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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

Ansia, molto più comune di quanto pensi nel post-covid

A tutti può capitare di provare una sensazione di tensione e ansia che, se dettate da precise motivazioni, restano transitorie e non rappresentano una minaccia, anzi si rivelano persino utili per gestire situazioni stressanti. Discorso diverso meritano invece gli attacchi d’ansia che insorgono senza una reale motivazione, determinando reazioni di allerta e paura spropositate ed eccessive rispetto alla situazione reale.Cosa sono gli attacchi di ansia e quali sono i sintomiL’ansia patologica compromette in maniera più o meno rilevante il funzionamento psicologico della persona. Gli attacchi d’ansia possono essere scatenati da una fobia oppure essere il segnale di un’ansia generalizzata. Gli stati ansiosi si possono presentare con una vasta gamma di sintomi che vengono raggruppati in due categorie principali: cognitivi e fisici o somatici, legati all’attivazione del sistema nervoso autonomo che non è sotto il controllo della volontà della persona.I sintomi cognitivi più tipici comprendono:    sensazione crescente di allarme e pericolo    senso di vuoto mentale    paura di impazzire    paura di morire    evitamento della situazione temuta    incapacità di rilassarsi    paura di perdere il controllo    apprensione    inquietudine    irritabilità    sensazione di irrealtà (derealizzazione) e quella di sentirsi distaccati da se stessi (depersonalizzazione)    disturbi della memoria    difficoltà di concentrazione.I sintomi fisici che possono caratterizzare un attacco d’ansia sono molto vari. Tipici sono:    battito cardiaco accelerato    tremori, brividi o al contrario vampate di calore    formicolio a parti del corpo    fastidio al petto    respiro corto (dispnea)    insonnia e stanchezza per la deprivazione di sonno    nausea    dolore muscolare    disturbi addominali    vertiginiCause più diffuse degli attacchi d’ansiaNon esiste una causa singola alla base degli attacchi d’ansia che, in genere, nascono da un mix di fattori predisponenti ed esperienze di vita. Per esempio si è visto che chi soffre d’ansia, in media ha sperimentato eventi traumatici durante l’infanzia con maggiore frequenza rispetto a chi non ha questo problema. Anche un inadeguato superamento dell’attaccamento alla madre può avere un ruolo. Una mamma che trasmette al proprio piccolo segnali d’ansia, a volte già a partire dalla gravidanza e quindi dalla vita intrauterina, rischia di non farlo sentire protetto e rassicurato e di comprometterne l’autonomia, favorendo lo sviluppo di ansie e fobie. Gli attacchi d’ansia sono inoltre più frequenti in persone inibite nelle relazioni sociali e timide in situazioni nuove. Ma sembra che abbia un ruolo anche la genetica: spesso chi soffre di disturbi d’ansia ha una storia familiare di attacchi d’ansia o depressione o di altre patologie psichiatriche.Gli attacchi d’ansia si possono manifestare per motivi molto diversi. Secondo il DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association, i disturbi d’ansia comprendono, oltre al disturbo d’ansia generalizzata, anche altre forme, come:    il disturbo da attacchi di panico e/o agorafobia    le fobie specifiche    l’ansia da separazione    il disturbo ossessivo compulsivo    la fobia sociale    il disturbo post-traumatico da stressIn presenza di una fobia specifica, ovvero una paura irrazionale marcata, persistente e sproporzionata nei confronti di qualcosa (aereo, sangue, gatti, ragni, insetti in generale, spazi chiusi, ecc.), l’attacco d’ansia si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, vertigini, sensazione di soffocamento fino ad arrivare allo svenimento. Il soggetto, pur rendendosi spesso conto dell’irrazionalità della propria paura, non riesce ad affrontarla e tende ad evitare le situazioni che potrebbero rivelarsi a rischio.L’ansia da separazione deriva dalla paura di perdere una figura significativa, senza la quale si teme di non riuscire a vivere.Gli attacchi di panico, invece, sono episodi di terrore improvviso e inaspettato, soprattutto la prima volta. La paura della paura che ne deriva può innescare un circolo vizioso e dare il là all’agorafobia, ovvero l’ansia che deriva dallo stare in luoghi o in situazioni nelle quali la persona ha la sensazione di non poter essere aiutata in caso di bisogno, o comunque dalle quali crede di non riuscire a trovare una via di fuga. Chi l’ha sperimentata una volta tende poi a temere di tornare dove è avvenuto l’attacco d’ansia, e così il disturbo può causare instabilità emotiva e limitare fortemente l’autonomia. L’attacco si presenta con crisi di panico, paura immotivata, dispnea, palpitazioni (come se il cuore saltasse un battito o battesse troppo in fretta, tanto da dare l’idea di avere un infarto) confusione mentale e senso di catastrofe imminente.Nel disturbo d’ansia sociale, il soggetto sperimenta l’eccessiva