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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

DISFUNZIONE ERETTILE

La disfunzione erettile, che in passato veniva definita impotenza, è un disturbo caratterizzato dall’incapacità di ottenere e mantenere un’adeguata rigidità del pene durante la penetrazione, tanto da impedire un rapporto sessuale completo e soddisfacente. All'origine del deficit erettile c’è spesso una combinazione di cause organiche e psicologiche.Tra le prime, fattori di rischio importanti sono il diabete, il colesterolo alto, l’obesità, l’ipertensione e l’insufficienza cardiaca che interferiscono con il flusso sanguigno nei corpi cavernosi del pene, da cui dipende l’erezione.Se associato anche a un calo del desiderio sessuale, il deficit può dipendere da una riduzione di testosterone nel sangue o a un aumento di prolattina.Altri elementi responsabili possono essere traumi alla colonna vertebrale, esiti negativi di interventi alla prostata, malattie degenerative come il morbo di Alzheimer, il morbo Parkinson, la sclerosi multipla, la SLA.L’eccessivo incurvamento del pene è invece una deformazione anatomica che impedisce la normale funzionalità dell’organo.Tra le cause indirette di disfunzione erettile ci sono l’assunzione di alcune categorie di farmaci (psicofarmaci, ormoni, antipertensivi, antiulcera), l’uso di droghe e di alcol, l'abitudine al fumo e uno stile di vita sedentario.A livello psicologico, lo stress, la depressione, l’ansia da prestazione possono favorire una disfunzione erettile occasionale e temporanea.La disfunzione erettile, anche se temporanea, può avere un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita, causare ansia, depressione, mancanza di fiducia in se stessi, difficoltà nel rapporto di coppia.Da un punto di vista fisico, rappresenta in alcuni casi un importante campanello d’allarme per la comparsa di malattie vascolari gravi come ictus e infarto.Il consumo di farmaci per la disfunzione erettile acquistati senza prescrizione medica e attraverso canali non ufficiali, come Internet, comporta gravi rischi per la salute. 

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MICOSI: COME RICONOSCERLE

Le micosi sono infezioni che possono interessare la pelle, i peli, le unghie o le mucose, in particolare quelle della bocca e della vagina.Esistono quattro categorie di micosi:    superficiali, quando colpiscono la superficie cutanea, il cuoio capelluto o le unghie. Se l’infezione interessa le unghie dei piedi o delle mani, è detta anche onicomicosi (ossia micosi dell'unghia o tinea unguium)    sottocutanee, più invasive delle precedenti, perché i funghi patogeni riescono a penetrare più in profondità, ma si limitano al derma e ai tessuti presenti immediatamente sotto la pelle    sistemiche, che riguardano gli organi interni, come per esempio i polmoni, o il sangue (le micosi sistemiche sono estremamente pericolose e difficili da eliminare)    opportunistiche, quando colpiscono soltanto le persone affette da deficit del sistema immunitario, cioè coloro che non dispongono di una risposta immunitaria efficiente, a causa di una patologia specifica o dell'assunzione di terapie immunosoppressiveTra le più note micosi cutanee c’è il cosiddetto "piede d’atleta", o tinea pedis, legato alla moltiplicazione di funghi patogeni soprattutto negli spazi tra le dita dei piedi.Il nome del disturbo deriva dal fatto che, solitamente, tende a colpire chi pratica sport e tiene spesso i piedi chiusi in scarpe e calze poco traspiranti, che favoriscono la formazione di un ambiente caldo-umido che contribuisce alla proliferazione dei funghi patogeni.Una forma particolare di micosi della pelle è la pitiriasi versicolor, causata da funghi microscopici appartenenti al gruppo Malassezia furfur e in passato nota come "fungo di mare", perché, in genere, le chiazze che la caratterizzano si fanno più evidenti quando ci si abbronza.In realtà, il microrganismo responsabile vive abitualmente sulla cute umana nutrendosi di sebo e soltanto in determinate persone diventa più aggressivo, causando appunto la formazione di chiazze con diversa colorazione (caffè-latte sulla pelle