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Farmacia Antiche Terme snc

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I consigli del farmacista

Alopecia: non è un tabù!

Il termine alopecia descrive un sintomo e non una particolare malattia. Di per sé indica la perdita e mancata ricrescita di capelli (o peli) in un’area dove sono normalmente presenti.I capelli hanno un ciclo di vita costituito da tre fasi, regolate dall’attività del follicolo pilifero (la struttura contenuta nello spessore della cute da cui originano le cellule che determinano l’accrescimento del pelo):Anagen DESCRIZIONE:Periodo di proliferazione delle cellule del follicolo DURATA:2-7 anni (la durata è influenzata da fattori ormonali e da fattori ereditari e di solito più lunga nelle donne che negli uomini);Catagen DESCRIZIONE:Periodo di graduale arresto dell’attività follicolare DURATA:2-3 settimaneTelogen DESCRIZIONE:Periodo di riposo assoluto del follicolo precedente la caduta del pelo DURATA:2-3 settimaneDopo la caduta del pelo, alla fine della fase telogen, il follicolo rimasto vuoto si riattiva dando inizio a una nuova fase anagen per generarne un altro.Nell'uomo, a differenza di quanto avviene in altri mammiferi nei quali periodicamente si verifica il rinnovamento di buona parte del mantello pilifero, questa evoluzione ciclica non è sincrona, quindi ogni pelo cresce indipendentemente dagli altri: per quanto riguarda i capelli, in condizioni normali l'80-90% del totale è in fase anagen, l'1% circa in fase catagen e il 10-20% in fase telogen.Qualsiasi fattore che interferisca con la sequenza di queste fasi e soprattutto con l’attività proliferativa dei follicoli può alterare il fisiologico equilibrio tra caduta e ricrescita dei capelli.CauseA determinare uno squilibrio tra caduta e crescita dei capelli possono essere fattori diversi: la fisiologica involuzione dei follicoli piliferi dell’età avanzata, l’effetto degli ormoni sessuali maschili, una predisposizione genetica, condizioni di stress fisico o psichico, alterazioni infiammatorie della cute del cuoio capelluto, alcune malattie sistemiche, l’effetto di alcuni farmaci, carenze nutrizionali, l’esposizione a sostanze tossiche, fattori meccanici.Le forme cliniche più frequenti sono:    l’alopecia androgenetica, che è caratterizzata dall’accorciamento della fase anagen a carico della maggior parte dei follicoli delle aree interessate, con produzione di capelli che non crescono e passano rapidamente in fase telogen; dipende da un aumentato effetto degli ormoni maschili a livello follicolare mediato da una predisposizione genetica    il telogen effluvium, che è caratterizzato da un rapido aumento dalla proporzione di capelli in fase telogen, e quindi da una perdita molto superiore al normale; è legato a stress fisici o psichici o a gravidanza/parto (in forma acuta), a disfunzioni tiroidee, carenze nutrizionali (in forma cronica)    l’anagen effluvium, che è caratterizzato da una drastica riduzione dell’attività proliferativa dei follicoli, e quindi da una mancata ricrescita; può essere causato da chemioterapia, radioterapia, esposizione a sostanze tossiche    l’alopecia areata, che è caratterizzata da una disfunzione dei follicoli dipendente da un processo infiammatorio localizzato, ed è spesso di origine autoimmune.SintomiNell’alopecia androgenetica, detta anche calvizie comune, la presentazione clinica è un po’ diversa nei due sessi.Negli uomini, che ne sono colpiti molto più frequentemente, le aree interessate inizialmente sono di solito quelle fronto-temporali (con formazione della classica “stempiatura”) e il vertice, ma i pattern di diradamento possono anche variare da soggetto a soggetto, l’esordio è quasi sempre precoce (intorno ai 30 anni) e la progressione più rapida.Nelle donne, che ne sono colpite in minor misura e spesso in concomitanza con condizioni di squilibrio ormonale che comportano una diminuzione dell’attività degli estrogeni a favore di quella degli ormoni androgeni (gravidanza, menopausa, ovaio policistico, assunzione di contraccettivi orali), il diradamento è tendenzialmente localizzato nelle aree centrali della testa (vertice, fronte), si instaura più lentamente e progredisce in modo più graduale.Spesso, ma non è una regola, l'alopecia androgenetica si accompagna a un aumento della secrezione sebacea (seborrea) e a una desquamazione fine della cute (forfora).Nelle forme di effluvium, in cui l’evento più eclatante è l’aumento del numero di capelli che cadono quotidianamente, il diradamento può interessare qualsiasi area della testa ed è solitamente diffuso, si instaura gradualmente o improvvisamente e progredisce in modo acuto oppure cronico a seconda della causa (evento stressante, malattia sistemica, farmaci, sostanze tossiche, ecc).Nelle forme di anagen effluvium la caduta dei capelli è generalmente molto più rapida e, in assenza di ricrescita, si può arrivare alla perdita completa della chioma.L’alopecia areata si presenta tipicamente con un'improvvisa caduta dei capelli in piccole chiazze ben delimitate di forma rotondeggiante che possono essere distribuite ovunque, ma più spesso si localizzano nelle regioni temporali e occipitale, cioè ai lati e alla nuca.Questa forma può colpire entrambi i sessi e tutte le fasce di età, anche se è rara dopo i 60 anni. La progressione con interessamento della maggior parte o di tutto il cuoio capelluto è un’evenienza sporadica, purtroppo più frequente quando la malattia esordisce prima della pubertà.Le forme di alopecia sono suscettibili di guarigione, con ricrescita dei capelli nelle aree interessate, a seconda della causa e dell’evento scatenante.Solo nell’alopecia androgenetica maschile legata a fattori costituzionali il processo di involuzione dei follicoli piliferi, che porta alla graduale riduzione della chioma, è irreversibile, anche se può essere in parte contrastato con alcuni farmaci. Nelle altre forme, invece, la rimozione della causa (stress, farmaci, esposizioni tossiche, ecc) o il controllo della malattia di base consentono ai follicoli temporaneamente disfunzionali di riprendere l’attività proliferativa.DiagnosiLa valutazione di una forma di alopecia implica innanzitutto una visita dermatologica e l’esecuzione di esami tricologici specifici, che consentono di valutare in un campione di capelli lo stadio evolutivo prevalente ed eventuali alterazioni strutturali degli steli e dei bulbi piliferi.Successivamente, a seconda di quale si ipotizza essere la causa dell’alopecia, possono essere necessari alcuni esami di laboratorio mirati (dosaggi ormonali, dosaggi di vitamine e minerali, esami ematologici, protidogramma, indici infiammatori, esami immunologici, ecc).TrattamentoLa cura dell’alopecia parte ovviamente dal trattamento o correzione delle cause quando queste sono identificabili in una malattia, un processo infiammatorio, uno squilibrio ormonale, una terapia farmacologica, una carenza di nutrienti, ecc.Nell’alopecia androgenetica maschile è possibile intervenire, purché in uno stadio iniziale o intermedio, rallentando la perdita dei capelli con alcuni farmaci: minoxidil, utilizzato in somministrazione locale, che ha un effetto stimolante sul follicolo pilifero, o finasteride (e molecole simili) da assumere per bocca, che blocca l’eccessiva produzione di metaboliti del testosterone a livello del follicolo.Nell’alopecia androgenetica femminile possono essere consigliati anche preparati a base di progestinici o estrogeni per uso topico.La terapia dell'alopecia areata prevede l'impiego di farmaci che contrastano il processo immunitario che la determina, come i corticosteroidi, in applicazione locale o, se necessario, per via sistemica.Una serie di preparati a base di estratti vegetali dotati di vari effetti (stimolante sul microcircolo, astringente, seboregolatore, antisettico, antinfiammatorio) possono essere utili come coadiuvanti per uso locale.Sono in fase di studio alcuni altri farmaci e derivati vegetali dotati di effetto antiandrogeno già in uso con altre indicazioni, come l’acido azelaico (impiegato nella cura dell’acne) o l’estratto di Serenoa repens (impiegato nel trattamento dell’ipertrofia prostatica), e anche l’associazione di zinco e vitamina B6.

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Il mio bambino ha il raffreddore: che fare?