paura di essere osservato e giudicato in modo negativo. Nelle situazioni sociali, per esempio se occorre parlare in pubblico, l’attacco d’ansia si manifesta tipicamente con sudorazione, tremore, aumento della frequenza cardiaca e agitazione. L’ansia sociale è anche un’ansia da prestazione, molto presente nei disturbi sessuali. Una particolare forma di ansia sociale è il mutismo selettivo che riguarda soprattutto i bambini, anche molto piccoli, ed è caratterizzato da una persistente incapacità di parlare in particolari situazioni.ll disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato da ossessioni, ovvero pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che innescano attacchi d’ansia, disgusto e senso di colpa. Per rassicurarsi e gestire il proprio disagio emotivo, il malato diventa compulsivo, ovvero inizia a mettere in atto comportamenti ripetitivi (come controllare, ordinare ecc.) o azioni cognitive (pregare, ripetere formule, contare). La persona che soffre di ansia generalizzata sperimenta infine un costante stato d’ansia più che attacchi d’ansia circoscritti. Il malessere dell’individuo si manifesta tipicamente sia con sintomi somatici sia con sintomi cognitivi.  Il disturbo può facilmente essere accompagnato da depressione e portare a un abuso di alcol, caffeina e altre sostanze.Come affrontare gli attacchi d’ansiaI pazienti con disturbi d’ansia spesso si rendono conto di avere preoccupazioni eccessive e inappropriate, ma non riescono a venirne a capo. Prima di chiedere aiuto, si sottopongono a innumerevoli visite mediche, in quanto possono soffrire anche di ipocondria. Pensano infatti che i disturbi che avvertono possano essere legati a malattie “fisiche”, più “facili” da ammettere con se stessi di un problema mentale.Gli attacchi d’ansia patologici non possono essere autogestiti. Al contrario occorre un intervento professionale, per esempio di uno psicologo o uno psichiatra, che possa aiutare in primis a inquadrare e diagnosticare il problema specifico e quindi ad avviare il trattamento più adatto.La sfida è aiutare il paziente a tollerare il presente, a vivere le emozioni senza credere che tutto influenzerà il domani in modo negativo.Curare gli attacchi d’ansiaNon di rado chi presenta attacchi d’ansia ricorre al “fai da te”, assumendo ansiolitici al bisogno o altre terapie, “alternative” e non, che però rischiano di causare più danni che benefici. Spesso chi soffre d’ansia preferirebbe curare gli attacchi senza ricorrere a farmaci, temendo effetti collaterali. Va però detto che i farmaci non hanno effetti a lungo termine sul cervello come molti temono e, se usati sotto controllo medico, permettono di ottenere buoni risultati.Gli attacchi d’ansia si possono contrastare agendo però su diversi fronti e non solo su quello farmacologico. L’intervento di uno psicoterapeuta può essere per esempio di grande aiuto e possono giovare anche le tecniche di rilassamento, respirazione e meditazione, l’ipnosi, il biofeedback e gli esercizi di training autogeno. La terapia cognitivo comportamentale, in particolare, si propone di aiutare i pazienti a individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni e stimoli più funzionali. Per quanto riguarda le terapie farmacologiche si usano soprattutto antidepressivi e ansiolitici.Gli antidepressivi più utilizzati sono gli inibitori della ricaptazione della serotonina (Ssri) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (Srni). Sebbene siano classificati come farmaci antidepressivi, diversi studi hanno evidenziato che sono molto validi contro il disturbo d’ansia generalizzata e altre forme di ansia. Gli antidepressivi non sono efficaci subito, di solito occorrono alcune settimane, e non sono nemmeno curativi in quanto alla loro sospensione potrebbero ricomparire gli attacchi d’ansia.Gli ansiolitici, in particolare le benzodiazepine, vengono utilizzate soprattutto in emergenza, quando si verifica l’attacco di panico, perché agiscono in fretta. Tuttavia, conviene non ricorrervi in modo continuativo perché possono causare dipendenza in quanto la loro sospensione potrebbe determinare sintomi cosiddetti “di rimbalzo”.Come prevenire gli attacchi d’ansiaPer evitare che l’ansia fisiologica che tutti noi possiamo provare si trasformi in una patologia vera e propria è importante avere uno stile di vita salutare. Tanti piccoli accorgimenti, se introdotti nella propria routine, possono rivelarsi grandi alleati per tutti, giovani e anziani. Tra le principali buone abitudini anti-ansia ci sono:    praticare un hobby    mantenere un’attività sociale con persone con le quali ci si incontra periodicamente    ritagliarsi uno spazio in casa per riposare e dedicare del tempo a se stessi    stare a contatto con la natura    fare una regolare attività fisica che stimoli la produzione di endorfine    mantenere il peso nella norma    praticare qualche tipo di rilassamento profondo    avere un’alimentazione corretta e bilanciata    non fumare.

