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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

Dieta da seguire con le emorroidi

Dieta da seguire con le emorroidiSono un disturbo molto comune e fastidioso che, se trascurato, può peggiorare. Ecco come bisogna comportarsin disturbo molto comune e fastidioso che si può contrastare con una dieta sana e uno stile di vita attivo, ma prima che insorgano complicazioni.Impropriamente, con il termine emorroidi si fa spesso riferimento a dilatazioni delle vene (varici) dell'ano e del retto dovute a fattori costituzionali, familiari e ambientali.In realtà, per essere più precisi, le emorroidi sono strutture anatomiche che abbiamo tutti nella zona anale: si tratta di tre cuscinetti o colonne emorroidarie (dette anche gavoccioli) presenti nel canale anale (due a destra e uno a sinistra), formati da una sorta di gomitolo di vasi sanguigni, attraverso i quali circola il sangue, e fissati da legamenti fibrosi che li tengono aderenti alla parete anale.La quantità di sangue che entra ed esce viene regolata da piccolissime valvole che, di conseguenza, favoriscono il gonfiarsi e lo sgonfiarsi di tali cuscinetti. Quando le emorroidi vanno incontro a dilatazione si ha la cosiddetta malattia emorroidaria che, come anticipato, può dipendere da diversi fattori, anche costituzionali e familiari, oltre che ambientali.Tra i primi ci sono una ridotta elasticità delle pareti venose e problemi circolatori, mentre tra i secondi troviamo:    obesità    abitudini alimentari disordinate    dieta troppo ricca di grassi e povera di fibre    stitichezza cronica    gravidanza    tabagismo    alcolismo    lavori o sport molto faticosi che costringono a stare in piedi a lungosedentarietà.   In particolare, la patologia emorroidaria sembra particolarmente favorita da tutti quei fattori capaci di causare un rilassamento e un cedimento dei legamenti di sostegno delle emorroidi, soprattutto quando la pressione intrarettale aumenta (come quando si spinge con forza). Con il rilassamento dei tessuti, i vasi sanguigni si dilatano (condizione favorita ulteriormente da eventuali malattie o disturbi della circolazione, compreso un cattivo funzionamento delle piccole valvole che regolano il livello di rigonfiamento delle emorroidi) per cui i cuscinetti si ingrossano e anche la mucosa che riveste le mucose interne finisce per indebolirsi, si lacera e sanguina.Le emorroidi possono restare per un certo tempo senza dare sintomi, ma quando la zona interessata s’infiamma, cominciano i fastidi:    prurito    bruciori    tenesmo (sensazione continua di dovere evacuare o di evacuazione insufficiente)    gonfiore intorno all’anodolore alla defecazione.I due nemici peggiori delle nostre vene emorroidarie sono i cibi astringenti (che assorbono acqua) e quelli irritanti. Entrambi hanno un effetto negativo sulle pareti dell’intestino e del retto e su quelle dei vasi.Sono alimenti che possiedono componenti non digeribili che tendono ad assorbire acqua aumentando di volume e provocando così una distensione delle pareti del colon.In questo modo ne impediscono la normale contrazione, necessaria per spingere le scorie fino alla parte inferiore dell’intestino dove si formeranno le feci. Le feci possono disidratarsi e accumularsi diventando difficili da espellere, richiedendo per questo uno sforzo anomalo che può favorire la comparsa di emorroidi.A tal proposito, stiamo all’erta: la crusca di grano, nota per i suoi benefici effetti contro la stitichezza può, in certi casi, diventare troppo ingombrante aggravando la situazione.Per impedire che tutto questo accada, meglio evitare dunque gli alimenti astringenti come:    carote    patate    riso    frutta secca    banane    formaggi stagionati, grassi, e fermentati    scatolame    crostaceidolciumi troppo grassi e uova disidratate che si trovano per esempio nella maionese e nei dolci prodotti industrialmente.Per quanto riguarda gli alimenti che provocano irritazione e infiammazione all’intestino – e che possono, quindi, aggravare la sintomatologia emorroidaria – va considerato il fattore soggettivo.In pratica, gli stessi cibi potrebbero essere ben tollerati da una persona che soffre di emorroidi e, al contrario, diventare assolutamente fastidiosi per un’altra.Sono considerati generalmente irritanti per la mucosa dell’intestino:    caffè    cacao (e anche cioccolato)    spezie (senape e pepe in particolare) e ovviamente anche cibi speziati in generale    alcol (alcolici e superalcolici)    pomodori e salse speziate a base di pomodoro (ketchup)    aceto    bevande gassate    ravanelli    peperoni    melanzanetartufi.E il limone?Il potere astringente del succo di limone è noto sin dai tempi più antichi. Tuttavia, se qualche goccia di succo di limone viene aggiunta a un grosso bicchiere d’acqua da consumare ogni mattina a digiuno, e qualche minuto prima di sedersi a tavola per i pasti principali, l’intestino sembra riprendere una fisiologica regolarità, a tutto vantaggio anche delle emorroidi.

