Quando consultare il medicoIn caso di tosse grassa persistente che si protrae per più di 3 settimane consecutive il medico deve essere sempre consultato. E a maggiore ragione nelle seguenti situazioni:    se mancano le forze, se c’è affanno e febbre    in caso di dolore al torace, specie in persone con malattie cardiovascolari pregresse e/o in atto    se c’è presenza di sangue nell’espettorato    se il catarro è maleodorante o acquista un colore insolito o sospetto    se la tosse colpisce un bambino molto piccolo, soprattutto se nato prematuro e con una storia di pregresse malattie respiratorieLa terapia più appropriataL'obiettivo della cura è duplice: da un lato è necessario intervenire sulle cause e sulle infezioni batteriche eventualmente presenti; dall'altro si devono fluidificare le secrezioni e favorirne l'espettorazione.Nelle forme croniche produttive è spesso opportuno somministrare antibiotici per la prevenzione delle riacutizzazioni.Anche se particolarmente fastidiosa, meglio non inibire del tutto la tosse, che serve proprio a eliminare le secrezioni e i corpi estranei.Se il muco è denso e di difficile eliminazione, come spesso accade nelle forme croniche, si possono somministrare mucolitici fluidificanti che rendono le secrezioni più fluide aiutando la loro eliminazione attraverso la tosse.Utile (soprattutto nei bambini) è poi l’aerosol con soluzione fisiologica o preferibilmente con acqua marina, a cui possono anche essere aggiunti principi mucolitici, ma solo dopo i 2 anni sotto consiglio medicoSi possono anche seguire alcuni semplici consigli utili per prevenire il cronicizzarsi della tosse:    evitare di fumare e di soggiornare in ambienti fumosi    bere molta acqua    evitare la deglutizione del catarro    tenere gli ambienti dove si soggiorna a lungo ben umidificati e a temperature non troppo elevate (i 19-20 gradi sono l’ideale)    rafforzare le difese immunitarie anche curando l’alimentazione (utile per esempio una dieta ricca di antiossidanti e probiotici).I farmaci contro la tosse grassaIn caso di tosse grassa è bene evitare, come già detto, di bloccarla. No, quindi a farmaci a effetto sedativo.Oltre ad antibiotici, che vanno prescritti dal medico solo in caso di infezioni batteriche, ed eventuali altri medicinali per sintomi associati (per esempio antipiretici se c’è anche la febbre), per calmare la tosse grassa sono consigliati, in genere sottoforma di sciroppo:    espettoranti, che consentono l'espulsione del muco in eccesso e/o ne riducono la produzione    mucolitici, che hanno un’azione fluidificante in grado di ridurre la vischiosità del muco, sempre favorendone l’espulsione.

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