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Prurito da allergia

Si parla sempre più spesso di allergia alimentare, una reazione anomala del nostro sistema immunitario in seguito all’introduzione di quantità anche minime di un componente di un alimento (il cosiddetto allergene) normalmente innocuo.Queste reazioni si manifestano con molta rapidità dopo l’ingestione dell’allergene, con una sintomatologia acuta, talvolta anche violenta, caratterizzata da prurito, eruzioni cutanee e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie e perfino lo shock anafilattico.La sequenza di eventi è innescata dalla produzione di anticorpi (immunoglobuline E, IgE), che segue l’introduzione di una sostanza che viene considerata “tossica” dal nostro sistema immunitario anche se, in realtà, non lo sarebbe.Il legame tra lo specifico allergene e gli anticorpi provocano il rilascio di istamina, che causa i sintomi tipici della reazione allergica, tra cui anche il prurito. Visto che la comparsa di questi disturbi segue molto rapidamente l’introduzione dell’allergene, è piuttosto facile associare i due eventi.Nella maggior parte di casi la sintomatologia viene alleviata attraverso l’assunzione di antistaminici o cortisonici.Chiazze arrossate e pruriginose? Spesso è intolleranzEsiste però anche un’altra condizione, meno violenta e pericolosa (non induce mai shock anafilattico), ma decisamente più insidiosa, che può essere alla base di disturbi cutanei: l’intolleranza alimentare.Si tratta anche in questo caso di reazioni anomale a sostanze che ingeriamo, le cui manifestazioni non sono istantanee, ma si fanno evidenti dopo un periodo più o meno lungo.In questi casi il nostro sistema immunitario, sebbene consideri erroneamente la sostanza come “nociva”, non la associa a un pericolo immediato e non ritiene, quindi, di dover scatenare la produzione di immunoglobuline E.In compenso, viene indotto comunque uno stato infiammatorio dose-dipendente (ovvero che aumenta all’aumentare della quantità di allergene introdotta) che l’organismo riesce a tollerare per un po’ di tempo, per poi manifestarsi con una serie di sintomi. Tra questi malessere e, soprattutto, disturbi digestivi come diarrea, gonfiore addominale, che siamo abitati ad associare alle intolleranze.Meno ovvio e conosciuto è, invece, il legame con problemi cutanei, come la dermatite, ma se cuoio capelluto, mani, pieghe tra le dita, gomiti e arti inferiori si coprono di chiazze rossastre, desquamate e pruriginose, la colpa potrebbe proprio essere di un’intolleranza alimentare.In questi casi è d’aiuto rivolgersi al proprio medico per valutare la necessità di sottoporsi a un test per indagare tale evenienza; nel caso dovesse risultare positivo, la soluzione è eliminare dalla propria tavola la sostanza incriminata.Per le intolleranze il “divorzio” dall’alimento non è peSe, dopo aver eliminato dalla dieta l’alimento incriminato, la sintomatologia si riduce e scompare non è detto che vi si debba rinunciare definitivamente.Una volta smaltito dall’organismo l’accumulo di sostanze che il nostro corpo ha ritenuto dannose e che hanno indotto, nel tempo, i fenomeni infiammatori, sarà possibile reintrodurre l’alimento con una certa moderazione e con gradualità, prestando attenzione all’eventuale ricomparsa di sintomi.Altrettanto importante è sia non esagerare nell’assunzione di quello specifico cibo, sia ripristinare l’integrità della mucosa intestinale che potrebbe aver perso la sua funzione di barriera selettiva permettendo a macromolecole alimentari di venire a contatto con il sistema linfatico e sanguigno innescando la reazione del sistema immunitario.