chiara e rosa chiaro sulla pelle abbronzata), soprattutto a livello del torace, del collo, delle spalle e della parte alta delle braccia.Esistono almeno tre gruppi di microrganismi che possono causare micosi: lieviti e muffe, che possono essere considerati microrganismi di tipo "fungoide", e i funghi patogeni propriamente detti.Di fatto, si parla spesso in generale di "infezioni fungine", comprendendole tutte, ma alcuni microrganismi sono più frequenti e noti di altri.Impossibile, per esempio, non citare la Candida albicans, lievito normalmente presente nell’organismo umano, come nella flora microbica intestinale, vaginale e del cavo orale, che in particolari situazioni può diventare patogeno e causare, per esempio, infezioni genitali, intestinali, della bocca (il cosiddetto mughetto) e complicare la dermatite del pannolino nei bambini.Con il termine tigna, invece, si indica un gruppo di infezioni micotiche i cui responsabili sono differenti funghi patogeni, in genere appartenenti al gruppo dei dermatofiti, funghi microscopici dall’aspetto sottile e filiforme, contagiosi per l’uomo, che si nutrono delle cheratina presente nelle cellule morte della pelle, oltre che dei capelli e delle unghie dei piedi e delle mani.I fattori di rischio che favoriscono l’infezione sono:    elevata umidità sulla pelle, soprattutto in conseguenza del caldo e della sudorazione, che altera il pH cutaneo    obesità    diabete    uso eccessivo di detergenti    igiene personale insufficiente o inadeguata    terapie prolungate con antibiotici o cortisonici, che possono interferire con l'attività del sistema immunitario, abbassando le naturali difese dell’organismo, e rendere aggressivi anche funghi normalmente presenti nella microflora della pelle (l’esempio tipico è la candidosi intestinale o vaginale conseguente a una cura antibiotica che abbia alterato le popolazioni di batteri presenti nel microbiota dell’intestino o della vagina)    gravidanza (i cambiamenti ormonali che avvengono nei nove mesi contribuiscono ad alterare il pH della pelle).Nella maggior parte dei casi, quando si sviluppa una micosi cutanea si osservano macchie rossastre o brune, talvolta caratterizzate da un ispessimento della pelle oppure dalla presenza di piccole croste o bolle, che provocano una sensazione di bruciore o prurito.Nel caso della tigna, le lesioni tendono ad assumere un aspetto a forma di cerchio o "a coccarda", con al centro una zona di cute chiara e traslucida, circondata da un bordo arrossato, in rilievo e con crosticine.Queste chiazze circolari tendono, nell’arco di una o due settimane, ad aumentare in numero e dimensioni, poiché i funghi patogeni responsabili sono molto contagiosi e si diffondono rapidamente per contatto.Nel caso di una tigna del corpo, le chiazze interessano soprattutto braccia, gambe, schiena e tronco; mentre la tigna del volto colpisce le zone più esposte del viso.La pitiriasi versicolor, invece, non causa prurito, dolore o fastidio, ma si riconosce per la comparsa di chiazze di colore variabile, chiare su pelle scura (pitiriasi versicolor ipopigmentata) e scure su pelle chiara (pitiriasi versicolor desquamativa), soprattutto nelle zone in cui c’è una maggiore produzione di sebo (cuoio capelluto, nuca, ascelle, pube, inguine e genitali).Le infezioni micotiche sottocutanee, come per esempio la sporotricosi, si manifestano, invece, sotto forma di ascessi o noduli più o meno dolorosi e, in linea generale, comportano lesioni più rilevanti.In caso di micosi dell'unghia, i sintomi possono comparire sul tessuto alla base delle unghie dei piedi o delle mani, con formazione di “pellicine”, sui tessuti posizionati sotto l'unghia (letto ungueale) oppure a livello dell'intero spessore dell'unghia.In particolare, la più comune forma di micosi dell'unghia si sviluppa a partire dal margine libero dell’unghia o dalla zona laterale e interessa anche il letto ungueale sottostante, perché proprio nello spazio tra lamina e letto si infiltrano i miceti: in questo caso, prima si forma una macchia biancastra o giallognola che poi si allarga, interessando tutta l’unghia.L'unghia interessata dalla micosi diventa rugosa, friabile, con