Contro il raffreddore, purtroppo, non c’è un’arma preventiva, come per esempio il vaccino per l’influenza.Non esiste perché i virus che lo causano sono numerosissimi e si modificano molto in fretta, impedendo al sistema immunitario di allestire difese efficaci e durature. Ma non è il caso di disperare.Se si ha la tendenza a soffrire spesso di raffreddore, magari associato a mal di gola, tosse, mal d’orecchio e un po’ di febbre, un prezioso aiuto può venire dall’acqua di mare. O meglio da soluzioni fisiologiche sterili che ne contengono quantità calibrate.Soluzioni isotoniche per le mucoseL’acqua di mare è una soluzione ipertonica, cioè con un elevato contenuto di sali. Questo tipo di soluzione può essere impiegata per lavaggi nasali, ma ha un effetto irritante per le mucose (brucia).Meglio allora ricorrere a soluzioni di acqua marina rese isotoniche, ovvero soluzioni con un contenuto di sali ridotto, così da non essere irritanti ed evitare quella fastidiosa sensazione di bruciore quando impiegate.Di seguito le principali differenze fra le soluzioni ipertoniche e isotoniche:Soluzione isotonicaConcentrazione salina - 0,9%Funzione - Decongestiona e umidifica le mucose e fluidifica le secrezioni nasali e bronchialiSoluzione ipertonica Concentrazione salina - 3%Funzione - Permette di richiamare per osmosi l’acqua in eccesso contenuta nelle cellule edematose, aiutando così a rimuovere il muco ispessitoInalate sotto forma di aerosol, le soluzioni isotoniche realizzate a partire dall’acqua di mare portano a contatto delle superfici infiammate di naso e gola una miscela di sali minerali unica per composizione e proprietà, in grado di decongestionare e umidificare le mucose e di fluidificare le secrezioni nasali e bronchiali, favorendone l’eliminazione.Numerosi studi scientifici condotti negli anni hanno dimostrato che i lavaggi nasali effettuati con soluzioni isotoniche (ossia caratterizzate da una concentrazione di sali minerali uguale a quella presente nei tessuti dell’organismo), sono in grado di rimuovere le secrezioni in eccesso, che ostruiscono le fosse nasali e che aiutano a trattenere nel naso i virus responsabili del raffreddore.Lavaggi nasali e aerosol effettuati con soluzioni isotoniche all’acqua di mare, acquistabili in farmacia senza ricetta medica, sono un rimedio adatto in adulti e bambini fin dai primi anni di vita, in quanto ben tollerati e privi di controindicazioni in soggetti che non presentino patologie respiratorie croniche specifiche (in chi soffre di asma o fibrosi cistica, invece, prima di effettuarlo è sempre preferibile chiedere l’opinione del medico).Oltre a favorire la guarigione da episodi acuti di raffreddore e alleviarne i sintomi in caso di influenza con rinorrea e/o infiammazione della gola o dell’orecchio, effettuare regolarmente ogni giorno lavaggi nasali e aerosol addizionati di soluzioni isotoniche all’acqua marina rappresenta un’utile strategia per prevenire disturbi respiratori di vario tipo e ridurne la frequenza, soprattutto nei bambini.Le soluzioni isotoniche possono essere utilizzate con qualunque apparecchio per aerosol e il trattamento inalatorio può essere ripetuto più volte al giorno, in relazione alle necessità e all’entità del disturbo respiratorio.Se ad avere bisogno delle inalazioni è un bambino, l’ideale è proporre l’aerosol sotto forma di gioco per fargli prendere confidenza con lo strumento e rendere divertente un’esperienza talvolta non amata.Per esempio, si può simulare una missione spaziale o un’esplorazione subacquea e coinvolgere nell’avventura anche la bambola o l’orsacchiotto preferito. Senza dimenticare qualche coccola gratificante alla fine.

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Una dieta al contrario: come prendere qualche kilo in più?