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Macchie sul viso

Arrossamento, prurito, bruciore ed eruzioni cutanee di vario tipo sul viso possono essere causati da un’allergia cutanea, ma anche da disturbi di altra natura.Ai farmaci, ai cosmetici, agli alimenti, agli insetti. Il numero e il tipo di sostanze innocue per la maggior parte delle persone verso le quali l’organismo di un singolo individuo può reagire in modo abnorme scatenando un’allergia sono pressoché infiniti. Non perché tutto sia potenzialmente dannoso, ma perché qualsiasi composto estraneo all’organismo può essere ritenuto erroneamente tale dal sistema immunitario e mal tollerato.Arrossamenti ed eruzioni cutanee, come papule e pomfi sul viso, sono alcuni dei segni più caratteristici della reazione allergica: imparare a riconoscerli e a individuarne la causa è fondamentale per prendere contromisure appropriate ed evitare che il fastidio si ripeta.Possibili cause delle macchie sul visoIn relazione alle condizioni ambientali, all’età e alle caratteristiche cutanee e vascolari individuali, sul viso possono comparire macchie di vario tipo, in modo più o meno repentino e persistente.Quelle potenzialmente riferibili a un’allergia tendono a manifestarsi immediatamente dopo o comunque entro poche ore dall’esposizione al composto allergizzante (antigene) e ad attenuarsi progressivamente dopo che lo stesso composto è stato allontanato, ripresentandosi poi a ogni esposizione successiva.A scatenare rossore ed eruzioni cutanee sul volto può essere una crema idratante o una protezione solare, oppure prodotti per la detersione, fluidi struccanti, protezioni solari, agenti esfolianti e prodotti anti-aging, profumi, preparati erboristici oppure farmaci applicati localmente o assunti per bocca (in particolare, antibiotici della famiglia delle penicilline e antinfiammatori non steroidei) o alimenti.Tra i cibi a maggior rischio vanno ricordati, in particolare, frutta secca (soprattutto arachidi e nocciole), pesce, molluschi e crostacei (o contaminanti accidentalmente presenti al loro interno), soia, latticini e uova.Anche alcuni materiali posti temporaneamente a contatto con la cute di viso e collo (anche per periodi brevi) possono scatenare reazioni locali impreviste, talvolta molto intense. In questo caso, si parla di dermatiti allergiche da contatto e a scatenarle possono essere orecchini, collane o piercing contenenti nichel o altri composti ai quali si è soggettivamente sensibili, dispositivi in lattice, tessuti colorati (in particolare, in blu e nero) ecc.Un’allergia al veleno di insetti comporta, invece, intenso gonfiore, calore, bruciore, arrossamento e dolore in corrispondenza della puntura e delle zone circostanti. In caso di spiccata sensibilità, a prescindere dal punto esatto in cui è stato inoculato il veleno, il gonfiore può estendersi a tutto il volto, alla bocca e alla gola, fino a impedire di respirare: in questi casi, si parla di reazione anafilattica e per evitare gravi conseguenze va contattato immediatamente il Pronto soccorso.Quando è in gioco una reazione allergicaIn generale, quando è realmente in gioco un’allergia, oltre all’arrossamento, sono presenti anche prurito e gonfiore di grado variabile. Questo trittico di sintomi si osserva soprattutto in caso di allergie ad alimenti e a farmaci e, spesso, coinvolge anche la zona delle labbra, della bocca e degli occhi.Quando si tratta di dermatite allergica da contatto, invece, il gonfiore può essere minimo, ma se la reazione è molto intensa in corrispondenza della cute infiammata possono svilupparsi lesioni squamose e papule traslucide piene di liquido che poi si trasformano in piccole croste. La dermatite allergica da contatto, spesso, da luogo a manifestazioni cutanee molto caratteristiche che riproducono fedelmente sulla cute la forma dell’oggetto responsabile dell’allergia.Altri tipi di macchie del viso apparentemente simili all’allergia possono, in realtà, dipendere da disturbi diversi, spesso caratterizzati da una predisposizione genetica e da una componente autoimmunitaria, nella quale l’organismo reagisce contro alcune parti di se stesso anziché contro agenti esterni. Le condizioni di questo tipo più frequentemente associate ad arrossamenti, irritazione ed eruzioni cutanee a livello del volto sono la dermatite atopica (eczema), il lupus eritematoso sistemico (LES) e la rosacea. In altri casi si può trattare di dermatite seborroica, che è caratterizzata da un’eccessiva secrezione di sebo e si manifesta con desquamazione della pelle e presenza di squame giallastre.  