il bordo dall’aspetto “mangiucchiato” e si può rompere facilmente.Quando l'onicomicosi è causata dalla Candida albicans, invece, l’infezione si sviluppa a partire dalla matrice dell'unghia (la parte dove si trova la lunula, cioè la mezzaluna biancastra), determinando una piccola ulcerazione dell’unghia.Il piede d’atleta è caratterizzato da ferite simili a ragadi negli spazi tra le dita dei piedi. Se il quadro peggiora, possono apparire chiazze rossastre e vescicole pruriginose nelle zone adiacenti (compresa la parte inferiore delle dita dei piedi, la pianta e le unghie dei piedi), una vera e propria macerazione della pelle e una sovrainfezione da parte di batteri patogeni. Se trascurato, il piede d’atleta può rendere difficile camminare.Esiste anche una tigna che colpisce prevalentemente il cuoio capelluto: si tratta di un'infezione micotica molto contagiosa, che si riconosce per la comparsa di chiazze rotondeggianti con squame biancastre, all’interno delle quali si verifica una caduta dei capelli.Per quanto riguarda le infezioni da Candida albicans, quando interessano i genitali sono solitamente accompagnate da prurito intenso e perdite.Nella donna, si manifestano tipicamente con la comparsa di secrezioni vaginali lattiginose e grumose (simili a ricotta), mucose arrossate coperte da una patina biancastra polverosa, bruciore e difficoltà a fare pipì. Nell'uomo, a essere colpita è la cute del pene, che si ricopre di chiazze rosse e vescicole, accompagnate da prurito e desquamazione.Nei neonati, la presenza di Candida albicans va sospettata se, nella zona già interessata dall'arrossamento tipico della dermatite da pannolino, compaiono anche placche rosse e lucide, con bordi ben delimitati e cosparse da una patina polverosa biancastra. Le zone colonizzate dalla Candida albicans, in questo caso, sono soprattutto le pieghe inguinali e l’area intorno all’ano e possono causare bruciore e prurito.Il trattamento delle micosi si effettua con farmaci a base di antimicotici, i quali possono essere formulati come preparazioni locali (creme, gel, polveri, shampoo, soluzioni e smalti) o sistemiche, cioè da assumere per bocca o per via endovenosa, che il medico sceglie in relazione al tipo, alla localizzazione e alla gravità della micosi.In genere, contro le micosi comuni della cute, il piede d'atleta, le onicomicosi e la candida della pelle e delle mucose genitali sono sufficienti gli antimicotici da applicare localmente, per periodi di tempo variabili da una o poche settimane a diversi mesi.Gli antimicotici si distinguono in molecole di origine naturale (generalmente, composti prodotti da batteri, come amfotericina B, griseofulvina e nistatina) e molecole di sintesi (clotrimazolo, bifonazolo, ketoconazolo, miconazolo).Esistono anche alcuni rimedi naturali con azione antimicotica. È il caso per esempio dell’olio essenziale di melaleuca (o tea tree oil), utilizzato in fitoterapia (quella parte della medicina che impiega le sostanze contenute nelle piante come farmaci) per un uso topico.Il tea tree oil puro può essere irritante, va quindi usato diluito o in specifiche preparazioni.Per  prevenire le infezioni da funghi patogeni, è opportuno innanzitutto evitare di creare su pelle e mucose un ambiente favorevole alla loro proliferazione.Questo significa seguire un’igiene personale costante, ma non aggressiva, e asciugare sempre accuratamente la pelle, specie nelle zone più a rischio come nello spazio tra le dita dei piedi o tra le pieghe cutanee.Nel caso dei bambini che indossano il pannolino, è opportuno effettuare cambi frequenti, anche di notte, ricordando di lavare ogni volta il sederino con acqua, quindi asciugare la pelle con una salvietta morbida in cotone, tamponando senza strofinare.Si dovrebbe evitare, per quanto possibile, di camminare scalzi in ambienti comuni come la spiaggia o la piscina, gli spogliatoi e le docce delle palestre, dove sono maggiori i rischi di trasmissione diretta o indiretta tra le persone. Allo stesso modo, è opportuno non utilizzare indumenti, biancheria e asciugamani in comune (raccomandazione che vale a maggior ragione quando un familiare è già interessato da una micosi).