Nonostante le feste e la voglia di dimagrire, c'è anche chi necessita di aumentare il proprio peso; come per i regimi dimagranti, però, è fondamentale seguire le indicazioni di un nutrizionista, perché l’aumento di peso non si trasformi in un boomerang.Quando può servire una dieta per ingrassare«Più che di dieta ingrassante è corretto parlare di dieta per l’aumento di peso, perché il vero obiettivo non è aumentare esclusivamente la massa grassa, ma occorre piuttosto puntare a incrementare soprattutto quella magra, cioè la massa muscolare» spiega Diana Scatozza, medico, specialista in scienza dell’alimentazione e farmacologia. «Certo, anche il tessuto adiposo è importante, ma senza eccesso, altrimenti si finisce per aumentare non solo il peso, ma anche una serie di rischi per la salute, a partire da quello cardiovascolare».«Fatta questa doverosa precisazione, una dieta per incrementare il peso è necessaria, in generale, in chi è sottopeso, cioè con un indice di massa corporea inferiore a 18» ricorda l’esperta.L’indice di massa corporea (o BMI, body mass index) è un calcolo matematico che si ottiene dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri. Il risultato viene confrontato con una specifica tabella che permette di stabilire se ci si trova di fronte a una situazione di sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità.Sottopeso BMI < 18,9Normopeso BMI 19-24,9Sovrappeso BMI 25-29,9Obesità di primo grado BMI 30-34,9Obesità di secondo grado BMI 35-39,9Obesità estrema BMI > 40Esemplificando, per una persona che pesa 60 chili ed è alta 1,70 metri, il calcolo da fare sarà il seguente: 60/(1,70 x 1,70) = 20,76. La persona in questione risulterà quindi normopeso.Se la magrezza è spia di un problemaIl primo passo consiste nel capire se ci si trova di fronte a una magrezza costituzionale o patologica. Nel primo caso, in genere, la persona è sempre stata magra e non ha particolari problemi di salute, anche se lievemente sottopeso. Nonostante ciò può desiderare comunque di aumentare di qualche chilo la propria struttura fisica.«Quella che desta più preoccupazione è la condizione di chi è stato a lungo normopeso e poi si trova, per i motivi più diversi, ad aver perso, magari anche rapidamente, molti chili. La magrezza può essere sopravvenuta per diverse cause: può essere frutto di disturbi alimentari, oppure la conseguenza di traumi ed eventi psicologici o, ancora, essere dovuto a una patologia. Anche lo stress di un intervento chirurgico al quale non abbia fatto seguito un’adeguata pianificazione nutrizionale del post-operatorio può lasciare come esito un calo ponderale eccessivo» ricorda Diana Scatozza.Una magrezza patologica si evidenzia in genere non solo per il ridotto peso del corpo, ma anche per carenze che si riflettono per esempio sui denti, sulle unghie, sui capelli, facendoli apparire deboli e fragili. Una donna sottopeso può anche avere difficoltà ad avviare una gravidanza.«In tutti i casi in cui la magrezza non è costituzionale, diventa fondamentale rivolgersi al medico per la ricerca delle cause. Solo in funzione di queste ultime lo specialista potrà valutare come procedere: se c’è una patologia specifica, la risoluzione della stessa, quando possibile, può aiutare a recuperare la forma fisica salutare senza richiedere necessariamente un’alimentazione specifica. In altri casi, invece, può essere necessario mangiare alcuni alimenti piuttosto che altri e ricorre anche a integratori, ma si tratta di strategie che vanno assolutamente personalizzate» ribadisce la specialista.Più calorie, in modo personalizzatoPer prendere qualche chilo in più un soggetto sano deve seguire una dieta ipercalorica impostata dal nutrizionista. «Il maggiore apporto calorico deve essere proporzionato al sesso, all’età, allo stile di vita del soggetto e dovrebbe essere pari a circa un 20% in più dell’apporto calorico normalmente consigliato per la stessa persona» consiglia Diana Scatozza.Per esempio, se la dieta normocalorica per quell’individuo prevede 1.800 calorie giornaliere, per lo stesso andrà previsto un regime alimentare ipercalorico che fornisca un’energia pari a 2.160 calorie (appunto il 20% in più).Anche se si aumenta l’introito di calorie, occorre mantenere una equilibrata suddivisione dei nutrienti energetici. «In un soggetto sano è tendenzialmente meglio privilegiare un maggiore apporto di carboidrati, pari a circa il 60%: una parte viene utilizzata per avere energia, che a sua volta è necessaria per ottenere massa magra, mentre l’eccesso viene convertito in trigliceridi e, quindi, in massa grassa. I grassi, invece, non dovrebbero superare il 20% dell’apporto energetico perché, se in eccesso, finiscono subito per aumentare il tessuto adiposo senza contribuire a dare energia all’organismo. L’apporto di