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Il muco bronchiale: che cos’è e a che cosa serve

Il muco bronchiale è essenziale per mantenere in salute e difendere dagli agenti esterni le vie aeree e, quindi, anche i polmoni. Ecco la sua composizione e tutte le funzioni.L’analisi biochimica del fluido bronchiale dell’uomo evidenzia che, in condizioni fisiologiche, il muco ha la seguente composizione:Acqua 95%Proteine 0,1-0,5%Lipidi 0,3-0,5%Glicoproteine 3%Sali circa 1%I costituenti del muco possono essere di provenienza secretiva, nel senso che sono elaborati da cellule o ghiandole della parete bronchiale, o plasmatica, cioè provenienti dal plasma.Sono costituite soprattutto dalle mucine (mucoglicoproteine), proteine ad alto peso molecolare e a elevato contenuto di carboidrati (>80%).Dal punto di vista chimico sono macromolecole costituite da un’asse centrale proteico a cui sono legate numerose catene laterali di polisaccaridi.Altre componenti secretive del muco sono rappresentate dalle immunoglobuline A (IgA) secretorie, che servono a proteggere le superfici mucose esterne. Poi c’è la lattoferrina, che svolge un importante ruolo di protezione della mucosa bronchiale nei confronti dei germi.Infine ci sono gli enzimi secretori (transferasi, glicosidasi e callidinogenasi) e una componente di origine alveolare, il surfattante.La funzione principale del muco è quella di mantenere in condizioni ottimali le vie aeree. E lo fa in tanti modi: anzitutto agisce da ostacolo fisico e biologico, formando un film mucoso che rappresenta una efficiente barriera all’attraversamento delle sostanze inalate con la respirazione.Poi è fondamentale per garantire l’umidificazione dell’aria che passa attraverso la trachea e i grossi bronchi.Numerosi studi sperimentali hanno evidenziato che, in assenza di muco, le vie respiratorie si modificano profondamente, provocando, in alcune occasioni, consistenti danni alle strutture anatomiche del polmone.È ben noto, per esempio, che l’assenza di muco nelle vie aeree può causare una reazione infiammatoria di tipo irritativo.Inoltre svolge un importante compito di filtro e di diluizione: sono tanti i gas irritanti o tossici per le vie respiratorie sottoposti a un processo di filtrazione e diluizione attraverso la superficie mucosa delle vie aeree.Serve anche a rimuovere particelle, pulviscolo e agenti biologici. Ogni giorno un individuo normale respira particelle di natura estremamente diversa come sostanze vegetali (spore e pollini), batteri e virus, fumi contenenti polveri di derivazione dalla combustione di carbone e tabacco, e altre ancora.La quantità e la qualità delle particelle inalate varia moltissimo in relazione all’ambiente nel quale l’individuo respira e a molti altri fattori individuali.La diffusione di tali particelle lungo le vie aeree dipende non soltanto dalle loro caratteristiche dimensionali, ma anche dalle condizioni della superficie delle vie respiratorie, in particolare dalla quantità di muco che si trova nelle vie aeree e che partecipa attivamente, attraverso il meccanismo della clearance muco-ciliare, alla depurazione delle vie respiratorie.La clearance muco-ciliareCon questo termine si intende il meccanismo di depurazione rapida del muco trocheo-bronchiale che si realizza attraverso il movimento coordinato delle ciglia vibratili e facilitato dalle secrezioni di muco.L’apparato muco-ciliare costituisce uno dei più importanti mezzi di difesa dell’albero respiratorio perché intercetta e trasporta all’esterno non soltanto le particelle contaminanti, ma le stesse secrezioni fisiologiche o patologiche, rappresentando un elemento fondamentale per il mantenimento dell’integrità della mucosa dei bronchi.La deposizione e l'eliminazione delle particelle inalate avviene in modi e tempi differenti nei diversi tratti dell’apparato respiratorio: per esempio, c’è una significativa differenza tra la regione nasale anteriore (che non presenta epitelio ciliato) e quella posteriore (che invece ne è provvista).È stato dimostrato che la depurazione muco-ciliare avviene più rapidamente in quella posteriore che in quella anteriore e ciò spiega, anche se solo parzialmente, la maggiore incidenza di patologia nella parte anteriore del naso rispetto alla posteriore.Quando servono i mucoliticiTosse produttiva e catarro: quando compaiono questi sintomi, tipici dei malanni invernali, oltre all’intervento terapeutico che punta a risolvere le cause (antibiotici) occorre quindi intervenire direttamente anche sul muco stesso al fine di rendere più facile la clearance e, di conseguenza, l’espettorazione.A questo scopo servono i farmaci chiamati mucolitici. Alcuni agiscono direttamente sul muco, rompendo i legami molecolari delle mucoproteine e quindi spezzando la struttura polimerica del muco, altri cambiano le caratteristiche del muco modificandone in vario modo l’adesività, l’idratazione, variando la biochimica e la secrezione del muco.Tra i mucolitici un posto di spicco spetta al sobrerolo che, dalla sua commercializzazione (1970) a oggi, ha rappresentato e rappresenta uno dei capisaldi della classe dei farmaci mucoattivi per la sua provata efficacia e per l’ottima tollerabilità anche in una fascia di età più delicata quale è quella pediatrica.Questa molecola, per le sue caratteristiche farmacocinetiche (rapido assorbimento, mucotropismo, eliminazione rapida attraverso il filtro renale), per le sue proprietà farmacologiche (modificazioni delle caratteristiche reologiche del muco, fluidificazione dell’escreato, incremento della clearance muco-ciliare) e per la sicurezza supportata da circa 30 anni di largo impiego clinico (nessuna reazione avversa seria si è verificata negli studi clinici, a oggi), occupa un posto di grande rilievo nel trattamento della patologia ipersecretiva delle alte e basse vie respiratorie.