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VADEMECUM MENOPAUSA

Menopausa è il termine con cui viene comunemente indicato il climaterio, cioè il periodo della vita della donna in cui cessano le mestruazioni.Tuttavia una definizione più corretta fa coincidere la menopausa con l'ultima mestruazione.È preceduta da un periodo, la premenopausa, che può durare anche diversi anni durante i quali il ciclo mestruale è irregolare e può essere accompagnato da vampate di calore e sudorazioni notturne.Il periodo successivo è invece la postmenopausa, in cui le mestruazioni sono scomparse del tutto; convenzionalmente inizia dopo 6-12 mesi consecutivi di totale assenza di mestruazioni.In genere la menopausa ha luogo tra i 45 e i 53 anni. Ecco invece quando si parla di menopausa precoce, prematura o tardiva:Menopausa precoce - Prima dei 40 anniMenopausa prematura - Tra i 40 e i 45 anniMenopausa tardiva - Dopo i 53 anniLa menopausa si verifica con l’esaurimento della riserva ovarica: ogni donna infatti nasce con un numero ben definito di ovociti, che si esauriscono nel corso della vita. Quando le ovaie, sotto l’azione dell’ipofisi, cessano di produrre follicoli ovarici, termina di conseguenza anche la produzione di estrogeni, evento che corrisponde al termine dell’età fertile. E insorgono i sintomi della menopausa.Si tratta di un momento determinato geneticamente e, quindi, prevedibile in larga misura sulla base dell'età in cui si è presentata nella propria madre.In genere una donna viene dichiarata in menopausa quando il ciclo mestruale si assenta per almeno 12 mesi consecutivi. Per monitorare questa fase di transizione il ginecologo prescrive degli esami del sangue per valutare il livello degli ormoni coinvolti: la diagnosi definitiva si ha con il dosaggio degli estrogeni, che diminuiscono, e dell'ormone follicolo-stimolante (FSH), che aumenta.Benché sia di solito un evento naturale, la menopausa può anche essere dovuta all'asportazione chirurgica delle ovaie o dell'utero, a terapie radianti o all'utilizzo di farmaci, come i chemioterapici. Anche il fumo può anticipare questo momento.Il brusco calo dei livelli di estrogeni è associato a varie manifestazioni a carico di cuore e cervello. Nel tempo possono quindi comparire ipertensione e aterosclerosi, difficoltà di attenzione, concentrazione e memoria, vampate di calore, insonnia, manifestazioni di tipo ansioso.Per quanto riguarda il sistema muscolo scheletrico, si verifica la perdita di densità ossea con osteopenia e osteoporosi, dolori articolari, perdita di massa muscolare. La carenza ormonale coinvolge anche la regolazione del metabolismo di grassi e zuccheri, che causa nel tempo un aumento di peso e una diversa distribuzione del grasso, concentrato in corrispondenza della circonferenza addominale.Una conseguenza meno nota riguarda il cambiamento dell’ecosistema intestinale: gli estrogeni hanno un ruolo nel determinare quantità e qualità delle secrezioni digestive. Le ghiandole salivari sono meno efficienti e le modificazioni a livello intestinale causano stitichezza e gonfiore.  Il climaterio può presentarsi con sintomi più o meno gravi. In alcuni casi le mestruazioni scompaiono improvvisamente, mentre in altri il flusso mestruale diminuisce durante la premenopausa e compaiono:- vampate di calore- ipersudorazione- palpitazioni- arrossamenti in viso- affaticamento e dolori muscolari- sbalzi d'umore e depressione- insonnia- disturbi all'apparato urinario e secchezza della mucosa vaginale.Accanto ai sintomi fisici, la menopausa ha effetti sulla sessualità, ragione per cui questa fase della vita è spesso vissuta come un momento di deprivazione e considerata, soprattutto nella moderna società occidentale, sinonimo di invecchiamento.Al calo di estrogeni e di progesterone, infatti, si accompagna anche un calo del desiderio sessuale. Parallelamente la scomparsa degli estrogeni induce atrofia vaginale, che si manifesta con una progressiva modificazione delle pareti della vagina che divengono più strette, con una diminuzione dell’elasticità dei tessuti e con la riduzione della lubrificazione. In conseguenza di questi fenomeni, molte donne in menopausa provano dolore durante il rapporto sessuale.Il calo della libido ha inizio anche prima della menopausa, e si deve alla progressiva diminuzione della produzione di ormoni maschili, come il testosterone e, di conseguenza, anche della dopamina, neurotrasmettitore importante per l’attività sessuale.Allo stesso modo il calo degli estrogeni determinano la riduzione dei livelli di serotonina, legata non solo alla sfera sessuale, ma anche ai meccanismi che regolano sonno e umore.Dal punto di vista estetico, infine, è possibile osservare un impatto del nuovo profilo ormonale anche su pelle e capelli: la diminuzione degli estrogeni causa un calo nella produzione di