proteine, infine, dovrebbe essere leggermente superiore a quello di una dieta normocalorica e attestarsi attorno al 20%, affinché questi nutrienti possano essere utilizzati per formare massa muscolare» spiega la nutrizionista.Per esempio, in una dieta da 2.000 calorie al giorno, i carboidrati dovrebbero fornire 1.200 calorie (pari a circa 316 grammi, se consideriamo che un grammo di carboidrati fornisce 3,8 calorie), mentre grassi e proteine 400 calorie ciascuno, pari rispettivamente a circa 43 g di grassi (un grammo di grassi fornisce 9,3 calorie) e 100 g di proteine (un grammo fornisce 4 calorie).Un regime alimentare di questo tipo va portato avanti per il tempo necessario a guadagnare i chili che ci si è prefissati, ma sempre sotto stretto controllo medico. «Una volta raggiunto l’obiettivo, come avviene nelle diete dimagranti, con il nutrizionista bisognerà prevedere una dieta di mantenimento con una riduzione graduale dell’apporto calorico, per non tornare alla magrezza precedente e vanificare gli effetti» ricorda la dottoressa.Come regolarsi in cucinaIl principale errore che si può fare quando si vuole aumentare di peso è buttarsi sul cibo spazzatura e bevande gassate, tendenzialmente ricchi di grassi saturi e di zuccheri semplici che fanno sì ingrassare, ma in particolare incrementano il tessuto adiposo e, con esso, i problemi per la salute.«È bene, infatti, privilegiare carboidrati complessi (pasta, pane, riso) rispetto agli zuccheri semplici (dolci); grassi insaturi rispetto ai saturi (per esempio non bisogna passare al consumo di burro come condimento, ma ci si possono concedere due cucchiaini a pasto di olio extravergine d’oliva, invece di uno solo, come consigliato nelle diete normocaloriche) e, per quanto riguarda le proteine, è bene dare ampio spazio anche a quelle vegetali, che abbondano nei legumi (fagioli, ceci, lenticchie, soia, eccetera) e nei cereali, consumando la carne non più di 2-3 volte a settimana, e inserendo tra i cibi proteici anche uova, formaggi, pesce» sottolinea Nadia Scatozza.«Inoltre, non devono mancare frutta e verdura come nei regimi alimentari normocalorici, ossia almeno cinque porzioni al giorno. L’unica accortezza, in questi casi, deve essere quella di non consumare la verdura all’inizio dei pasti, perché conferirebbe una maggiore sazietà, ma consumarla come contorno».Anche nell’ambito di un regime alimentare che punta a far aumentare il peso è bene consumare cinque pasti al giorno, cioè i tre principali (colazione, pranzo, cena) più due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio. «Mangiare in questo modo, portando ogni volta in tavola un pasto con un maggiore apporto calorico rispetto al solito, ma pur sempre bilanciato nei nutrienti, permette di prendere peso consentendo però al proprio metabolismo di funzionare correttamente» conferma la nutrizionista.Volendo fare un esempio di un menù quotidiano, la colazione può prevedere pane e marmellata con tè e un cucchiaino di zucchero, oppure una tazza di latte non zuccherato con fiocchi di cereali e frutta secca. O, ancora, per chi preferisce il salato, pane e prosciutto, accompagnato da una spremuta di agrumi.Lo spuntino di metà mattina può essere fatto con un toast o una fetta di torta (se la colazione è stata dolce si può fare lo spuntino salato o viceversa).Il pranzo dovrebbe essere completo, con un primo (un etto di pasta o di riso), un secondo ai ferri (carne o pesce) con contorno di verdura o delle uova sode.A metà pomeriggio ci si può concedere una macedonia di frutta con lo yogurt oppure una banana o una tartina con prosciutto.Infine, anche la cena dovrebbe essere completa: si può sostituire il primo con 100-150 grammi di pane o di patate da associare a un piatto proteico e alle verdure oppure optare per un piatto unico di cereali e legumi (come riso e piselli, pasta e fagioli) che forniscono tutti gli aminoacidi essenziali, sempre completato dalla verdura.Non rinunciare allo sportIl pensiero che fanno molti tra coloro che vogliono aumentare di peso è che la via da seguire sia quella della sedentarietà, ritenendo, per errore, che fare fitness e movimento faccia inevitabilmente bruciare le calorie introdotte con l’alimentazione e non aiuti a ingrassare.«L’attività fisica è invece fondamentale: con l’alimentazione introduciamo più proteine, ma è attraverso l’esercizio fisico e l’attività muscolare che stimoliamo la formazione di massa magra a scapito di quella grassa» ricorda l’esperta. «Non bisogna però puntare su un’attività aerobica intensa, ma preferirla di grado moderato e associare attività in palestra dedicate al potenziamento muscolare (per esempio esercizi con piccoli pesi)». Anche in questo caso è opportuno farsi seguire da un personal trainer.

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