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Alzheimer: i benefici del caffè

Bere caffè con moderazione e costanza: sembra questa una possibile indicazione per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer.Una persona su 20 sopra i 65 anni è affetta da Alzheimer, una forma di demenza che esordisce con lieve perdita di memoria, ma che degenera fino a interferire con l’autonomia personale.Si tratta, infatti, della lenta ma progressiva distruzione delle cellule che compongono il nostro cervello.È una malattia ereditaria solo nell’1% dei casi, mentre i fattori di rischio sono molteplici, dall’aver subito un grave trauma cranico dopo i 50 anni al diabete, dall’esposizione a sostanze tossiche all’ipercolesterolemia.Recentemente, l'Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) ha pubblicato una revisione delle prove scientifiche che riguardano il potenziale del caffè nel ridurre il rischio di Alzheimer.Vari studi epidemiologici sembrano confermare che il consumo regolare e moderato (ovvero pari a 3-5 tazzine al giorno) di caffè può ridurre fino al 27% le probabilità di sviluppare Alzheimer.Il beneficio deriva dalla caffeina (ogni tazzina ne contiene circa 85mg) e dalla presenza di numerose sostanze antiossidanti, tra cui i polifenoli.polifenoli contribuiscono a mantenere la vitalità neuronale, in particolare nella zona dell’ippocampo (responsabile della memoria semantica e della trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine) e della corteccia cerebrale (dove “risiede” la memoria legata, tra l’altro, al linguaggio e alla concentrazione).Queste sostanze antiossidanti svolgono inoltre un ruolo importante nel ridurre l’infiammazione a livello cerebrale.Un polifenolo contenuto nel caffè è l’acido ferulico, che è in grado di proteggere le funzioni cognitive, soprattutto quelle legate alla memoria spaziale.La caffeina promuove invece il mantenimento di livelli elevati di acetilcolina, un neurotrasmettitore responsabile della trasmissione degli impulsi tra i neuroni sia nel sistema nervoso centrale sia in quello periferico.Il caffè contiene anche quercetina (presente nel tè verde e nei mirtilli), un flavonoide attualmente allo studio per verificarne il ruolo nella protezione delle cellule del cervello.Attenzione a non esagerareMa come approfittare dei benefici del caffè? La raccomandazione è di iniziare a consumare quotidianamente 3-5 tazzine prima dell’insorgere di qualsiasi sintomo tipico della demenza, come per esempio deficit di memoria.Si dovrebbe quindi cominciare a bere caffè a partire dall’età adulta, ma non prima; i pediatri sconsigliano infatti la caffeina, per altro presente in altre bevande, prima dei 12 anni.È ovvio naturalmente che i rischi possono superare i benefici nel caso in cui si "oltrepassino" le dosi consigliate. A fare la loro comparsa possono essere infatti alcuni effetti collaterali derivanti in particolare dal consumo eccessivo di caffeina, come per esempio tachicardia, nervosismo e cattiva qualità del sonno.

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