collagene, la pelle diviene più sottile e meno elastica e tende alla secchezza. Si tratta di cambiamenti graduali che diventano più evidenti a cinque anni dall’inizio del periodo menopausale. La menopausa non comporta necessariamente la perdita di capelli, ma questi possono diventare più sottili e meno voluminosi, anche per effetto dello stress, che non di rado accompagna questo periodo.L’interruzione delle fluttuazioni ormonali, tuttavia, non ha solo effetti negativi; in alcune donne infatti il momento della menopausa porta a un miglioramento dell’emicrania, con attacchi meno frequenti e di minore intensità.La menopausa si associa a cambiamenti della salute in generale e all’aumento del rischio di comparsa di alcune patologie. Spesso, infatti, a causa dei cambiamenti ormonali durante il climaterio si accentuano ipertensione, ipercolesterolemia, iperglicemia e osteoporosi.È necessaria quindi, da parte della donna, una maggiore attenzione rispetto all’alimentazione, alla pratica di esercizio fisico e all’esecuzione di controlli clinici periodici.L’età fertile infatti garantisce una protezione naturale dalle malattie cardiovascolari: per esempio, prima della menopausa, il rischio di infarto è nettamente inferiore per le donne rispetto agli uomini.Con l’arrivo della menopausa il quadro lipidico si modifica. Gli estrogeni contribuiscono a mantenere i livelli di colesterolo “buono” HDL e “cattivo” LDL in equilibrio; la loro progressiva scomparsa causa invece l’aumento del colesterolo LDL e la diminuzione di quello buono. Questo fenomeno, insieme all’aumento di peso e di pressione e a un più elevato rischio di diabete, fa sì che nel tempo la probabilità di incorrere in ictus o infarto cresca fino a raggiungere i livelli riscontrati nella popolazione maschile.Inoltre, il rischio di conseguenze cardiovascolari, nel lungo periodo, è maggiore per le donne che hanno avuto sintomi di tipo neurovegetativo (come vampate, disturbi del sonno, sudorazione notturna, ecc) più intensi.Nel 60% dei casi aumenta anche la tendenza al sovrappeso, perché il grasso permette all'organismo di trattenere più a lungo gli estrogeni.Ossa, cuore e vasi sanguigni sono le strutture che risentono di più di queste condizioni.Durante la menopausa possono verificarsi, anche quando il ciclo è scomparso, perdite ematiche. In genere si tratta di un disturbo transitorio, ma che è sempre bene portare all’attenzione del ginecologo per un approfondimento diagnostico per mezzo di una isteroscopia e di un eventuale esame istologico. Potrebbero infatti essere la spia della presenza di un polipo, di un fibroma o di ispessimento della parete dell’endometrio.Se i sintomi della menopausa interferiscono con il lavoro, le relazioni e la vita di coppia è possibile sottoporsi a un trattamento a base di estrogeni, a volte associati a progestinici.Si tratta della terapia ormonale sostitutiva, costituita da pillole, cerotti, gel o spray che, correggendo gli squilibri ormonali, contrastano i disturbi associati al climaterio. Questi trattamenti devono essere prescritti dal medico.La terapia ormonale sostitutiva deve essere infatti personalizzata, individuando caso per caso la formulazione, la via e la durata di somministrazione più adatte ed è tanto più efficace quanto prima viene iniziata. In genere è consigliata solo alle donne che presentano sintomi vasomotori rilevanti e invalidanti, come le vampate, che spesso interferiscono con qualità e durata del sonno.La durata della terapia ormonale sostitutiva è di circa 5 anni, se protratta più a lungo può essere causa di un lieve aumento del rischio di andare incontro a tumori del seno. Per questa stessa ragione è sempre sconsigliata alle donne che hanno avuto una diagnosi di tumore o quelle con familiarità importante per questa malattia.Da alcuni anni in ginecologia sono disponibili nuove molecole utili a contrastare le conseguenze della menopausa a livello genitale, migliorando lubrificazione ed elasticità dei tessuti.Calcio, vitamina D attivata e bifosfonati possono invece aiutare a contrastare l'osteoporosi, mentre la clonidina trasndermica, i progestinici e i fitoestrogeni ricavati dalla soia e dal trifoglio rosso sono farmaci complementari alla terapia ormonale sostitutiva.Infine, alcuni antidepressivi possono tenere sotto controllo le vampate e il testosterone può essere utilizzato per aumentare la libido e migliorare l'umore. Per esempio, per contrastare i sintomi legati alla sfera genitale possono essere prescritte terapie locali con creme a base di questo ormone.Alle terapie farmacologiche è comunque opportuno affiancare un adeguato stile di vita, che preveda una dieta sana e bilanciata e una regolare attività fisica, evitando il fumo di sigaretta o il consumo di quantità eccessive di alcol. 

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