Per non confondere questi disturbi con un’allergia, è bene ricordarne le rispettive caratteristiche:Dermatite atopicaSi localizza principalmente intorno alle labbra, sulle guance, sul mento, sulla fronte e ai lati del collo, e, di solito, interessa anche altre parti del corpo; inoltre, la malattia interessa soprattutto i bambini, ha un andamento ricorrente e nelle fasi acute può essere associata a una sintomatologia caratterizzata da prurito intenso, desquamazione della cute o presenza di papule traslucide e leggero gonfiore. Per contrastarla è necessario garantire un’adeguata idratazione, in quanto la secchezza cutanea è uno dei fattori scatenanti.Dermatite seborroicaSi manifesta tipicamente a livello di cuoio capelluto e sopracciglia, nella zona centrale del viso (in particolare fronte, lati del naso e mento), dietro le orecchie, nei padiglioni auricolari e nel condotto uditivo esterno. Può causare un fastidioso prurito, che può indurre complicanze da grattamento, come lesioni o infezioni da parte di batteri. Ha un andamento cronico-recidivante, con fasi di remissione che si alternano a riacutizzazioni dei sintomi.LESDà luogo a una classica macchia arrossata “a farfalla”, distribuita sulle guance, sul naso e, talvolta, sulle palpebre e interessa principalmente le donne in età fertile; la malattia si associa tipicamente a stanchezza, dimagrimento, dolori articolari, febbricola, mal di testa e confusione mentaleRosaceaDetermina un arrossamento delle guance e del naso, spesso, associato a capillari superficiali in evidenza e a eruzioni cutanee simili ad acne; il disturbo interessa soprattutto le donne dopo i 30-35 anni con con pelle del viso chiara e delicata e fumatrici e può essere causata da squilibri ormonaliOltre all’aspetto delle macchie, il criterio principe per capire se si tratta di allergia sono le modalità di insorgenza. Affinché si instauri una reazione allergica è, infatti, sempre necessaria l’esposizione al composto a rischio e l’intervallo di tempo tra quest’ultima e la comparsa delle chiazze sul viso è di alcuni minuti (quando è in gioco un meccanismo mediato dalle immunoglobuline di tipo E, IgE) o di alcune ore/giorni (quando il meccanismo è non-IgE-mediato).Il primo trattamento della dermatite allergica da contatto consiste nell’evitare appunto il contatto con la sostanza che provoca la reazione allergica cutanea. Per avere la conferma che si soffre di allergia nei confronti di uno o più composti e individuare l’allergene responsabile, oltre a riconoscere la correlazione tra esposizione e reazione cutanea, è utile effettuare test allergologici cutanei (Prick test): una valutazione generalmente innocua che prevede l’inoculo sottocute di piccole quantità di una serie di composti a rischio, attraverso aghi sottili o piccoli graffi superficiali. Se è presente allergia verso una certa sostanza, la cute in quel punto andrà incontro a una reazione infiammatoria.I test cutanei non sono infallibili e, talvolta, segnalano come allergeni anche composti che in realtà non lo sono (falsi positivi), ma sono utili per orientarsi e intraprendere interventi per la prevenzione di ulteriori manifestazioni allergiche. Il primo tra questi è stare il più possibile lontani dalle sostanze a rischio. A seguire, quando possibile, si può cercare di desensibilizzare l’organismo dagli allergeni, per esempio con l’immunoterapia (somministrazione ripetuta di dosi calibrate di estratto di allergene) oppure con una strategia combinata di allontanamento e riesposizione graduale alla sostanza critica.Per placare una manifestazione allergica cutanea acuta, in genere, si usa una crema a base di corticosteroidi (come per esempio il cortisone) per alcuni giorni, ma quando la zona interessata è il viso questo tipo di preparati è preferibilmente da evitare. In alternativa, per ottenere sollievo possono essere utili creme o gel emollienti e calmanti contenenti lipidi lamellari simili a quelli naturali presenti nelle cellule dell’epidermide e composti prebiotici che contribuiscono a rigenerare la barriera cellulare epidermica, a ripristinare l’equilibrio cutaneo e a ridurne la reattività. Queste creme sono indicate anche per la pelle con la dermatite atopica, sia negli adulti sia nei bambini. 

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